Una notte di musica capace di trasformarsi in una festa collettiva, tra ritmi coinvolgenti, libertà di ballare sotto il palco, aneddoti e racconti. I Funk Off, protagonisti dell’ultimo concerto firmato Sound Park, organizzato dall’amministrazione comunale uscente con la direzione artistica di Luciano Moscati, arrivano sul palco suonando, in una processione di ritmi e sonorità, come la più classica delle marching band e più volte scendono in platea, scherzando con il pubblico. Dario Cecchin, anima della band, dialoga e gioca con gli spettatori, trasformandoli in un coro a quattro voci, chiedendo loro di accompagnarli con il battito delle mani, ricordando come la tappa avellinese sia l’ultima di una mini tournee al Sud Italia “Poichè qualcuno di noi non vedeva l’ora di mangiare la zizzona, l’abbiamo chiamato zizzona Tour”. Racconta di essere per la prima volta ad Avellino “O meglio ci sono venuto una volta a vedere una partita, Avellino-Fiorentina, finì 0-0”. E capita anche nel racconta Avellino finisca per confondersi con New Orleans, la terra del jazz “dove sognavo di andare con i Funk Off. Ci sono andato da solo, in compenso siamo venuti ad Avellino”.
Ad accompagnarlo una band capace di virtuosismi ma anche di non prendersi troppo sul serio, musicisti bravissimi e affiatati come pochi, che trasmettono energia pura ma che sanno tenere il palco, superando i limiti legati all’esibizione in una postazione fissa, accompagnati dalla voce calda e bellissima di Nadyne Rush. A colpire la varietà degli strumenti dal sax alla tromba, dalla batteria alla gran cassa, capaci di fondersi in maniera perfetta, senza che nessuno si sovrapponga agli altri, tra note funky, jazz, soul fino ad abbracciare ritmi pop. Una scommessa nata quadi 30 anni fa, quella dei Funk Off, che si esibiranno anche in Giappone, capaci di mescolare influenze molteplici nei loro brani frizzanti e carichi di ironia, a partire dai titoli, come nel divertentissimo “Shangai talks” in cui le note evocano le sonorità del Giappone, accompagnate, come precisa Cecchini, dal movimento della mano degli spettatori che richiama quello dei gatti e si fa auspicio di guadagno. Fino alle note più malinconiche “E’ come quando ti chiedono come stai in inglese e rispondi ‘it’s ok’ con un filo di voce”. Alla fine sono gli stessi musicisti a chiedere al pubblico di venire a ballare sotto il palco, Dario scherza sui freni inibitori del pubblico “Sappiamo che tutti muoiono dalla voglia di farlo ma pochi hanno il coraggio. Dovete lavorare sui vostri freni inibitori”. Per loro una standing ovation e la certezza che si potrebbe stare ad ascoltarli per ore. Una serata che conferma la capacità della musica di unire, abbattere barriere, regalando una serata speciale a una città che appare ancora smarrita ma che sa ritrovarsi quando si confronta con energia e bellezza. Sul palco, insieme a Dario Cecchini, band leader, sax baritono – Giuliano Teofrasto, tromba – Nicola Cellai, tromba – Emiliano Bassi, tromba – Sergio Santelli, sax alto – Tiziano Panchetti, sax alto – Andrea Pasi, sax tenore – Claudio Giovagnoli, sax tenore – Giacomo Bassi, sax baritono – Nicola Cipriani, sax baritono – Saverio D’Errico, sousaphone – Francesco Bassi, rullante, rhythm section coordinator – Alessandro Suggelli, grancassa – Luca Bassani, piatti – Daniele Bassi, percussioni – Special Guest: Nadyne Rush, voce




