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Carceri, Mele: detenuti senz’acqua, cure sanitarie inadeguate, diritti ancora negati. Dalla politica nessuna risposta

Non nasconde la propria delusione il garante regionale dei detenuti Carlo Mele. A rispondere al suo appello alla politica, in occasione della giornata di mobilitazione promossa dalla Conferenza dei garanti delle persone private della libertà, all’assunzione di responsabilità sulla condizione dei detenuti nelle carceri solo i due consiglieri regionali Livio Petitto e Vincenzo Ciampi.  Mele spiega come “L’idea era quella di avviare un confronto con la politica ma è triste dover constatare che pochi hanno risposto al nostro appello. Non si tratta solo di sovraffollamento o delle condizioni in cui vivono i detenuti ma anche di problematiche logistiche, dalle strutture obsolete alla sanità insufficiente”. Si sofferma su un “dato anagrafico preoccupante: troviamo in carcere molti ragazzi di 19 o 20 anni. Questo chiama in causa la società civile, i servizi territoriali, le famiglie. Stiamo perdendo intere infanzie”. E spiega come “Se non lavoriamo in sintonia con la Costituzione, i detenuti usciranno peggiori di come sono entrati. Il carcere restituisce alla società: è nostro dovere favorire il recupero dei detenuti”.

Spiega come l’esempio arriva dal Carcere di Bellizzi “una struttura inadatta ad accogliere centinaia di detenuti. Tante le criticità emerse, l’interruzione notturna dell’acqua, che rende impossibile utilizzare i servizi igienici e la grave carenza di assistenza sanitaria”. Sulla stessa linea l’avvocata Giovanna Perna, dell’Osservatorio Carceri dell’Unione delle Camere Penali, che parla di una “situazione igienico-sanitaria inaccettabile. Mancano visite specialistiche, un presidio medico continuativo e condizioni igieniche adeguate. I detenuti, anche nel reparto femminile, devono fare i conti con la mancanza di acqua”

Michele Fratello, delegato della Camera Penale di Avellino, spiega come la situazione resti grave “malgrado i miglioramenti. Le visite specialistiche si svolgono fuori provincia, causando gravi disagi logistici. Le cure odontoiatriche sono praticamente inaccessibili. E il problema dell’acqua resta drammatico”.

A prendere parte alla visita in carcere anche una nutrita delegazione dell’avvocatura irpina, composta dagli avvocati Michele Fratello, Matteo Fimiani, Giovanna Perna, Maria Lourdes Fabrizio e dai dottori Andrea Massaro e Daniela De Stefano, a testimonianza dell’attenzione costante del mondo forense verso le condizioni di vita e di lavoro all’interno delle strutture penitenziarie.

A illustrare gli interventi realizzati la direttrice della casa circondariale, Maria Rosaria Casaburo, in carica da ottobre, “Stiamo ripartendo dal rispetto dei principi della legalità. Abbiamo ripristinato criteri oggettivi per l’accesso al lavoro ai sensi dell’articolo 20 dell’ordinamento penitenziario, garantito la piena operatività delle scuole interne e dotato ogni cella di un frigorifero, nel rispetto della dignità individuale”. Pone l’accento sul rilancio delle attività trattamentali “Abbiamo organizzato quindici convegni, coinvolgendo campioni olimpici, ex detenuti, magistrati. Raccontiamo i cinquant’anni dell’ordinamento penitenziario direttamente ai detenuti, perché fare convegni senza di loro rischia di essere inutile”. E sui recenti episodi che hanno visto un detenuto evadere, la direttrice spiega come “La Polizia Penitenziaria ha agito con prontezza. La sicurezza può sempre essere incrementata, ma i lavori erano già partiti prima dell’evasione. La Procura ha aperto un fascicolo e l’Amministrazione penitenziaria condurrà le dovute verifiche: tutto procede in un clima di collaborazione”.

Carlotta Giaquinto, dirigente penitenziario del DAP per la Campania, ammette la presenza di criticità “L’intervento è stato immediato. Abbiamo chiuso il reparto di alta sicurezza maschile e a breve sarà attivo un reparto femminile, per contrastare la pressione della criminalità organizzata”. E sul piano della sanità “Stiamo rinnovando l’infermeria e lavorando per creare una sezione TSM (Tutela Salute Mentale) stabile ad Avellino. L’ASL ha ottenuto nuovi finanziamenti e la collaborazione interistituzionale è indispensabile: il carcere non deve restare isolato”. Di qui l’impegno finalizzato a rendere operativo anche il reparto ospedaliero dell’ospedale di Avellino e a trasferire il gabinetto odontoiatrico più vicino alla struttura penitenziaria: A sottolineare come si tratti di una vera emergenza il consigliere regionale Vincenzo Ciampi (M5S) “Anche Avellino deve fare i conti con sovraffollamento, carenza di personale e necessità di maggiori risorse da parte del DAP e del governo. Ho però osservato anche dedizione e umanità, con attività significative come biblioteche, uffici di lavoro e ambienti curati. Il carcere riguarda l’intera collettività. Serve un impegno vero. Non bastano le parole”.

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