di Rosa Bianco
Nel cuore dell’Irpinia, al Museo Irpino di Avellino, prende forma non soltanto una Mostra Fotografica, ma un esercizio alto di memoria civile, dal titolo “DC – Storia di un Paese: cinquant’anni di vita della Dc (1942-1994)” in programma dal 17 al 31 gennaio 2026.
Tale Mostra si inserisce nel quadro delle celebrazioni per l’80° anniversario della nascita della Democrazia Cristiana, restituendo al pubblico cinquant’anni di vita politica, sociale e istituzionale che hanno profondamente segnato il destino dell’Italia repubblicana.
Raccontare la storia di un Paese
Non si tratta di un’operazione nostalgica, né di una celebrazione di parte. Al contrario, l’iniziativa promossa dal Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’80° anniversario della DC, dalla Provincia di Avellino e dal Museo Irpino, con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, assume il valore di un atto culturale e istituzionale: raccontare la Democrazia Cristiana significa raccontare la storia stessa del Paese, dalle macerie della guerra alla costruzione della Repubblica, dal miracolo economico alle grandi riforme sociali, fino alle crisi che hanno accompagnato la fine della Prima Repubblica.
Immagini che parlano
Le immagini esposte – volti, piazze, congressi, territori – non sono semplici documenti d’archivio. Sono frammenti di una narrazione collettiva che parla di partecipazione, di mediazione politica, di radicamento sociale. La DC, nel bene e nel male, è stata il perno attorno a cui si è articolata per decenni la vita democratica italiana, interpretando istanze popolari, tensioni ideali e responsabilità di governo in una fase storica segnata da profondi cambiamenti e da equilibri internazionali complessi.
Avellino, crocevia di storia
La scelta di Avellino non è casuale. L’Irpinia è stata terra di protagonisti, di elaborazione politica, di una classe dirigente che ha saputo coniugare dimensione locale e visione nazionale. In questo senso, la mostra diventa anche un omaggio a un territorio che ha contribuito in modo significativo alla storia della Democrazia Cristiana e, più in generale, alla costruzione dello Stato democratico.
Un’inaugurazione di rilievo
La presentazione inaugurale del 17 gennaio, con la moderazione di una voce del giornalismo pubblico come Daniele Morgera, rafforza il profilo alto dell’iniziativa. Intervengono il senatore Enzo De Luca, protagonista di una lunga stagione parlamentare, l’onorevole Giuseppe De Mita, interprete di una tradizione politica radicata nei territori, l’onorevole Giuseppe Gargani, tra i più autorevoli rappresentanti del cattolicesimo democratico nelle istituzioni italiane ed europee, e l’onorevole Gianfranco Rotondi, animatore di un coerente impegno volto a custodire e rielaborare l’eredità politica e culturale della Democrazia Cristiana nel dibattito pubblico contemporaneo. Le presenze istituzionali e il ruolo del Comitato Nazionale, presieduto dal professor Ortensio Zecchino, sottolineano come la memoria della DC non appartenga a una stagione conclusa, ma continui a interrogare il presente.
La democrazia come costruzione quotidiana
In un tempo segnato da fragilità democratiche, disaffezione politica e smarrimento dei riferimenti culturali, la Mostra fotografica “DC – Storia di un Paese” invita a riflettere su ciò che ha reso possibile la tenuta democratica dell’Italia: il pluralismo, il dialogo, il senso delle istituzioni. Guardare quelle fotografie significa confrontarsi con una storia complessa, fatta di luci e ombre, ma anche riconoscere che la democrazia non è un dato acquisito una volta per tutte. È un processo, una responsabilità, una costruzione quotidiana.
Un messaggio per il presente e il futuro
Questa mostra, dunque, non parla solo del passato. Parla al presente e, soprattutto, al futuro. Perché senza memoria non c’è identità, e senza identità non può esserci una democrazia consapevole.
La lezione di Aldo Moro
A suggellare il senso profondo di questa iniziativa, tornano attuali le parole di Aldo Moro, che più di ogni altro seppe interpretare la tensione etica e democratica della Democrazia Cristiana:
«La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni.»
È in questa pluralità, paziente e responsabile, che la storia della DC si è intrecciata con quella dell’Italia. Ed è in questa lezione, ancora oggi, che la democrazia trova il suo fondamento più autentico.



