di Franco Fiordellisi
Il 28 Febbraio di quarant’anni l’assassinio di Olof Palme, la sua figura continua a parlare al presente. Non come icona nostalgica di una socialdemocrazia perduta, ma come riferimento politico concreto per chi intende affrontare un tempo di frattura profonda: sociale, economica, geopolitica, innoarticolare per le aree interne e periferiche.Una coincidenza drammatica, nel giorno in cui ricordiamo l’uccisione di Palme, uomo di pace, il mondo assiste a una nuova escalation militare con l’attacco di Stati Uniti e , Israele contro l’Iran. La coincidenza temporale è simbolicamente potente: mentre si commemorano quarant’anni da un assassinio politico che segnò un’epoca, la guerra, è di nuovo, normalmente, usata come strumento ordinario di regolazione dei conflitti internazionali.Dal neoliberismo all’autoritarismo L’avvento di Reagan e Thatcher negli anni Ottanta inaugurò una stagione di egemonia neoliberale: deregulation, riduzione del welfare, primato del mercato. Oggi, figure come Trump, Netanyahu, Orbán e Milei rappresentano un passaggio ulteriore: da un liberalismo estremizzato a forme di nazionalismo autoritario che svuotano progressivamente gli spazi democratici. E così diceva “Per noi la democrazia è una questione di dignità umana. E la dignità umana è la libertà politica”La lezione di Palme. Olaf Palme non fu un amministratore dell’esistente, ma un riformatore radicale. Costruì un welfare universale come architettura dell’eguaglianza. Non assistenzialismo, ma diritti sociali strutturali: scuola, sanità, casa, lavoro.Pertanto oggi è fondamentale riprendere i suoi insegnamenti nella nostra terra, nelle aree interne sono un concreto programma politico e sociale. La lezione politica, si traduce in difesa del Servizio Sanitario Nazionale, welfare dell’infanzia come infrastruttura democratica, diritto all’abitare, scuola di prossimità nelle aree interne, politica industriale territoriale e centralità del lavoro come struttura di senso.Una sua frase era “Il capitalismo è una pecora che va periodicamente tosata, ma non ammazzata.” Ma c’è da dire che il nuovo capitalismo delle big tech e multinazionali delle armi non si fa avvicinare neanche per accarezzarle e per questo servono istituzioni democratiche solide ed azioni multilaterali. Nel tempo che stiamo attraversando, di prevaricazioni e paure, il socialismo, il pensiero e l’azione di Olaf Palme non è nostalgia ma progetto reale e concreto. Riformista e rivoluzionario: questa sintesi definisce Olof Palme e può definire una nuova stagione politica per la Campania e per le aree interne. Perché “Politica è voler cambiare la società, non amministrare l’esistente.”




