E’ stata una cerimonia partecipata e carica di suggestioni quella con cui, nella Chiesa Cattedrale, la comunità cristiana di Avellino composta da bambini, ragazzi e famiglie si è radunata per celebrare i Santi Patroni della Città, Modestino, Fiorentino e Flaviano. A tutti i fedeli è stato consegnato un tronchetto di legno benedetto. Su quel legno ciascuno ha scritto una parola diventata “parolaccia”, un’espressione cattiva o una parola capace di ferire.
Al termine della celebrazione, ai piedi del sagrato, è stato acceso il fuoco in onore di San Modestino. Tutti hanno quindi gettato nel fuoco il proprio tronchetto, inciso con una parola da non dire. Un gesto per ribadire che il fuoco non è solo distruzione: è anche purificazione. Bruciare quella parola ha significato dire: non voglio che questa parola bruci le persone che amo, preferisco che bruci qui.
A San Modestino la preghiera di “aiutarci a parlare da cristiani: con verità, ma senza ferire; con forza, ma senza violenza; con libertà, ma senza volgarità – ha sottolineato il vicario Don Pasquale – Perché una comunità si riconosce non solo da ciò che crede, ma anche da come parla. E nel suo giorno abbiamo scelto di imparare a parlare meglio”.



