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Casa Riformista, Di Cecilia: “Voglio costruire l’Irpinia dei servizi. Reti idriche, sanità e istruzione di qualità: le priorità”

di Egidio Leonardo Caruso

Franco Di Cecilia una vita trascorsa fra scuola e politica, dapprima dirigente scolastico, poi sindaco di Sturno per dieci anni, attualmente consigliere provinciale, candidato alle elezioni regionali per la lista Casa Riformista, a sostegno del candidato presidente Fico: cosa l’ha convinta a scendere in campo?

Sono stato convinto sicuramente dall’ambizione e dalla volontà di portare avanti le istanze del territorio irpino in modo particolare, la Valle Ufita, l’arianese, la Baronia e l’Alta Irpinia, da diversi anni prive di un’adeguata rappresentanza all’interno del consesso regionale, ancor di più in un momento in cui soprattutto in Valle Ufita, si stanno realizzando infrastrutture che possono cambiare il futuro della nostra provincia, dell’intera Regione Campania così come in una visione più ampia, di Puglia e Lazio.

Come immagina l’Irpinia fra dieci anni?
Immagino un’Irpinia con più servizi a cominciare dalla sanità e delle reti idriche efficienti, il rilancio dell’industria e l’ammodernamento dell’agricoltura adeguatamente incentivata e valorizzata, così da poter costituire non solo una fonte di reddito ma anche favorire la sostenibilità ambientale, e spingere i giovani ad investire e di conseguenza a restare nel proprio territorio.
Ho il concreto timore che l’Irpinia possa subire un inesorabile ed incessante processo di spopolamento e un vertiginoso calo demografico, il che rappresenterebbe “il colpo di grazia”, soprattutto per piccole realtà come le nostre. Occorre invertire rapidamente la rotta sfruttando le potenzialità che il territorio offre, ma che necessitano di una governance adeguata.

Come giudica l’operato della giunta De Luca rispetto alle aree interne e l’Irpinia?
La giunta De Luca ha operato bene aprendo ospedali e realizzando infrastrutture, talvolta è mancata la collegialità nelle scelte così come una maggiore attenzione alle aree interne, purtroppo in termini di rappresentanza siamo “condannati dai numeri”, sono quelli che danno peso politico e voce ai territori.
Indichi quali considera siano priorità assolute da realizzare qualora venisse eletto in Consiglio Regionale?
Senza dubbio più servizi, a cominciare da reti idriche nuove ed efficienti per uscire da questo perenne stato di emergenza, interventi in sanità per eliminare le lunghe liste d’attesa e liberare i pronto soccorso al collasso, l’istruzione e la formazione spesso penalizzate da leggi ingiuste, senza tralasciare le attività produttive.

Da uomo di scuola ed ex dirigente scolastico, come valuta la recente pronuncia del TAR della Campania riguardo il cosiddetto dimensionamento scolastico, e cosa ritiene vada fatto per migliorare la qualità dell’istruzione della regione?

Valuto molto positivamente questa sentenza, in quanto ritengo metta fine ad un’ingiustizia che penalizza eccessivamente le aree interne. In Provincia di Avellino c’è stata una riduzione di ben venticinque autonomie scolastiche, nella regione abbiamo circa quarantacinque reggenze. Il tutto a causa di un calcolo arbitrario da parte del ministero effettuato su delle proiezioni, non su dati reali del dimensionamento della rete scolastica.
Se eletto mi impegnerò per una profonda revisione dei criteri che possano tutelare maggiormente gli istituti presenti in località montane, basti pensare che sulla base degli attuali criteri risalenti agli anni Cinquanta, sono considerate località montane, zone costiere come: Amalfi, Positano. Vietri e non Frigento, Sturno, Gesualdo. Mentre rispetto al discorso qualitativo, credo sia necessaria una revisione e un ammodernamento dei corsi di formazione professionale, rendendola altamente qualificata e più adeguata alle richieste provenienti dal mondo delle imprese a livello sia regionale che nazionale.

Guardando allo schieramento avversario, quali pensa possano essere le insidie e se c’è un competitor che teme particolarmente?

Onestamente no, segnalo soltanto un’anomalia tipica del Centrodestra irpino, oserei dire una costante, avere come riferimento un ceto politico d’importazione spesso con decisioni spesso assunte a ridosso di importanti appuntamenti elettorali, senza dotarsi di una classe dirigente, preferendo candidati rispettabili, ma portatori di altre storie non in linea con quella che è la storia del ceto politico di centrodestra in provincia di Avellino, tagliando sistematicamente fuori dalle candidature, chi invece ha garantito negli anni coerenza, fedeltà e qualità .

Si ripresenta costantemente ad ogni elezione lo spauracchio dell’astensione, cosa si potrebbe fare per tentare quanto meno contenere questo fenomeno, e cosa direbbe ad un suo potenziale elettore per convincerlo ad esprimere una preferenza in suo favore?

Il fenomeno dell’astensione si sta allargando in tutte le democrazie non solo in Italia, non c’è una ricetta specifica per invertire la tendenza. Per convincere un mio potenziale elettore gli direi: “il voto è una conquista democratica ottenuta con grandi sacrifici, dunque occorre avere rispetto inoltre, guardando all’attuale quadro politico sostanzialmente indifferenziato che vede la morte delle ideologie, dico che: “non necessariamente bisogna scegliere il migliore, ma talvolta in tempi di magra va bene anche scegliere chi per curriculum si presenta come più affidabile.

 

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