“Questo libro è un invito a non dimenticare che dalla fine può nascere la luce, che il passato può essere generatore di senso ed è sempre possibile ricominciare”. E’ la dirigente scolastica Antonella Pappalardo a soffermarsi sul senso del romanzo di Anna Mitrione, “Il bar del Mattino Tardi”, Le Giraffe di Robin edizioni, nel corso del confronto al Circolo della stampa. “Ciascuno – prosegue Pappalardo – ha un luogo dell’anima, proprio come il Bar del Mattino Tardi, in cui il passato ritorna, in cui continuiamo ad ascoltare le parole non dette. E’ una dimensione che ci restituisce a noi stessi. L’autrice ci ricorda che c’è sempre spazio per perdonare, per ricominciare, non dobbiamo averne paura ma solo rallentare ed ascoltare noi stessi proprio come fanno i personaggi che si alternano al bancone del bar, ciascuno con le sue paure e sofferenze”. Un libro che, spiega Pappalardo, è anche il racconto dei momenti solo apparentemente marginali che scandiscono le nostre vite, momenti che danno senso al nostro esistere, che ci aiutano a ritrovare fiducia in noi stessi, a sentirci meno soli, a capire ciò che sentiamo, proprio come il rito del caffè o della chiacchiera al bar. E’ lì che si intrecciano storie di uomini e donne costretti e fare i conti con le sofferenze che sempre la vita pone davanti, dai debiti con gli strozzini alla paura di non essere all’altezza di crescere da soli le proprie figlie, da giovani che non si sono mai sentiti nel posto giusto a mariti schiavi di vanità e apparenza. Uomini e donne che in quel luogo trovano il coraggio di fare i conti con loro stessi, di prendere decisioni o spogliarsi del superfluo. In quello spazio fuori dal tempo trascorre le sue ore, ormai stanca del vivere, Lucia, donna che beve Aglianico, ha perso l’uomo che amava in circostanze misteriose e ha un dono: riesce a parlare con i morti. E’ lei insieme al barista Giggino insieme ai clienti abituali Eligio, Tonino e alla signora Battista a farsi testimone delle tante storie che popolano quella città, “una galleria invisibile di anime resistenti”. E sarà anche lei a dover fare i conti con la verità che ritorna, trovando il coraggio di ascoltare i sogni e sè stessi. E’ l’autrice a sottolineare come “Nel romanzo ci sono il passato e il presente di Avellino, ‘una città che non c’era più o forse non aveva mai avuto pace’, dal terremoto agli scandali al Comune, una città che vuole liberarsi da corruzione e giochetti. Ma ci sono anche le piccole causalità che ci hanno portato ad essere ciò che siamo, i pettegolezzi, le bestemmie ma anche rivelazioni, intuizioni, che ci aiutano a conoscere noi stessi, poichè non ci conosciamo mai veramente, Mi piaceva l’idea di raccontare, attraverso il Bar del Mattino Tardi, i piccoli riti quotidiani ma anche fatti e personaggi che finiscono per appartenere a tutti. Dalle chiacchiere da bar che ascoltiamo ogni giorno alle storie di solitudini, amori e amicizie”. Uno spazio in cui nessuno resta straniero a lungo, capace di avvolgere in un caldo abbraccio, dove “l’aria aria aveva il calore di un ricordo dimenticato e il profumo di arance secche, di caffè e di parole mai dette”, ma anche di riportare alla luce verità e speranze che sembravano svanite. I sogni di Lucia si fanno così autentici presagi riguardanti non solo la sua vita, ma i nodi irrisolti del passato di uomini e donne, che varcano la soglia del bar, per comprendere che “il nono presagio non era la scomparsa. Ma la ricerca. Quella più difficile. Quella di sè”.




