“Non ho mai creduto nel potere salvifico della poesia ma sono convinta che sia uno strumento prezioso per conoscere la realtà in cui viviamo e porci in ascolto dell’altro. Di qui la scelta del mito che ci offre una chiave per reinterpretare il nostro tempo, segnato da guerra e violenza e ritornare alle radici della nostra umanità, scegliendo la strada del dialogo”. Spiega così Maria Consiglia Alvino l’idea da cui nasce Campi di Luce, presentata presso la sede Unuci di Avellino, nell’ambito di un incontro promosso da Archeoclub e Insieme per Avellino, introdotto da Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino e moderato dal giornalista Gianluca Amatucci. E’ la professoressa Ilenia D’Oria, presidente ArcheoClub, a porre l’accento sulla forza di una poesia evocativa ed enigmatica, “che chiama ciascuno a trovare la propria luce, attraverso un itinerario che va dal microcosmo al macrocosmo, dal particolare all’universale. Un viaggio in cui miti e divinità ci accompagnano alla riscoperta della nostra intimità, ribadendo il potere dell’arte di consegnare la verità”. E’ la poetessa Assunta Sanzari Panza a sottolineare il valore di cui si carica la luce che dà il titolo alla raccolta “E’ rivelazione di un altrove non visibile nell’immediato, c’è nei suoi versi una brama di luce che si nutre anche di ombre e chiaroscuri. Ad alternarsi classicità e modernità, mito e realtà, attraverso un percorso che dal sé abbraccia una realtà più vasta, fino a giungere al divino, capace di aprire nuovi spazi di luce”. Sanzari Panza pone l’accento su una “poesia lirica e discorsiva, fortemente ragionativa, che si illumina di sensi altri”, evidenziando come la musicalità dei versi sia parte integrante della raccolta, attraverso un’attenta costruzione sintattica, fatta di inversioni colte ed enjambements che richiamano la raffinatezza ellenistica”. La giornalista Floriana Guerriero si sofferma sulla centralità della natura nella raccolta, raccontata nella sua bellezza e nel suo mistero, una natura che vive dell’osmosi tra spazio interiore ed esteriore “La natura finisce per rivelare una parte di sé a chi la guarda o per farsi correlativo oggettivo di sensazioni e stati d’animo. Nella descrizione di spazi e paesaggi Alvino non sceglie mai immagini stereotipate, ma attraverso personificazioni, ossimori, sinestesie ci rivela come anche un tramonto può dischiudere la luce. Centrale anche il tema della memoria, basta un’immagine, un viaggio, un fiore a richiamare ricordi, istanti significativi della nostra esistenza, a partire dal tempo privilegiato dell’infanzia”. E’ quindi l’autrice a ricordare come sia stato Armando Saveriano a incoraggiarla a pubblicare i suoi versi “Ho sempre scritto poesia ma avevo pudore a pubblicare i miei versi, pensando valessero poco. E’ stato lui a suggerirmi il titolo ‘Campi di luce’, anche se la raccolta è uscita dopo la sua morte, a sottolineare la tensione che attraversa i versi a vedere la realtà come manifestazione di ciò che non sempre percepiamo. Inoltre, mi piaceva l’idea che ‘campi di luce’ fosse anche un’espressione legata alla fisica e tutti siamo campi di luce”. Chiarisce come “ho sempre cercato di usare la poesia per fare esercizio di presenza, per stare dentro la realtà, dai paesaggi dell’Alta Irpinia a Montevergine. Sono convinta che la poesia nasca dallo sguardo e dall’orecchio”. Spiega come uno dei sentimenti dominanti sia “la nostalgia, il desiderio di tornare a qualcosa che non c’è”. Confessa il legame con poeti come Montale, Amelia Rossetti, Antonia Pozzi e sottolinea come “nella mia poesia ho sempre cercato di mettermi in discussione. Oggi, quando scrivo, cerco di andare al di là della prigione dell’io, abbracciando una prospettiva oggettiva, universale”. E ricorda come “Non si può sopravvivere, si deve vivere, ciascuno deve scoprire la propria vocazione e donarla agli altri, c’è bisogno di tempo per tornare alle radici di noi stessi, quello che è tempo liberato e non libero”. Particolarmente apprezzati i momenti musicali affidati alla corale “Le Bellezze della musica” diretta dal Maestro Giuseppe D’Amore. Protagonista anche l’arte con l docente Emanuela Conforti che ha illustrato le opere di Marcella Emma Acone, esposte in sala, in cui a dominare sono il bianco e nero e la luce diventa una sorta di rifugio, capace di restituire speranza.





