“Partono oggi in Irpinia i saldi invernali 2026. L’appuntamento più atteso dai consumatori, nel quale il negozio fisco resta il perno, con le attività di vicinato in grado di fare la differenza con il rapporto diretto con i clienti”. Ad affermarlo è Giuseppe Marinelli, presidente provinciale di Confesercenti Avellino.
“Nonostante nel tempo sia stato depotenziato – prosegue il dirigente dell’associazione di categoria – dall’assenza di regolamentazione del commercio online e in particolare delle grandi piattaforme internazionali, che godono di posizioni di privilegio, il 92% dei consumatori intervistati da Ipsos, per un sondaggio commissionato da Confesercenti, sono interessati ad approfittare degli sconti di fine stagione e per l’87% sono i negozi fisici a costituire il riferimento degli acquisti, anche se il web è ormai una seconda opzione strutturale, con il 54% dei clienti che dichiarano di essere pronti a verificare anche le offerte delle piattaforme internet.
In realtà, però, già negli scorsi giorni alcune attività hanno proposto su tutto il territorio nazionale formule di pre-saldo, che hanno eroso circa il 20% del potenziale budget degli acquirenti. A risentire di queste dinamiche sono state anche le spese di Natale, compresse tra Black Friday e saldi anticipati, e limitate in provincia di Avellino pure dal maltempo e ovviamente dal ridotto potere di acquisto delle famiglie e dai bassi salari.
Per tutte queste ragioni occorre riportare al centro trasparenza e concorrenza leale: prezzi e sconti devono essere chiari, verificabili e comparabili, soprattutto nel digitale e nelle iniziative “a platea selezionata”. È fondamentale anche il pieno rispetto delle regole sugli annunci di riduzione di prezzo, a partire dal “prezzo precedente”, che per legge è il più basso praticato nei 30 giorni antecedenti.
Altrimenti il rischio è che i saldi perdano la loro funzione e si trasformino in un mero episodio di un periodo promozionale continuo, con effetti di confusione per i consumatori e difficoltà per le imprese che rispettano le regole.
Il 40% dei consumatori, comunque, ha già deciso cosa comprare, ma più di uno su due (53%) dice che concluderà l’acquisto solo se troverà l’offerta giusta.
Quest’anno ci si concentra soprattutto sui capi utili per il quotidiano e sugli acquisti più tipici della stagione. In testa ci sono scarpe (61%) e maglioni o felpe (58%), seguite da gonne e pantaloni (33%), intimo (32%) e magliette e top (30%): una fotografia che racconta saldi utilizzati principalmente per rinnovare il guardaroba. Subito dietro si collocano camicie (27%), capispalla (26%) e abiti (26%), mentre accessori e articoli per la casa restano più marginali, con borse al 16%, biancheria per la casa al 15% e gioielli al 13%”.



