di Paolo Speranza
“Omaggio a Giglia Tedesco” è il titolo della giornata di ricordo e di studi in onore della senatrice di origine irpina (da un’illustre famiglia di Andretta), nel centenario della nascita, che è stata protagonista per tutto il secondo Novecento della storia politica italiana, come dirigente del Pci, e in particolare delle conquiste delle donne. Anche il “Corriere dell’Irpinia” partecipa al ricordo di questa straordinaria personalità della politica e della cultura in Italia con questo ricordo.
E’ stato quasi vent’anni fa, nel fertile biennio 1997-98, che l’Irpinia cominciò a riscoprire la sua memoria storica, a riflettere sull’identità, a elaborare un nuovo immaginario. Riemersa a fatica e con mille cicatrici dalle ferite dell’Irpiniagate e dalle nebbie di un ventennio di ubriacatura politica tutta schiacciata sul presente, la comunità di questa provincia cominciò a ragionare su nuove prospettive (economiche, culturali, turistiche, ambientali) recuperando un passato prossimo troppo presto rimosso e invece ricco di sorprendenti motivi di interesse, dedicandosi finalmente a ritessere il filo ormai logorato con protagonisti dimenticati e illustri figli lontani.
Tutto in due anni, o poco più, con un filo conduttore che arriva fino ad oggi: la riscoperta della tradizione cinematografica, con il recupero del film La donnaccia a Cairano, delle radici di Vincenzo e Sergio Leone a Torella dei Lombardi e, a “Castellarte” e Avellino, della storia del “Laceno d’Oro” e dei suoi dioscuri Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio; gli inviti nella terra d’origine a protagonisti assoluti della cultura italiana, da Ettore Scola a Lina Wertmuller e, più avanti, ad Antonio La Penna; la riscoperta, a partire dalla sua Andretta, di un intellettuale e poeta, forse il maggiore del ‘900 in Irpinia, come Pasquale Stiso; le nuove ricerche sulla straordinaria e tumultuosa stagione dell’occupazione delle terre in Alta Irpinia, della incisiva presenza degli antifascisti al confino, della letteratura di viaggio nelle aree interne, e così via.
Per lunghi tratti di questo percorso inedito, e in alcuni dei suoi snodi più importanti, Giglia Tedesco è stata una compagna di viaggio tanto umile e discreta quanto autorevolissima e determinata. Quel suo “Mi hai convinto: verrò ad Andretta per ricordare Pasquale Stiso e Peppino Rizzo!”, esclamato al telefono nell’estate del ’98, mi resterà sempre impresso nella memoria come una lezione di nobile umanità. E Giglia, per commemorare i due compagni di un tempo, arrivò ad Avellino da Roma con il pullman di linea, senza auto blu (lei che era stata vicepresidente del Senato) o assistenti del partito ad accompagnarla, con la stessa semplicità e l’entusiasmo che aveva mostrato, giovanissima, nella campagna elettorale del ’53 che la vedeva per la prima volta candidata alla Camera, percorrendo paese per paese l’Irpinia di suo padre Ettore e del nonno ministro Francesco Tedesco, figli illustri dell’ex “cavillosa” Andretta. Ora ad Andretta tornava per ricordare il sindaco-poeta Pasquale Stiso a trent’anni dalla scomparsa, accogliendo l’invito della Provincia (presidente Anzalone, assessore alla cultura Moricola) ma, soprattutto, dei militanti del Pci/Pds di Andretta (la giovane segretaria Teresa Stiso, gli ex assessori Gigino Acocella e Luciano Di Paola, il docente Pasquale Guglielmo ed altri) con i quali rinnovò in quell’occasione il suo rapporto di familiarità e di rigoroso sostegno politico. La stessa cordialità riservò a Camillo Marino, con il quale si era sciolta in un caloroso abbraccio al suo arrivo a Palazzo Caracciolo, “antico” e mai dimenticato compagno di militanza (insieme a cineasti come Lizzani e Pontecorvo) nella federazione giovanile comunista, in tempi di durissimo impegno politico ma anche – rivelò con divertita nostalgia Giglia – di parentesi di sana goliardia. A Stiso, nel primo libro in sua memoria (Terra d’Alta Irpinia) e nelle Giornate Storiche Andrettesi del ’98, Giglia Tedesco dedicò parole nobili, concluse da un verso di Montale (“La tua forma passò di qui, poi si sciolse come un sospiro – intanto, in te la luce ancora trovava luce”), che commossero la famiglia del poeta e l’intera comunità di Andretta e conferirono senso e prestigio ad un’operazione di buona politica e cultura.
Da allora, nonostante gli impegni da primo presidente nazionale del Pds, Giglia Tedesco non avrebbe perso occasione per far sentire la vicinanza alla sua Irpinia, che in realtà non aveva mai dimenticato, come rivelano le sbiadite fotografie del ’53 sul “Progresso irpino” e quell’immagine del ’74 ad Ariano Irpino, durante la campagna per il divorzio, accanto alla professoressa Cecilia Valentino e ad altri militanti del Pci. Pochi mesi dopo la memorabile giornata di Andretta, ecco Giglia di nuovo in prima fila a un altro evento di massa, stavolta una festa, per gli 80 anni di Stefano Vetrano, altro compagno di battaglie politiche e ideali con cui aveva stima e familiarità. “Sono contenta di essere qui: una festa così, con tanti amministratori e cittadini da ogni parte della Campania, il segretario nazionale del PDS se la sogna…”, mi sussurrò con la sua lucida ironia, seduta (e da tutti riverita) su una poltrona dell’Hotel de la Ville di Avellino.
Tre anni dopo, il “gruppo di Andretta” si sarebbe ritrovato ancora a parlare di Irpinia e di lotte contadine, di errori storici ma soprattutto di utopie e di ideali, stavolta a Roma, per presentare il libro della Cgil di Avellino sull’occupazione delle terre in Alta Irpinia. Giglia Tedesco fu ancora una volta, con il suo alto profilo politico e la brillante vis oratoria, la protagonista assoluta di quella serata indimenticabile, che vedeva riuniti al Centro Studi “Gianni Bosio” diretto da Alessandro Portelli, dirigenti della Cgil e militanti della sinistra altirpina, insieme a studiosi del valore di Portelli, Gianni Giadresco, Alessandro Sanzo e ad un artista del prestigio di Ettore de Conciliis.
L’apporto di Giglia Tedesco Tatò a questo filone di iniziativa e ricerca, nato nell’area della sinistra politica ma rivolto all’Irpinia intera, non è stato, tuttavia, solo il frutto di una generosa disponibilità sotto il profilo umano da parte di una persona di nobili sentimenti e pensieri. Determinante è stata anche la sua profonda dimensione politica, della politica concepita nel dopoguerra: confronto, e spesso scontro, ideologico anche serrato, ma sempre rivolto a coniugare politica e cultura, memoria storica e proiezione al futuro, avendo come stella polare l’interesse generale e soprattutto delle classi più umili e dei territori più discriminati. Una straordinaria testimonianza di buona politica, quella di Giglia Tedesco, che la comunità dell’Alta Irpinia non ha mai dimenticato e volle onorare ad Andretta nel 2016, decennale della scomparsa.




