E’ dedicato al regista Ettore Scola, a dieci anni dalla morte, il confronto “Ettore Scola…e l’ora blu” promosso dal Cinecircolo Santa Chiara, dall’associazione Insieme per Avellino e dal Centro studi cinematografici, in programma il 24 gennaio, alle 17.30, nella chiesa di Costantinopoli. Coordina Alfonso Bruno, presidente Centro studi cinematografici. A introdurre l’incontro Andrea Gennarelli del Cinecircolo Santa Chiara e Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino. Interverranno Ciro Borrelli, scrittore e critico cinematografico e Alfonso Perugini, attore, regista, dottorando in patrimonio culturale presso Unicusano Roma. L’incontro diventa l’occasione per interrogarsi sulla lezione di Scola, capace di raccontare vizi e virtù degli italiani e della nostra società, usando magistralmente le chiavi dell’ironia.
Scola ha quindici anni quando approda nella redazione del Marc’Aurelio, il giornale satirico in cui incontra il suo primo amico e sodale, Ruggero Maccari, e compagni di strada destinati alla fama come Federico Fellini. A quella stagione regalerà nel 2013 il suo ricordo più toccante e autobiografico, “Che strano chiamarsi Federico”. Poi, i suoi esordi al cinema “Fermi tutti…arrivo io” (il suo esordio ufficiale nel 1953), “Due notti con Cleopatra” (diretto da Mario Mattoli), “Un americano a Roma” di Steno. Dopo il successo de “Il sorpasso” e “La marcia su Roma” (entrambi nel 1962), Mario Cecchi Gori gli affida la regia di “Se permettete parliamo di donne” (1963) di cui firma anche la sceneggiatura insieme a Maccari. Costante nelle sue pellicole la denuncia di una società corrotta dal denaro, dall’arrivismo, dal cinismo. Da “Il commissario Pepe” con Ugo Tognazzi (1969) a “La più bella serata della mia vita” con Alberto Sordi (1972), dal primo capolavoro (“C’eravamo tanto amati”, 1974) al film della vita (“Una giornata particolare”, 1977), dagli affreschi corali (“La terrazza” e “La famiglia”), ai ritratti storici (“Il mondo nuovo” o “Il viaggio di Capitan Fracassa”), fino alla rabbia dolorosa di “Brutti, sporchi e cattivi”con Nino Manfredi e alla nostalgia sconsolata di “Che ora è?” e “Splendor”. Entrambi scritti per Marcello Mastroianni e un singolare “figlio adottivo” di nome Massimo Troisi.
Forte il legame con l’Irpinia e la sua Trevico, dove era nato e dove trascorrerà la sua infanzia. Il Palazzo Scola, donato al Comune di Trevico dalla famiglia Scola, si è trasformato in un autentico centro culturale. A mantenere viva la memoria di Scola a Trevico l’associazione Irpinia Mia e Cinemasud che hanno promosso con il coordinamento di Silvia Scola a una rassegna a lui dedicata. Ed è proprio l’Irpinia a tornare nelle sue pellicole, da dal film “Trevico a Torino” che mette in evidenza il disagio sociale di una generazione che, per trovare lavoro, è dovuta emigrare a “C’eravamo tanto amati” offre una narrazione che richiama l’impegno di un personaggio come Camillo Marino. L’incontro sarà anche l’occasione per ricordare Rita Ucci, in prima linea nelle ttività del Centro di studi cinematografici



