C’è grande attesa nell’ambito della manifestazione “ Benevento Città Spettacolo” per il concerto in piazza cardinal Pacca, situata alla fine del meraviglioso corso cittadino con sullo sfondo la basilica dedicata alla Madonna delle Grazie. Manca qualche minuto alle ventidue quando arriva sul palco Fiorella Mannoia che intona Caffè nero bollente con cui debuttò a Sanremo nel 1981. Accompagnata dall’orchestra “Mercadante” di Altamura e dalla sua band continua con Combattente del 2016, poi con il suo parlare sciolto e chiaro afferma di essere orgogliosa di portare avanti con altre sei colleghe un centro antiviolenza che si è trasformato in Fondazione “Una Nessuna Centomila”, di cui è presidente onoraria .
Prosegue con Nessuna conseguenza sempre del 2016 e con una grande interpretazione di Io vivrò senza te di Mogol e Battisti. Ancora, con Come si cambia che presentò a Sanremo nel 1984, Le notti di maggio del 1988 scritta da Ivano Fossati, Giovanna D’arco del 1994 composta per lei da De Gregori e Il pescatore del 1980, un successo condiviso con Pierangelo Bertoli.
A questo punto sottolinea che negli ultimi anni è anche autrice e sceglie di cantare la seconda canzone da lei scritta, In viaggio del 2012, a cui è particolarmente legata. Rimarca che non è mamma, ma il testo è il risultato dei consigli e suggerimenti che avrebbe offerto ad un figlio se fosse arrivato: essere onesto, umile, approfondire la conoscenza, restare legato alla propria terra pur vivendo lontano, vivere a testa alta e con ironia. Continua dichiarando l’importanza di essere disobbedienti di fronte a imposizioni o a quanto non condivisibile e di obbedire solo alla coscienza, di conseguenza canta Disobbedire che è anche il titolo dell’album della fine del 2024 registrato in occasione dei suoi settant’anni.
Ormai è trascorsa la prima ora e ha cantato dieci canzoni. Chiede scusa se ne approfitta per parlare di Gaza ricordando che, se anche non si riesce ad incidere su una tragedia immane, occorre far sentire la propria voce in quanto un giorno si potrà dire che quanto terribilmente accadde “non fu in mio nome”. Prosegue con Il peso del coraggio, che propose come ospite a Sanremo nel 2019, conclusa con uno spontaneo tutti in piedi e una lunga ovazione a questa interprete dotata di grande sensibilità e naturale eleganza, semplice e determinata, con un timbro di voce calda, forte, che risuona nella notte della cittadina sannita. A seguire invita tutti a cantare Margherita del 1976 di Cocciante con la quale, ed espone un altro aneddoto, tanti anni fa vinse la finale di una gara televisiva dopo aver vinto tutte le puntate; aggiunge simpaticamente che dopo non ha mai vinto più niente. E poi la famosa Besame mucho, la bellissima Che sia benedetta, secondo posto al festival sanremese del 2017 e con grande intensità Sally di Vasco Rossi .
Riprende con Mariposa del 2024 e con la consueta ironia dice di voler rispettare il rito di allontanarsi e di essere chiamata per ritornare sul palco. Ed ora non può mancare, afferma, un omaggio in Campania a Pino Daniele, ed allora Terra mia, e sembra chiudere con Quello che le donne non dicono composta da Enrico Ruggeri. Riprende, invece, con Il cielo d’ Irlanda e completa davvero, senza più orchestra, con il ventesimo pezzo, Il disertore di Boris Vian del 1954; ringrazia e saluta con un modo di dire tipicamente napoletano “ la faccia mia sotto i piedi vostri”.
Poco prima di mezzanotte cala il sipario di una magica serata con canzoni che hanno trasmesso forti emozioni e spunti di riflessione, insieme ai suoi intermezzi parlati: sobri, efficaci e profondi. Si muove e balla con naturalezza e consegna intelligente leggerezza e un’interpretazione appassionata che ha coinvolto ed entusiasmato i numerosi presenti.
Felice Santoro