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Il coraggio di Saverio Festa, intellettuale autentico

di Felice Santoro

Sei anni fa, il ventotto marzo del 2025, Saverio Festa  ha lasciato questo mondo. Riservato, profondo, sensibile, di grande umanità e di cultura straordinaria. Un vuoto incolmabile. Schivo, sui confini, dove il pensiero e le culture si incrociano, è lì che amava soffermarsi . Una filosofia politica che non poteva prescindere dalle  giornate trascorse nella “sua” università salernitana, dove è rimpianto da tanti, colleghi e studenti di ieri e di oggi, a cui è arrivata l’eco vasta del suo insegnamento, maieutico, di impronta socratica.

Studente liceale appassionato, formazione cattolica, emersa negli anni della contestazione giovanile e nel suo sessantotto, vissuti alla Cattolica; legami forti con Urbino, con il suo maestro don Italo Mancini, la rivista Hermeneutica e il filosofo della religione Piergiorgio Grassi, con il periodico Filosofia e Teologia  e la stima reciproca con il filosofo torinese Ugo Perone.                                                                                                                                                                      Imprescindibile il rapporto con la sua città da elevato conoscitore di Dorso alla collaborazione con il Centro  intitolato all’illustre meridionalista, la rete con la Cgil e con l’Osservatorio Vardaro, il giuslavorista amico storico, con cui condivise la straordinaria stagione culturale degli anni settanta : Arci Musica Incontro. Gli si deve  l’arrivo in città di Massimo Cacciari, in seguito  inventa  “Il Borgo dei Filosofi”, la sua creatura, con la filosofia che entra nel quotidiano dei piccoli paesi, e giungono in Irpinia nomi prestigiosi, da Bauman a Todorov, ed intanto cura il rapporto anche con gli ambienti  avellinesi  vicini a don Gerardo Capaldo.  Notevole la riflessione sul pensiero mitteleuropeo,  la sua  “teologia politica”, ed in questo caso l’interlocutore principale è Tommaso La Rocca, docente a Ferrara. Inoltre, la relazione  con l’area cislina più avanzata attraverso  la casa editrice Edizioni Lavoro, in particolare con il suo direttore Mario Bertin, e la collaborazione con Via Po, l’inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro;  redattore del Tetto, il periodico di Napoli dei cattolici di sinistra, a cui tanto teneva, e si preoccupava della sua diffusione; scriveva  con entusiasmo su Rocca, espressione della Pro Civitate Christiana di Assisi.

Daniela Calabrò, sua collega a Fisciano, di cui ha sempre avuto una particolare considerazione, cura la Fondazione a lui dedicata, che ha iniziato le attività nell’ottobre del 2023 con una lezione magistrale del napoletano Roberto Esposito, della Normale ; nel gennaio del 2025, presso l’Istituto Italiano di Studi Filosofici, ultimo incontro  in ordine di tempo, con Donatella Di Cesare, ordinaria di filosofia teoretica alla Sapienza. Ed ancora, le passioni non tanto nascoste, a cominciare dal calcio, con il tifo per il Milan che lo portava  a seguire la squadra anche negli stadi.

E’ stato un intellettuale  di dimensione europea, e nello stesso tempo lo si vedeva  passeggiare  tranquillamente  per il corso cittadino a discutere soprattutto dei problemi della città. Innumerevoli  gli incontri che lo hanno visto in prima linea, sollecitato per trasmettere in modo umile ma intenso  un pensiero lucidamente critico. Stava lavorando sui temi del federalismo  e del regionalismo differenziato, si riprometteva di approfondire il ruolo della pubblica amministrazione e lo sviluppo del Mezzogiorno.

Un pensatore locale e globale insieme, che pur di fronte a grandi scenari non ha mai abbandonato i suoi territori. Senza mai proporsi, ma tanto richiesto. Amava fare passi indietro, non amava apparire. Il suo sguardo lontano, anticipatore e accompagnatore dei  processi, negli ultimi periodi  la dimensione accentuata di meridionalista, le analisi sempre acute e sorprendenti  spingono  alla formazione di un giudizio meditato sui fatti e a una cultura del confronto, del dialogo e della partecipazione.

La sua freschezza, la sua ironia, anche le sue ingenuità continueranno ad allietare i momenti di vita di ognuno;  Il suo ricordo è un invito costante a pensare, capire, valutare, sognare ed affianca  i passi incerti del comune cammino in una società frammentata.

Mancherà sempre alla modernità una rigorosa coscienza critica, a tanti  il contatto con la voce amica, che aiuta a riflettere senza arroganza,  ti orienta  senza invadere, ti guida senza che te ne accorga, che poi ti lascia andare da solo. E noti il suo sorriso, abbozzato. Soddisfatto.

 

 

 

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