Da sei anni, Samuel, vive a Gesualdo insieme ai due fratelli, Ruben e Daniel, e alla mamma. È riuscito ad uscire dal Venezuela, proveniente da Valencia, la terza città più grande di quel Paese. In Sudamerica è rimasto il padre, e il resto della sua famiglia che vive anche nella capitale. E per quello che sta accadendo in queste ore, dopo la cattura di Maduro da parte delle forze speciali degli Stati Uniti, lo preoccupa non poco. E lo tiene in ansia. È riuscito, nelle prime ore del blitz ordinato dal presidente Usa Donald Trump, a mettersi in contatto con chi sta vivendo ore di tensione e preoccupazione.
“C’è il coprifuoco, a Caracas, e i militari presidiano la città – dice Samuel Jesus Baez Presilla -, per controllare e reprimere le eventuali rappresaglie”.
Gli eventi che accadono di ora in ora, tengono incollati alla televisione la piccola comunità venezuelana di Gesualdo.”Ci hanno raccontato del bombardamento , delle esplosioni delle case che tremavano – continua Samuel, che ha sentito anche alcuni amici rimasti nella capitale del Venezuela -. Stanno tutti bene, grazie a Dio, ma siamo ancora sotto choc per quello che sta succedendo”.
E forse si fa strada la speranza di un ritorno.“Se da un lato provo gioia e sollievo per la rimozione di Maduro, dall’altro rifletto su come questa azione non possa essere risolutiva rispetto ad un sistema ormai al potere da 25 anni”. Sopratutto,” sono stati anni di dolore, sofferenza, soprusi e angoscia”. Samuel, comunque, chiude con un augurio.”Spero che il Venezuela possa davvero liberarsi, rinascere più forte e più bello. Anche se vivo lontano il mio cuore è sempre lì”.



