“Anche grazie a Striscia la legalità è tornata di moda. Ho toccato con mano le trasformazioni del tessuto sociale di Napoli e dell’hinterland. Molti di quegli stessi che erano rassegnati al malaffare, hanno compreso quanto alcuni comportamenti finiscano per distruggere i nostri territori, per essere pericolosi per tutti. Ecco perchè non possono più essere tollerati”. E’ l’inviato di Striscia Luca Abete, introdotto da Nadia Testa, presidente dell’associazione Stravinsky, a raccontarsi all’interno di ‘The per te’, lo spazio di confronto promosso dall’associazione Stravinsky nella Sala delle Arti di Manocalzati, nell’ambito della rassegna “Innamorati della musica”. Una chiacchierata col pubblico conclusa dal concerto del pianista Andrea Bacchetti. “Grazie ai social – spiega Abete – ciascuno può trasformarsi in inviato, riprendere con un cellulare un comportamento che scaturisce dall’infrazione di una legge e pubblicarlo. E’ come se avessimo un piccolo esercito di guerrieri della legalità. Certo, esporsi non è facile, noi di Striscia ci mettiamo le faccia e dobbiamo pagarne a volte le conseguenze”. E ammette “La paura c’è sempre poichè ci si trova spesso in situazioni delicate. Sono, però, i telespettatori, poi, a dare forza alle nostre battaglie. Dalle Vele di Scampia ai campi rom, ho sempre cercato il dialogo anche con i principali bersagli dei miei servizi. E loro stessi mi hanno sempre percepito come quello che si occupava dei problemi, hanno compreso che agivo sempre con l’obiettivo di potenziare i servizi, dai trasporti alla sanità. Sono orgoglioso, ad esempio, di aver contribuito a migliorare l’assistenza sanitaria. Certo, i problemi ci sono ancora ma siamo riusciti a sradicare comportamenti diffusi, legati a reti criminali, penso alla Terra dei Fuochi, al caso del depuratore di Cuma che sversava sulla spiaggia, ai parcheggiatori abusivi, a cui abbiamo rubato le auto o alla pessima abitudine di non usare il casco in motorino tra i ragazzi. Sono sempre partito dall’idea che una denuncia banale spegne lo sdegno mentre una provocazione suscita stupore e dunque accende attenzione sul problema” E sottolinea come “Antonio Ricci ha trasformato non solo la televisione ma anche la società, puntando sull’idea della microcamera per smascherare truffatori”. Spiega di essere sempre stato un rompiscatole “mi è sempre piaciuto abbattere gli schemi e attraverso l’esperienza di Striscia ho dimostrato che si combattono battaglie con coscienza e onestà si può arrivare ovunque. Sono partito da una trasmissione per i piccoli, in onda sulle tv locali, come Marameo, dove ero un animatore e facevo divertire i bambini, per approdare a Striscia. Ed è stato proprio ad Antonio Ricci che ho voluto chiedere consiglio, quando ho cominciato questo lavoro, mi ha incoraggiato a non dimenticare ‘mai il clown che c’ è in ciascuno di noi”. Ed è quello che cerco di fare. Proprio come il clown dona un sorriso agli altri, cerco di donare un sorriso ai telespettatori, partendo dall’ascolto delle loro segnalazioni e problemi”.
Da questa stessa volontà di ascolto è nata la campagna “Non ci ferma nessuno” nel corso della quale Luca ha incontrato oltre 100 mila studenti universitari e non solo, per provare a parlare con loro di paura, resilienza, solitudine. “Siamo partiti dalle sconfitte per cercare di comprendere come convertirle in punti di forza. Inizialmente nelle università mi temevano, pensavano che volessi denunciare questa o quell’altra mancanza, poi la campagna ‘Non ci ferma nessuno’ è diventata una piccola rivoluzione, grazie alla grande partecipazione dei ragazzi. Ho coniato una parola nuova, il rialzismo, per insegnare loro che prima o poi si va incontro alla caduta ma bisogna riuscire a rialzarsi. Amo la comunicazione e sono convinto che possa rappresentare un toccasana per migliorare la vita delle persone. Ecco perchè ho cercato di accorciare le distanze, di parlare di me stesso e ho compreso che i giovani avevano bisogno di una parola amica. Sento molto la responsabilità di lanciare un messaggio alle nuove generazioni”.
Racconta come “Fino al Covid, l’impressione che avevo nell’incontrare i giovani era che fossero come burattini, decisi a fare del loro meglio per accontentare gli altri, più perfetti che veri. Poi, i ragazzi si sono trasformati, hanno compreso che il loro benessere mentale contava più del raggiungimento del traguardo. E così hanno cominciato a raccontarsi, senza timori, una ragazza ha rivelato di aver tentato il suicidio, un’altra studentessa di aver visto il padre uccidere la propria madre. Quando hanno capito che dall’altra parte c’era ascolto hanno avuto voglia di parlare. Abbiamo, persino, inventato il Golden Buzz della solitudine, un singolare pulsante che abbiamo sistemato davanti alle Università ed è diventato un luogo di ritrovo per tanti”. Racconta come “non sono mai andato via dall’Irpinia, vivo qui anche se sono sempre in giro a fare servizi o chiuso in casa a lavorare. Ho creato qui una società di produzione in cui lavorano anche ragazzi di Avellino. Considero questa città la mia tana, qui mi conoscono tutti e posso condurre una vita quasi normale”. Confessa di amare molto la musica “Abbiamo realizzato un brano con un’etichetta discografica che riunisce tutti gli insulti delle canzoni dei tiktokers. La musica è una forma di comunicazione, è un veicolo straordinario per dialogare con i giovani”. Quindi tocca a Bacchetti emozionare il pubblico con un viaggio suggestivo da Bach a Listz, da Morricone a Moonriver. Un flusso sonoro senza fine che cattura gli spettatori per la maestria e l’intensità di esecuzione. Un volto, quello di Andrea, popolarissimo per le sue collaborazioni alla trasmissioni Tiki Taka di Chiambretti, autentica stella del panorama musicale internazionale. Uno straordinario interprete che conquista il pubblico anche per la sua schiettezza e il suo estro, raccontandosi a partire dalla passione per la musica e il suo pianoforte.





