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Peppe Battaglia racconta l’esperienza di rieducazione di un gruppo di detenuti a Tufo. Mele: necessario immaginare pene alternative al carcere

Sceglie di raccontare l’esperienza straordinaria di un gruppo di detenuti, coinvolti a Tufo in progetti sociali il libro di Peppe Battaglia, “La libertà è un organismo vivente”. Una esperienza capace di costituire una comunità di detenuti politici determinati nel loro progetto di ritorno alla vita sociale grazie all’accoglienza del territorio irpino. Comunità di Servizio Sociale dei detenuti era il nome dell’associazione che organizzò un laboratorio in Carcere, capace di tradursi in realtà concreta a Tufo con la realizzazione di articoli di pelletteria, il cui ricavato veniva devoluto a sostegno Questo pomeriggio, alle 19, la presentazione del volume, presso la sede dell’associazione Lsd (Libero Spazio d’arte). A confrontarsi con l’autore il direttore Gianni Festa, Luigi Fandelli, ex direttore Carcere Bellizzi e Carlo Mele, Garante dei detenuti della provincia di Avellino, Battaglia è stato tra i fondatori del primo gruppo di lotta armata in Italia denominato “III Gap” (noto con la denominazione giornalistica “XXII ottobre”), arrestato negli anni 70 e ospitato in ben ventidue carceri italiani.  Il suo volume “La libertà è un organismo vivente” diventa l’occasione per rilanciare l’emergenza carceri tra sovraffollamento, alto tasso di suicidi, al centro di un acceso dibattito politico.

E’ Mele a spiegare come raccontiamo in questo volume un’esperienza vissuta negli anni ’80, “che si è consolidata e ha dato frutti importanti. Vogliamo ribadire che non può e non deve finire tutto con il carcere. La pena, secondo la Costituzione, deve rieducare, una rieducazione possibile attraverso la scuola, le attività professionali, i laboratori d’arte o di teatro. Diventa fondamentale che il tempo trascorso in carcere sia utilizzato per migliorare sè stessi. Troppo spesso, però, mancano le risorse. Ecco perchè diventa fondamentale immaginare pene alternative al carcere, per le quali la recidiva cala al 15%. Chi sconta la pena in maniera differente dal carcere ed è accompagnato in un percorso di rieducazione più difficilmente torna a delinquere”

 

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