“È un momento della storia in cui stiamo disattendendo il messaggio di Francesco. Era un uomo di pace, ma noi oggi facciamo le guerre; insegnava ad amare tutte le creature e noi rischiamo di distruggerle; insegnava a rispettare la dignità di ogni uomo e donna, che invece spesso calpestiamo”. Così il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, ospite del Circolo Socio Culturale PetraStrumilia di Pietradefusi, presentando questo pomeriggio il suo ultimo libro, Francesco. Il primo italiano.
A confrontarsi con Cazzullo c’è il presidente del Circolo PetraStrumilia, Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno.In sala erano presenti le massime autorità della provincia di Avellino, a partire dal prefetto Rosanna Riflesso, dal presidente del Tribunale di Avellino Francesca Spena, dai vertici delle forze dell’ordine,i il commissario prefettizio Giuliana Perrotta, il senatore Domenico Matera, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, la moglie Sandra Lonardo, e il presidente della Provincia Rino Buonopane.
“Ho visto stamattina ad Assisi il corpo di Francesco: emana energia, forza. Mi ha molto colpito”, dice il giornalista del Corriere della Sera.
“Mi fa piacere – aggiunge – parlare di Francesco in Irpinia, dove ho un pezzo della mia famiglia: il fratello di mio padre venne qui nei primi anni Settanta ad aprire lo stabilimento della Ferrero perché erano finite le nocciole nelle Langhe. Mia cugina è avellinese”, racconta Cazzullo.
“San Francesco – continua – adorava i borghi dell’Appennino, questi luoghi scoscesi che piacevano anche a Giotto. Francesco inventò il presepe in un borgo dell’Appennino: Greccio”, spiega l’autore. “Tra l’altro, nella rappresentazione artistica esiste un legame particolare tra Francesco e la Campania: il frate aveva la barba, ma a un certo punto lo ritrassero glabro, rasato, presentabile, quasi un santo borghese. L’unico posto dove si continuò a ritrarre Francesco con la barba è Napoli, perché c’erano gli Angioini che non andavano d’accordo con il Papa. Infine non possiamo dimenticare che il più illustre francescano del Novecento è stato San Pio, al secolo Francesco Forgione, che era di Pietrelcina”.
Cazzullo sottolinea “che dobbiamo dare retta al suo pensiero, altrimenti rischiamo di auto-distruggerci. Ci ha lasciato la pace, il rispetto per tutte le creature, per la natura, per l’ambiente e ci ha spronato a prenderci cura di chi vede la sua dignità calpestata dalle crescenti disuguaglianze. Francesco mandava i suoi frati in missione e diceva loro: ‘Non fate proselitismo, date il buon esempio, comportatevi bene, rispettate gli altri e vivete secondo il Vangelo, in povertà, e parlate di Gesù’. Durante il tempo in cui ha vissuto il santo, la ricchezza era nelle mani di pochi: la stessa cosa succede oggi nella nostra società”.
La vocazione dell’Italia e’ la pace. Questo penso che abbia un rapporto con San Francesco- ha spiegato Cazzullo- San Francesco non ha mai parlato di Italia, non era ancora uno Stato e non lo sarebbe stato per molti secoli. Però, questa idea del rispetto della persona e per gli altri, per l’amore per tutta la creazione e’ un’idea che ci viene da li’. Secondo me questa idea ce l’abbiamo noi. Perche’ non a caso sono stati i terziari francescani, quindi “laici” come noi ma appartenenti a San Francesco, tutti grandi italiani. Dante, Giotto, Petrarca, Tasso, Alessandro Manzoni, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, forse Galileo Galilei di sicuro Volta e altri scienziati. Don Bosco era un prete ma anche un “terziario francescano” , Alcide De Gasperi, il padre della nostra democrazia era un terziario Francescano e stava al Viminale, dove sta il Ministro adesso. Questo me lo ha ricordato sua figlia, Maria Romana De Gasperi, che quando nel Dopoguerra vi era la fame, tantissime persone andavano a chiedere aiuto a De Gasperi. E c’era un prete, che andava tutti i giorni da De Gasperi a chiedere soldi e lui cercava di evitarlo. Un giorno si trova il prete con le braccia spalancate e De Gasperi non ha vie d’uscita. E De Gasperi gli dice che non può utilizzare i soldi dello Stato e gli firma un assegno con i soldi del suo stipendio e poi dice alla figlia: chi glielo dice ora alla mamma che dobbiamo campare un mese senza stipendio?”.
Per questo motivo , secondo Cazzullo, San Francesco e soprattutto questa “scia” di grandi italiani che hanno fatto parte dei “terziari francescani” può dirsi il primo italiano.La vocazione dell’Italia e’ la pace. Questo penso che abbia un rapporto con San Francesco- ha spiegato Cazzullo- San Francesco non ha mai parlato di Italia, non era ancora uno Stato e non lo sarebbe stato per molti secoli. Però, questa idea del rispetto della persona e per gli altri, per l’amore per tutta la creazione e’ un’idea che ci viene da li’. Secondo me questa idea ce l’abbiamo noi. Perche’ non a caso sono stati i terziari francescani, quindi “laici” come noi ma appartenenti a San Francesco, tutti grandi italiani. Dante, Giotto, Petrarca, Tasso, Alessandro Manzoni, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, forse Galileo Galilei di sicuro Volta e altri scienziati. Don Bosco era un prete ma anche un “terziario francescano” , Alcide De Gasperi, il padre della nostra democrazia era un terziario Francescano e stava al Viminale, dove sta il Ministro adesso. Questo me lo ha ricordato sua figlia, Maria Romana De Gasperi, che quando nel Dopoguerra vi era la fame, tantissime persone andavano a chiedere aiuto a De Gasperi. E c’era un prete, che andava tutti i giorni da De Gasperi a chiedere soldi e lui cercava di evitarlo. Un giorno si trova il prete con le braccia spalancate e De Gasperi non ha vie d’uscita. E De Gasperi gli dice che non può utilizzare i soldi dello Stato e gli firma un assegno con i soldi del suo stipendio e poi dice alla figlia: chi glielo dice ora alla mamma che dobbiamo campare un mese senza stipendio?”. Per questo motivo , secondo Cazzullo, San Francesco e soprattutto questa “scia” di grandi italiani che hanno fatto parte dei “terziari francescani” può dirsi il primo italiano.
“La presenza di Cazzullo, grandissimo storico, ricercatore, opinionista e saggista – conclude Piantedosi – onora tutta l’Irpinia. Oggi è una giornata importante: ricorre l’ottavo centenario della morte di San Francesco e ad Assisi c’è stata l’ostensione delle reliquie”.
Il ministro risponde ai giornalisti che gli chiedono delle prossime amministrative di primavera ad Avellino: “Il centrodestra non è in affanno. Il sindaco? Spero che sia qualcuno degno delle tradizioni importanti di una città come Avellino”.






