Chiede una riflessione serrata e azioni urgenti il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nell’esprimere profondo dolore e sconcerto per la catena di eventi drammatici che, negli ultimi giorni, hanno colpito scuole italiane, confermando un’escalation di violenza in contesti educativi che richiede una riflessione serrata e azioni urgenti, ben oltre il dibattito sulle misure di sicurezza superficiali.
“A La Spezia, venerdì 16 gennaio 2026, all’Istituto professionale “L. Einaudi – D. Chiodo” – si legge nella nota del coordinamento – un ragazzo di 18 anni, Youssef Abanoub, è stato accoltellato in classe da un coetaneo armato di coltello portato da casa. Dopo il ricovero e un intervento chirurgico presso l’ospedale Sant’Andrea, il giovane è deceduto a causa delle gravi ferite riportate. L’aggressore è stato arrestato con l’accusa di omicidio. Questo episodio rappresenta un fatto di estrema gravità: uno studente è morto all’interno di un’aula scolastica, sotto gli occhi di altri ragazzi e docenti, in un luogo che dovrebbe essere presidio assoluto di tutela della vita e della dignità della persona.
A distanza di poche ore, nella mattinata del 17 gennaio 2026, un ulteriore episodio di violenza si è verificato a Sora, in provincia di Frosinone: uno studente di 17 anni è stato ferito al collo con un coltello davanti al Liceo Artistico “Antonio Valente” da un giovane poi datosi alla fuga. Il ragazzo, fortunatamente, non è in pericolo di vita, ma l’aggressione, avvenuta in pieno giorno e in prossimità di un istituto scolastico, conferma un quadro allarmante di diffusione della violenza armata tra adolescenti.
Questi fatti devono essere letti in modo unitario. Non siamo di fronte a episodi scollegati, ma a segnali convergenti di un disagio profondo che attraversa il mondo giovanile e che trova espressione in gesti estremi. La morte di uno studente e il ferimento di un altro nel giro di ventiquattr’ore segnano una soglia che non può essere ignorata né minimizzata”.
Di qui l’importanza di ribadire “con fermezza che la tragedia di La Spezia non ammette banalizzazioni né semplificazioni. La scuola non può essere trasformata in uno spazio in cui la violenza letale diventa possibile. Il diritto alla vita e alla sicurezza all’interno degli ambienti educativi è un diritto fondamentale che lo Stato ha il dovere di garantire.
Allo stesso tempo, è necessario affermare con chiarezza che gli strumenti di controllo e sorveglianza, se non accompagnati da un investimento educativo strutturale, risultano insufficienti. Telecamere e metal detector non intercettano il disagio, la rabbia, il senso di esclusione e l’incapacità di gestire il conflitto che precedono questi gesti. La violenza non nasce improvvisamente: matura nel silenzio, nella solitudine emotiva, nella mancanza di spazi di parola e di mediazione.
Occorre riconoscere la violenza scolastica come fenomeno culturale e sociale, non riducibile a una questione di ordine pubblico. L’educazione ai diritti civili, alla responsabilità individuale, all’empatia e alla gestione non violenta dei conflitti deve diventare parte integrante e stabile dei curricoli scolastici, sostenuta da figure psicopedagogiche presenti in modo continuativo e da una formazione adeguata per il personale docente.
In questo quadro, il CNDDU rivolge nuovamente un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. È necessario un intervento politico chiaro e strutturale che vada oltre le risposte emergenziali e simboliche. Chiediamo l’apertura urgente di un tavolo nazionale permanente sulla prevenzione della violenza a scuola, che coinvolga docenti, studenti, esperti di educazione, psicologi, sociologi e rappresentanti dei territori, e che riconosca all’Educazione civica un ruolo centrale e non marginale.
La morte di Youssef Abanoub rappresenta una ferita profonda per l’intero sistema educativo italiano. Quando un’aula scolastica diventa luogo di omicidio, è l’idea stessa di scuola come spazio di crescita, protezione e futuro a essere messa in discussione. Questo impone una presa di responsabilità collettiva e immediata.
Non possiamo permettere che altri giovani diventino vittime o autori di una violenza che poteva e doveva essere prevenuta. Agire ora non è solo una necessità educativa, ma un dovere morale e civile verso le nuove generazioni”.



