L’udienza preliminare del caso di Mimì Manzo, prevista stamattina presso il tribunale di Avellino è stata rinviata al 15 aprile 2026.A comparire davanti al gup Antonio Sicuranza i presunti responsabili della scomparsa di Mimì: la figlia Romina Manzo e due suoi ex amici, Loredana Scannelli e Alfonso Russo.
La Procura di Avellino ha chiuso le indagini preliminari a gennaio 2025. Solo i primi di ottobre è stata firmata la richiesta di rinvio a giudizio con la fissazione dell’udienza preliminare dal sostituto procuratore Chiara Guerriero e dal procuratore Domenico Airoma. Per Romina Manzo, difesa dall’avvocato Federica Renna, i magistrati ipotizzano il favoreggiamento personale a vantaggio di Loredana Scannelli, difesa dall’avvocato Rolando Iorio. Quest’ultima insieme ad Alfonso Russo, quest’ultimo difeso dall’avvocato Mirella Nigro e Dario Cierzo, è accusato di sequestro di persona in concorso.
Il rinvio disposto dal gip del tribunale di Avellino è stato deciso a causa di un problema procedurale. Il giudice ha nominato un curatore speciale nella persona del commissario di Prata Principato Ultra, incaricato di presentare la querela necessaria per rendere procedibile il processo. Senza questo atto, allo stato attuale, il procedimento non può proseguire.
All’esterno del tribunale, poco prima dell’inizio dell’udienza, hanno parlato le sorelle di Mimì Manzo accompagnate dall’avvocato Gentile Nicodemo. Le loro parole restituiscono l’attesa e la speranza che accompagnano questa giornata: «Ci aspettiamo che arrivi qualche cosa. Dopo cinque anni speriamo che si muova qualcosa. Oggi si decide se andare a processo o meno. Noi abbiamo fatto tanto non contro qualcuno, ma per sapere di mio fratello. È l’unico obiettivo nostro». E ancora: «Speriamo che si vada a processo per sapere dove sta mio fratello, più o meno, così lo riportiamo a casa».
A stento riesce a trattenere le lacrime Romina Manzo, arrivata insieme al fratello Francesco davanti all’ingresso del tribunale. «Siamo un po’ in ansia — hanno detto — speriamo che andrà tutto bene .Mi aspetto che capiscano che io non c’entro nulla, che mi tolgano da mezzo». Assente invece Alfonso Russo. ormai residente al nord che non ha presenziato all’udienza. “Oggi la sua presenza non era necessaria. Si trattava- spiega Il suo difensore, l’avvocato Cierzo- di una camera di consiglio e, tra virgolette, la presenza di Alfonso sarebbe stata inutile. C’è stato questo nuovo rinvio, ma eravamo comunque fiduciosi, poiché non ritengo vi siano elementi tali da giustificare un rinvio a giudizio o, quantomeno, l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura risulta priva di riscontri concreti. Andare a processo con presupposti simili significherebbe, a mio avviso, fare un buco nell’acqua. Ribadisco, comunque, che a nostro avviso — e parlo anche per la collega Nigro — non sussistono gli elementi per procedere al giudizio. Se poi il giudice Sicuranza dovesse ritenere di disporre il rinvio a giudizio, ci difenderemo nel processo”.
Le ACCUSE
Romina, accusata di favoreggiamento personale,avrebbe fornito dichiarazioni mendaci durante le indagini sulla scomparsa del padre, cercando di ostacolare l’accertamento della verità. Secondo quanto riportato negli atti, la giovane – che la sera della scomparsa festeggiava il compleanno – avrebbe rilasciato ai carabinieri di Pratola Serra dichiarazioni incongruenti rispetto agli eventi della notte dell’8 gennaio 2021, data in cui il padre è scomparso. Successivamente avrebbe tentato di rettificare le sue dichiarazioni, alimentando ulteriori sospetti sul suo comportamento.Gli accertamenti tecnici eseguiti dalla sezione operativa del comando provinciale dei carabinieri avrebbero rivelato contatti telefonici tra Romina e gli altri due indagati, Alfonso Russo e Loredana Scannelli, proprio nella serata della scomparsa: per questo si ipotizza una sua complicità nel tentativo di coprire i fatti.Alfonso Russo e Loredana Scannelli sono accusati in concorso del reato di sequestro di persona. I due, secondo gli organi inquirenti, la sera dell’8 gennaio 2021 avrebbero privato Domenico Manzo della libertà personale in circostanze drammatiche.
I FATTI
Di Mimì Manzo si sono perse definitivamente le tracce intorno alle 22,10 nei pressi dell’incrocio tra la stazione ferroviaria dismessa e la basilica dell’Annunziata. Poco prima, hanno ricostruito gli inquirenti, l’uomo era uscito da casa sua, dove era in corso la festa di compleanno della figlia 21enne, dopo un litigio con la ragazza. In quella casa aveva notato che qualcuno aveva della droga, un particolare che aveva fatto saltare i nervi a Mimì: dopo aver avuto uno scontro verbale con la figlia, aprì la porta e andò via. Da quel momento più nessuna traccia di lui.



