“Una crisi cominciata da quando nell’universo del volontariato è entrato il denaro”. Lo ribadisce con forza don Vitaliano Della Sala, nel corso dell’incontro “Il volontariato nel sociale”, che ha chiuso a Villa Amendola la due giorni promossa dal Corriere dell’Irpinia per festeggiare i 25 anni. “Dal 2015 – prosegue don Vitaliano – il numero dei volontari è diminuito di 900.000 unità, a venire meno sono soprattutto i giovani mentre sono sempre di più gli over 65 ad impegnarsi, proprio come accade alla Mensa dei poveri. Bisogna, invece, intercettare i ragazzi, far capire loro la natura del volontariato, come periodo da dedicare gratuitamente agli altri. Oggi continua ad essere il motore della società, capace di attraversare la storia del paese”. Ricorda gli orrori di Gaza “Continuo a pensare nella possibilità di una pacifica convivenza dei due popoli”.
Maria Cristina Aceto, direttore Cesvolab, pone l’accento sulla necessità di costruire una rete di volontariato organizzato e consapevole “Si tratta di un universo che rappresenta una forza spontanea, presente sul territorio soprattutto attraverso associazioni di promozione sociale, nel segno della gratuità. Nasce in seguito al sisma del 1980 con la Protezione Civile. Passa attraverso la responsabilità del singolo, chiede di essere maggiormente valorizzato, come testimoniano le 300 associazioni presenti tra Irpinia e Sannio”. Ricorda, infine, come il 3, 4 e 25 ottobre l’Irpinia e il Sannio accoglieranno la celebrazione del Capitale del dono attraverso itinerari turistici e laboratori.
A ribadire il ruolo centrale delle donne nel volontariato Rosaria Bruno, Presidente Osservatorio su violenza di genere. “Sono le donne – spiega Bruno – le più attive nell’aiuto diretto alle vittime, non si registra flessione in questo settore dalla rete dei centri antiviolenza fino alle case rifugio. Molti sono gli operatori e i professionisti che portano avanti la loro attività anche senza certezza di un compenso, a causa della mancanza di continuità nell’erogazione dei fondi ai centri. Purtroppo, stiamo andando avanti con strumenti legislativi creati sulla base delle esigenze del momento, ma questo tradisce mancanza di visione d’insieme”. Ribadisce, infine, come è la collettività a dover rappresentare la leva per capovolgere il sistema “Il cancro sociale è l’indifferenza perché è chiaro che la violenza di genere riguarda tutti. C’ è bisogno di una presa di coscienza da parte della comunità”.
Francesco Sellitto, presidente Ordine dei Medici, sottolinea il ruolo cruciale del terzo settore “Nella sanità ha compensato molto spesso le assenze delle istituzioni, penso innanzitutto agli screening, promossi da associazioni come Le Mani suoi cuori. Per fortuna, le cose stanno cambiando poiché l’Asl ha capito l’importanza di puntare sulla prevenzione. Ma bisogna coinvolgere innanzitutto i medici di medicina generale che conoscono le storie dei pazienti e i loro bisogni. Un’istituzione che funziona bene renderà meno necessaria l’azione del volontariato. Questo deve essere il traguardo a cui dobbiamo puntare. Oggi piu’ che mai c’è bisogno di un’integrazione tra ospedale e territorio proprio per favorire il decongestionamento del Pronto Soccorso”.
Ferdinando Vecchione, segretario Cisl, pone l’accento sulla necessità di fare fronte al bisogno economico e sociale, sulla sfida del contrasto alla violenza di genere attraverso la nascita di uno sportello, frutto di un protocollo d’intesa con Provincia, Polizia di stato e Consorzi “E’ un impegno che si traduce in un sostegno concreto, con i casi più gravi accompagnati in questura”. Senza dimenticare l’azione sul fronte della prevenzione e del sostegno ai migranti e la campagna che prenderà il via la prossima settimana su Gaza.
