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Due giorni per riflettere e progettare

Un giornale, la sua terra. Se la testata poi corrisponde al nome di Corriere dell’Irpinia essa ha un valore aggiunto dovuto al tempo in cui si diffonde (102 anni dalla nascita), ai contenuti, soprattutto l’impegno meridionalista del suo primo fondatore Guido Dorso, linea rigorosamente da me seguita, e infine nell’essere una palestra in cui la formazione delle giovani leve è tra gli obiettivi che persegue. La sua forza è nell’autonomia, nell’indipendenza non di facciata, nel confronto e nel dialogo con i suoi lettori. In virtù di questa specificità il Corriere, da alcuni anni, passando dal quotidiano al settimanale, ha inteso approfondire le tematiche nell’evento definito “La due giorni del Corriere”, manifestazione che coincide con la ripresa delle attività post ferie per fare il punto sugli argomenti che sono al centro della vita socio-politica dell’Irpinia, analizzata nella sua dimensione regionale e nazionale. Un confronto a più voci non solo per fotografare l’esistente ma soprattutto per dare un contributo nel progettare il futuro. L’evento, che si svolgerà nel corso di due giorni, 19 e 20 settembre, con la partecipazione di un parterre autorevole, si modula in quattro tematiche definite e pubblicate in questo numero del giornale. L’Irpinia di oggi si presenta come un’atleta ferito che cerca di riabilitarsi per ritornare ai nastri di partenza. Profondi infatti sono i mali che denuncia. A cominciare da quelli del capoluogo che sono esplosi mentre solo apparentemente la città vive la stagione dei divertimenti. E quando il Procuratore Airoma ha scoperto il pentolone, un odore acre ha investito la comunità.

L’apparenza ha mostrato il suo vero volto con una diffusa illegalità che ha generato un senso di impunità in chi, dietro l’angolo, era in attesa del momento propizio per assalire la città con cemento e camorra diventati il maggiore pericolo per la comunità. Ecco sorgere edifici con piani sempre più su, in centro come in periferia. Chi ha consentito tutto questo? E chi, rispetto alle colate di cemento per una città che fra pochi anni vedrà il numero degli abitanti decrescere, ha effettuato i doverosi e urgenti control? Denunce che fino ad ora non hanno avuto una minima risposta, mentre sorge spontaneo il dubbio della complicità tra amministrazioni e malaffare. Da qui una domanda: quale sarà la città del domani? Chi sarà in grado di recuperare il tempo perduto, a cominciare dalla legalità da ripristinare? Tutto consente di prevedere sul piano urbanistico una “Grande Avellino” capoluogo che si estende oltre i campanili, in una conurbazione che riallacci i comuni contermini (Mercogliano, Atripalda e Monteforte) in una sola realtà, nel rispetto delle singole tradizioni e con un territorio capace di realizzare servizi comuni. Per ora è un sogno, che solo una classe dirigente preparata e capace può fare diventare realtà. Se questo sogno si avverasse comporterebbe anche il superamento del rischio di un capoluogo che oggi appare quasi periferico rispetto agli straordinari mutamenti che si stanno verificando nella Valle dell’Ufita e nell’arianese e il suo circondario. Perché nessuno si faccia illusioni: dalle zone interne nasce l’Irpinia del futuro.

E non solo per i benefici che deriveranno dalla stazione Hirpinia o dal completamento della Lioni-Grottaminarda (oltre mezzo secolo di una storia ancora oggi negata) ma anche, e direi soprattutto, dal lavoro straordinario fatto con discrezione dall’Istituto “Antonio Bruno” nell’azione di formazione delle classi dirigenti. Già oggi il suo contributo è evidente nell’obiettivo della “restanza” di tanti giovani costretti altrimenti ad emigrare. Tanti i temi su cui confrontarsi e tanto è il lavoro da fare per non rischiare di isolarsi rispetto alle realtà che si stanno muovendo celermente anche grazie ai fondi Pnrr che in Irpinia vedono progetti a volte effimeri senza il respiro infrastrutturale da cui dipende il successo. E allora qual è l’obiettivo della nostra “Due giorni del Corriere”: sollecitare la ripresa dello sviluppo, chiamando la politica e i partiti rinnovati a lavorare con buona politica, pensando al domani e facendo emergere progetti credibili per una vita diversa delle comunità.

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Gianni Festa

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