di Virgilio Iandiorio
A volte viene spontaneo mettere a confronto personaggi della storia passata, o remota, con quelli della storia che stiamo vivendo. Se non è possibile confrontare grandezze incommensurabili, come si dice in geometria, figuriamoci quanto sia impossibile mettere sui piatti della bilancia due personaggi vissuti in epoche diversissime. I fatti storici sono unici, irripetibili; eppure nell’età dell’intelligenza artificiale si può tentare anche di azzardare dei confronti.
A quale personaggio di governo, re o imperatore del passato paragonereste l’attuale Presidente degli Stati Uniti? Un suggerimento mi viene da Svetonio. Nella sua De vita Caesarum (le vite dei primi dodici imperatori romani) egli dedica il libro IV a Caligola l’imperatore nato il 31 agosto del 12 d.C. e morto assassinato molto giovane il 4 gennaio 41 d.C., quattro anni dopo la sua salita al trono.
Che cosa hanno in comune questi due personaggi? Il Presidente americano grazia gli assaltatori del Campidoglio che volevano impedire l’insediamento di Biden, come aveva fatto Caligola:” Per compiacere il popolo, uno dei suoi primi atti ufficiali fu concedere l’amnistia ai condannati, agli esiliati da Tiberio e a tutti coloro che erano imputati in un processo”.
Caligola aveva in animo grandi opere pubbliche in tutto l’impero. Non poteva aspirare ad annettersi il continente americano, perché Cristoforo Colombo non era ancora nato; ma, dice Svetonio:” Aveva anche progettato di restaurare il palazzo di Policrate a Samo, di terminare il tempio di Apollo Didimo a Mileto, di fondare una città sull’arco alpino, ma prima di tutto di tagliare l’istmo in Acaia [canale di Corinto] e già era stato mandato sul luogo un primipilo [centurione con incarichi particolari] per prendere le misure di questo lavoro”.
E i dazi, dove li mettiamo? Anche a quelli pensò Caligola, ma in modo inverso a quello di Fra’ Dazio l’Americano. Dice Svetonio che Caligola:” Esentò l’Italia dall’imposta del duecentesimo sulle vendite all’incanto”.
Anche Caligola era ” Furioso di vedere che la folla aveva simpatie diverse dalle sue, esclamò: Almeno il popolo romano avesse una testa sola!…Lui stesso infiammava i cuori con ogni genere di gesti graditi al popolo. Sempre per il desiderio di far piacere al popolo procedette alla riabilitazione dei condannati e degli esiliati; tutte le accuse che datavano dal principato precedente, furono annullate; allo scopo di tranquillizzare completamente per l’avvenire sia i delatori sia i testimoni che erano implicati con i processi di sua madre e dei suoi fratelli, fece ammassare nel foro tutti gli incartamenti che li riguardavano, poi, dopo aver dichiarato ad alta voce, invocando la testimonianza degli dei, di non averli né toccati, né letti, li bruciò”.
Sempre Svetonio scrive:” Ma [Caligola] rendeva più gravi i delitti più mostruosi con l’atrocità delle parole. Ciò che ammirava e apprezzava di più nel suo carattere, diceva, era, tanto per usare proprio la sua espressione, l’inverecondia. Quando sua nonna Antonia gli inviò una rimostranza, le rispose, come se fosse poco non obbedirgli: “Ricordati che a me è lecito tutto e nei confronti di tutti!”