Ci sono storie che parlano di partenze. E poi ci sono storie che parlano di ritorni. Quella di Francesco Scolamiero di Sant’Andrea di Conza è entrambe le cose.
Dopo il liceo, il suo futuro sembrava già scritto: supera le prove universitarie per Tecnico di Radiologia sia a Roma che a Potenza. Due concorsi vinti, due porte spalancate su una carriera sicura. Ma dentro di lui c’era un’altra voce, più forte, più ostinata. Un sogno che profumava di burro, zucchero e lievito madre.
Senza fare troppo rumore, senza grandi proclami, Francesco sceglie la strada del cuore. Si iscrive alla International chef Academy of Tuscany di Siena alla sezione pasticceria. È lì che comincia davvero il suo cammino. Dopo quasi un anno di studio intenso, sacrifici e passione, esce dall’Accademia con il massimo dei voti. Il suo nome e la sua foto sono ancora oggi esposti tra le eccellenze dell’istituto. Un primo traguardo, ma non certo l’ultimo.
Terminato uno stage a Siena, compie un passo che richiede coraggio: scrive a quello che per tanti giovani pasticcieri è un mito, Salvatore De Riso, conosciuto da tutti come Sal De Riso. Chiede di poter lavorare nel suo laboratorio. Dopo una breve prova, arriva l’assunzione a Maiori.
In Costiera Amalfitana Francesco impara tanto. Osserva, studia, prende appunti. Cresce professionalmente e umanamente. Ma dentro di sé sente che il viaggio non è ancora completo. Decide così di fare un’altra esperienza e si trasferisce in un grande albergo ristorante in Val Gardenia.
Arriva il Covid. Il mondo si ferma, ma non lui. In pochi mesi diventa capo pasticciere di un ristorante a cinque stelle. Un sogno che si realizza direbbe qualcuno. E invece no. Perché il suo vero sogno ha un altro nome, un altro cielo, un’altra terra.
La voglia di tornare in Irpinia diventa irresistibile. La sua vocazione per quella terra aspra e autentica è più forte di qualsiasi carriera stellata. Francesco decide di ripartire da Sant’Andrea di Conza, il suo borgo, tra le colline sospese tra l’Irpinia e il Vulture. Terra di sudore e terremoti, di vento e di fuoco. Terra che si ritrova, intatta, nelle sue creazioni.
Le sue delizie sono opere d’artista prestate alla pasticceria. E poi c’è lui, il suo lievito madre, che cura come un bambino: lo accarezza, lo nutre, lo custodisce con la dedizione di una madre. Nulla è lasciato al caso. Il laboratorio è impeccabile, ogni dettaglio studiato, ogni ricetta pensata come un progetto.
Parlando con Francesco si percepisce subito l’amore per ciò che fa. Ma soprattutto l’amore per la sua terra. In un tempo in cui molti vanno via, lui ha scelto di restare. Di investire. Di credere. Sogna di portare il nome del suo paese più in alto delle montagne atesine che lo avevano accolto.
E le soddisfazioni non tardano ad arrivare. In silenzio, quasi in sordina, arrivano i primi riconoscimenti. I suoi panettoni, quest’anno, hanno viaggiato lontano: Svizzera, Belgio, Germania. Poi un giorno arriva un ordine inatteso: Taiwan.
Sì, proprio Taiwan.
Francesco stenta a crederci. Con lui, la sua compagna di vita e di viaggio, Maria Pia. I panettoni partono da un piccolo borgo dell’Irpinia e raggiungono l’altra parte del mondo. Ma la gioia più grande non è la spedizione in sé: è il riscontro entusiasta di chi li ha assaggiati. Parole di apprezzamento che diventano conferma, incoraggiamento, forza.
Non mancano, però, i rammarichi. «Qui non si fa squadra», dice. «Ognuno pensa per sé». Chi non ha voglia di lottare è già andato via. Ma lui no. Lui è rimasto. E continua a credere che si possa costruire eccellenza anche lontano dai grandi centri.
Da Sant’Andrea di Conza a Taiwan, passando per Siena, Maiori e le montagne altoatesine.
La storia di Francesco Scolamiero è la storia di chi ha avuto il coraggio di ascoltare se stesso. Di chi ha scelto la strada più difficile, ma più autentica.
La storia di un ragazzo che ha rinunciato a un camice per indossare una giacca bianca.
E che, impastando sogni e radici, sta portando l’Irpinia nel mondo.




