di Pellegrino Caruso
Ad undici anni dalla scomparsa di Antonio Di Nunno ho ricordi che mi piace condividere. Era il Natale 2000 e Gianni Festa mi invio’ con Franco Candela a raccontare il pranzo presso la Mensa dei poveri con Monsignore Antonio Forte ed il presidente della Provincia Francesco Maselli …ero un giovane cronista ma mi colpi’ la semplicità di Di Nunno, la naturalezza con cui viveva un momento di collaborazione istituzionale, con un senso sincero di solidarieta’! Tra i tanti incontri per ricordarlo, a cui ho partecipato con piacere, mi torna in mente in particolar modo il pomeriggio al Carcere Borbonico del 2019. Fu un incontro tra amici che ebbero particolare cura nel ricordare quello che unanimemente viene ricordato come l’ultimo amministratore che seppe davvero tenere unità Avellino. Gigi Marzullo affido’ a dei caldi flash back il ricordo di un gruppo di giovani irpini, oggi affermati professionisti, che mossero i primi passi sotto la guida del giornalista Di Nunno sempre pronto a controllare tutte le notizie dalla più importante a quella più friviola. Dopo i saluti di Ottavio Lucarelli, prese la parola il professore Nunzio Cignarella il quale ricordo’ : ” Nel periodo di post Tangentopoli, con una sostanziale sfiducia nella politica, quello di Antonio era l’ unico nome spendibile. Di Nunno seppe gestire la città del post terremoto perché quando arrivano i soldi, quando c’è il rischio di arricchirsi, allontanandosi dalle vere esigenze della comunità.”Come ricordano gli interventi del professore Francesco Barra e di Aldo Balestra , letti con partecipazione da Antonio Gengaro il primario interesse di Di Nunno era quello di fare uscire Avellino dall’immobilismo e dall’isolamento avvicinandola alla costa, anche con potenziamenti infrastrutturali come un terzo casello autostradale, a cui non sarebbe male ancora pensare. ”Quello della città giardino -chioso’ Gengaro- è un sogno che potrebbe ancora realizzarsi”. A confermare l’ onesta’ intellettuale di Di Nunno provvide anche Generoso Picone il quale ricordo’: “Dovevamo prendere decisioni importanti per il Puc ma ci sentivamo liberi di scegliere le persone ed i progetti migliori per far rinascere Avellino”. Epppure a Di Nunno tocco’ anche di gestire l’ appalto della città ospedaliera che egli vide come grande occasione per una città che non voleva essere un dormitorio a 40 Km da Napoli. Formativo anche per i giovani del Convitto Nazionale “Pietro Colletta” Avellino presenti in sala l’ intervento di Carlo Verna, nelle vesti di presidente nazionale dell’ Ordine dei giornalisti, il quale ricordo’ che il profilo del Di Nunno giornalista è stato complementare a quello di politico, interessato solo alla ricerca della verità anche come ” scarpinare” come dimostrano le tante passeggiate con i suoi amici ai quali confido’ sogni e progetti sempre liberi”. Tocco’ a Matteo Cosenza e Nicola Cecere ricordare gli aneddoti del Di Nunno privato che si dilettava, ogni volta che era in Calabria, ad andare a vedere i Bronzi di Riace e che sfogliava i giornali con una postura singolare come la sua personalità “Era un uomo a schiena dritta e non è un caso che “Dignità” ed orgoglio ” fossero parole di un suo ultimo pezzo. Da tutte le osservazioni dei relatori emerse il ritratto di un uomo perbene, con un carattere non sempre docile che gli valse anche problemi di salute. ”Era un uomo ricco di passioni come l’ Avellino calcio -ricordo’ Cecere -che oggi lavora alla Gazzetta dello Sport- e non dimentico una nebbiosa Ferrara dove suscitammo i sospetti della polizia per un’ improbabile diretta radiofonica affidata a dei Walkie Talkie”. Al termine del pomeriggio, prima di spegnere le luci in sala, resto’ ancora sullo schermo una bella immagine di Di Nunno con una telecamera,con un sorriso ancora seminascosto sotto i baffi, che avrebbe sicuramente ancora tanto da dire e da fare per una città che non riesce a dimenticarlo come politico, giornalista e soprattutto uomo!



