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“C’è puzza di gas in Campania”. Legambiente: troppe dispersioni

Arriva in Campania la settima tappa di “C’è Puzza di Gas. Per il futuro del Pianeta non tapparti il naso”, la campagna d’ informazione e sensibilizzazione sui rischi legati alle dispersioni e agli sprechi di gas fossile promossa da Legambiente e sviluppata con il supporto di Clean Air Task Force (CATF). Nata per far conoscere a territori, cittadini e cittadine i rischi legati alle perdite e agli sprechi del gas metano disperso direttamente in atmosfera, gas fossile con un effetto climalterante fino a 86 volte più potente di quello della CO2; e per spingere l’Italia e l’UE ad approvare norme e regolamenti ambiziosi per ridurre, fino ad azzerare, tali emissioni.

La tappa ha acceso i riflettori da un lato sulla pericolosità della dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili: i nuovi accordi che il Governo sta stringendo in Libia e Algeria (che si aggiungono a quelli già siglati), l’arrivo dei nuovi rigassificatori e il potenziale raddoppio del Tap (Trans-Adriatic Pipeline) sono solo alcuni dei simboli di una strategia che vuole fare dell’Italia il futuro hub del gas per l’Europa. Dall’altro il problema delle emissioni dirette di metano in atmosfera, strettamente legate alla lotta contro l’emergenza climatica.

Legambiente insieme al CATF ha effettuato durante la tappa un’indagine su tre impianti a gas campani 1gestiti da SNAM: la Centrale di Compressione di Melizzano (Bn), l’impianto di regolazione e misura (REMI) IR712/A a Maddaloni(Ce) e il bypass di emergenza del nodo di Melizzano. Grazie alla termocamera per la rilevazione ottica di gas “FLIR GF320” sono state individuate in totale circa 70 punti di emissione, dei quali 11 casi di venting2 e circa 60 perdite, in differenti componenti delle infrastrutture (bulloni, valvole, giunture, connettori e contatori) dimostrando, talvolta, uno scarso livello di manutenzione o componenti inadeguate. In particolare nella Centrale di Compressione di Melizzano sono stati identificati più di 30 punti di emissione, dei quali tra le 20 e le 25 perdite e 9 casi di venting.

In questo impianto, come nel bypass di Melizzano, preoccupante il flusso continuo di gas volontariamente rilasciato in atmosfera (venting) di routine, pratica che, per Legambiente e CATF, dovrebbe essere vietata. Nell’impianto di Maddaloni, invece, trovate circa 25 perdite e un caso di venting.

“Basta scelte anacronistiche e investimenti che condannano la Campania alle dipendenze del settore fossile almeno fino al 2050-2060 e che non aiuteranno neanche imprese e famiglie a ridurre i costi in bolletta— ha dichiarato Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania — A questo si lega l’urgenza di contenere le emissioni di gas metano, come confermano i monitoraggi effettuati nelle principali infrastrutture a gas campane. Un’emergenza che coinvolge l’intero Paese, complicata dall’imponente espansione del settore e dalla mancanza di regolamentazioni adeguate. Serve cambiare passo, puntando sulle rinnovabili, l’unica strada percorribile per il perseguimento degli obiettivi climatici”.

“Sono sconvolto dalla quantità di componenti che perdono metano che abbiamo rilevato dal monitoraggio condotto sui tre impianti a gas campani — ha aggiunto Théophile Humann, Responsabile della campagna sul metano di Clean Air Task Force — In aggiunta a un gran numero di rilasci volontari di gas, in quasi tutti i punti dove ho puntato la termocamera ho trovati diverse perdite: dalle tubature, valvole e misuratori. In tempi di discussioni accese sulle questioni energetiche, vedere tutto questo metano alimentare il cambiamento climatico è profondamente preoccupante”.

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