A partecipare al confronto anche il medico Pino Rosato che si sofferma sulle fragilità degli anziani, sulla necessità di garantire assistenza e riabilitazione, sull’importanza di favorire socializzazione e contrastare la solitudine della terza eta’. Italia D’Acierno, segretaria Cgil, ricorda il valore dei Consultori, oggi dimenticati “E’ importante che tornino ad essere attivi in tutta la provincia rispondendo ai bisogni della comunità, nel segno della buona sanità pubblica”. Quindi si sofferma sulla propria esperienza di volontariato “Era una sorta di telefono amico, ho compreso presto che il dedicare tempo agli altri è un dono anche per sé “Volontariato è accompagnare l’altro nelle decisioni, non lasciarslo solo”. Ricorda come la Cgil sia scesa in piazza per denunciare le violenze subite dai palestinesi e come sia necessario lavorare sul piano culturale per educare le nuove generazioni al rispetto dell’altro, al contrasto delle discriminazioni “Oggi più che mai dobbiamo unire le forze ed essere sinergici”. Costantino Vassiliadis, segretario Ugl, pone l’accento sui servizi offerti agli iscritti nel tentativo di rispondere ai bisogni della comunita’. “Volontariato non è solo donare, è ascolto. Ciascuno può venire nella nostra sede ed esporre i propri problemi, anche solo a chiedere aiuto per compilare un curriculum. Ma è chiaro che c’è bisogno di lavorare insieme per raggiungere risultati”. Infine, invita a non demonizzare la sanità privata che pure rappresenta un’alternativa alle lungaggini della sanità pubblica.
Carlo Mele, Garante Provinciale detenuti, ricorda l’emergenza Carcere “E’ un universo che si conosce poco, che dovrebbe avere sempre una finalità rieducativa. La scuola continua ad essere l’unica opportunità concreta che hanno i detenuti per costruirsi una nuova vita”. Ricorda l’elevato tasso di affollamento che caratterizza i luoghi di detenzione “che accolgono tossicodipendenti, migranti, pazienti con disagio psicologico, per il quale il carcere non può essere una risposta. L’unica speranza nei luoghi di detenzione è rappresentata dal volontariato”. Denuncia con forza come “La sanità è una delle grosse carenze degli istituti di pena, un fronte su cui bisogna intervenire al più presto”. E spiega come come gli arresti domiciliari potrebbero essere un’alternativa per chi deve scontare ultimi mesi di pena.
A ritornare sulla funzione cruciale dei consultori l’onorevole Alberta De Simone “Il primo Consultorio della regione è stato aperto in Irpinia, dopo il varo della legge regionale. Nacquero come servizi comunali, grazie a una legge che prevedeva gestione sociale, affidata adonne elette dagli utenti, in un rapporto col territorio mai più visto. Organizzavamo corsi di preparazione al parto e portavamo l’educazione sessuale nelle scuole. Cruciale era anche il ruolo della psicologa. Una legge stabili’ che andavano sottratti ai Comuni. In questo modo si perse, a poco, a poco il rapporto con le comunita’”. Si sofferma sulla storia della legislazione sulla violenza di genere “La strada per applicare i principi della Costituzione e tradurli in legge è stata lunga. Il riconoscimento del reato contro la persona di deve a una legge portata avanti con forza dalla sottoscritta e approvata solo nel 1996. Questo è il patriarcato”. Ricorda come “Ho sulle spalle venti anni di volontariato politico. Non sono mai stata una funzionaria di partito”. E conclude “La lotta alla violenza di genere deve coinvolgere gli uomini e l’educazione”. E quindi il direttore Gianni Festa, nel concludere il confronto, a denunciare il funzionamento dei Piani di zona che appaiono sempre di più come strumento clientelare. “La Regione ha stanziato milioni per i Piani di zona ma i fondi non sono stati mai utilizzati. E’ il segno delle storture di un sistema. Ma non mancano le luci, a partire dalla formazione che sola può creare la nuova classe dirigente”. E rilancia sulla moralità da cui deve ripartire la politica in città “Bisogna promuovere la coscienza individuale”. Con un appello a fare presto ” perché l’Irpinia ha bisogno di cambiare”.
È quindi la consegna ad Antonio D’Orta, direttore Caritas, del premio del Corriere dell’Irpinia a concludere la due giorni. Un impegno portato avanti per l’attenzione agli ultimi attraverso la Mensa dei Poveri e il Dormitorio e il Centro Migrantes. “L’obiettivo che ci proponiamo – spiega D’Orta- è quello di riconnettere la comunità, di curare la relazione malata che è il vero male del nostro tempo. Un impegno che si realizza attraverso spazi molteplici in città come i centri di ascolto e l’impegno della Mensa dei poveri e del dormitorio”.






