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In piazza il popolo della pace: necessario far sentire la nostra voce. Basta con gli investimenti sulle armi

Sceglie di far sentire la propria voce il popolo della pace. Lo fa con un corteo di centinaia di persone che vede protagonisti giovani e meno giovani, sindacati associazioni che sfila lungo Corso Vittorio Emanuele. In prima linea anche il mondo della scuola con uno striscione su cui campeggia il no deciso a ogni guerra.

Da Apple Pie ad Arci ed Emergency in tanti hanno voluto essere presenti. “Basta guerre” è il grido che risuona. Giovanni Capobianco dell’Anpi sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle due tragedie. Non dobbiamo abituarci alla violenza. Dobbiamo reagire e questa reazione deve partire dal basso”. Non nasconde la propria amarezza di fronte alle immagini delle cariche della polizia nei confronti dgeli studenti “Che vergogna, come si fa impedire agli studenti di manifestare? Possiamo davvero dire che il governo italiano si sta comportando da fascista”.

Franco Fiordellisi della Cgil spiega come “Non può esistere un’economia basata sulle armi, bisogna investire su istruzione e sanità. Ecco perchè il popolo della pace deve affermare la sua forza. In un tempo difficile come quello in cui viviamo oggi è inaccettabile che si spendano tanti soldi per ammazzare. Dobbiamo garantire il rispetto dei diritti della Costituzione”. E sugli studenti colpiti dai manganelli “Non possiamo vivere in uno stato di manganello e di guerra, è l’essere umano ad essere sconfitto di fronte alla violenza”. La preside Mirella Napodano della Comunità “Laudato si'” ribadisce come “la pace comincia da noi, dal dialogo ma dobbiamo fare qualche passo in passo in più. Come Comunità Laudato sì stiamo lavorando a pratiche concrete per favorire la pace come il disinvestimento dei fondi che alimentano le armi. Dobbiamo fare un esame di coscienza, se non sappiamo dove fanno a finire i nostri soldi meglio non investire fondi perchè quei soldi potrebbero alimentare la produzione di armi”.

Stefano Iannillo dell’Arci chiarisce come “Abbiamo partecipato a questa manifestazione per rivendicare il cessate il fuoco in tutti i conflitti, da quello in Ucraina che dura ormai da due anni a quello nella striscia di Gaza. Vorremmo che il nostro governo pronunciasse parole di chiarezza. Dobbiamo fermare il genocidio in Ucraina, la guerra non può essere un mezzo di risoluzione di controversie internazionali”.

Mara Lo Russo di Emergency sottolinea come “Siamo circondati da conflitti mentre è indispensabile affermare la pace e la libertà di manifestare. Alle immagini delle manganellate di Pisa e Firenze dobbiamo rispondere con forza. C’è bisogno di una presa di consapevolezza per tornare ad alimentare una cultura di pace”.

Carmine Corsetto di Apple Pie ricorda come sono troppe le guerre dimenticate, da quila necessità di scendere in piazza ma sono tante le testimonianze che si alternano nel corso dell’incontro, da Rita Nicastro a quelle di giovani immigrati che hanno scelto di credere in un futuro di pace. Antonio Soldi del Collettivo Studentesco rivendica la necessità di scendere in piazza per difendere i diritti degli ultimi, a partire dal popolo palestinese per “il quale è in corso una vera pulizia etnica da parte dello Stato d’Israele. La libertà dei palestinesi vale quanto la libertà nostra e di ogni altro popolo. Non possiamo scegliere la strada dell’indifferenza”. Infine l’incontro con il popolo dei trattori lungo Viale Italia per poi raggiungere lo spazio antistante la chiesa di San Ciro

 

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