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La Penna, l’omaggio di Bisaccia e Sant’Angelo dei Lombardi. Quando Bianco lo definì “il De Sanctis dei nostri tempi”

E’ il ritratto di un autentico maestro ad emergere dai messaggi di cordoglio dedicati al latinista e critico letterario Antonio La Penna, scomparso ieri a Firenze all’età di 99 anni. E’ l’amministrazione comunale di Bisaccia a rendergli omaggio, a conferma del legame forte che esisteva tra lo studioso e l’Irpinia. Il sindaco Marcello Arminio e l’amministrazione hanno voluto ricordare il cittadino onorario di Bisaccia che non aveva mai reciso il legame con la propria terra con un manifesto dedicato a “uno dei più illustri latinisti contemporanei, tra i massimi studiosi della cultura classica”. Ma l’idea è quello di mantenerne viva la memoria attraverso un ciclo di iniziative a lui dedicate. A rendergli omaggio anche il poeta Franco Arminio: “Ieri sera al ritorno in albergo dopo il bellissimo incontro bolognese, ho appreso della morte di Antonio La Penna.
Era un grande latinista. Era nato a Oscata, una frazione di Bisaccia. Era un uomo antico. Lascia tanti libri molto rigorosi. Magari leggendo La Penna si può tornare a Orazio, a Lucrezio.A me resta il piacere delle lettere e delle recensioni dedicate al mio lavoro. E il fatto che sono riuscito a portarlo in Irpinia, dove non tornava quasi mai”. Ed è l’intera comunità di Bisaccia a ricordarlo con affetto. La nipote Enrica ricorda come “Il suo esempio mi ha trasmesso l’amore per la cultura e la conoscenza”

Commosso il ricordo dell’amministrazione comunale di Sant’Angelo dei Lombardi:“I grandi non muoiono mai, ma sono semplicemente consegnati alla Storia!
E alla storia è consegnato il nome del prof. Antonio La Penna, tra i più grandi filologi e cultori della letteratura latina e studiosi del mondo classico, oltre che rilevante testimone dell’identità altirpina, scomparso ieri a Firenze alla veneranda età di 99 anni.
Quello di La Penna è anche un nome scritto a lettere maiuscole nell’albo d’oro del “De Sanctis” di Sant’Angelo dei Lombardi, dove ha frequentato le classi del “ginnasio governativo”, come lo si definiva negli anni trenta-quaranta del secolo scorso, e dove lo studioso cominciò a tuffarsi nel suggestivo mondo di Orazio, Sallustio, Properzio, Virgilio e Ovidio; solo per citare alcuni del davvero tanti autori della classicità sui quali negli anni a seguire, dagli austeri scranni della Normale di Pisa, dove fu alunno e apprezzatissimo docente, ha scritto testi rigorosi che ancora oggi sono a fondamento dello studio della letteratura latina e non solo.
A Sant’Angelo, il giovane Antonio La Penna, originario di Oscata, una frazione rurale di Bisaccia, incontrò altri versatissimi studenti del calibro di Attilio Marinari di Montella, di Dante Della Terza di Torella dei Lombardi ma santangiolese per scelta elettiva, di Pina Freda e Franco Rossi questi, invece, eccellenti giovani del luogo. Menti eccelse che, buon ultimo, il filologo bisaccese ha raggiunto nell’empireo dei saggi, ricomponendo l’impareggiabile gruppo di alunni restato memorabile nella storia del “De Sanctis”, che ancora va orgoglioso del loro nome riportato nei registri scolastici.
Ed è proprio per la sua presenza a Sant’Angelo e per la consuetudine affatto saccente con la comunità che il Sindaco Rosanna Repole e l’Amministrazione comunale piangono la dipartita del prof. Antonio La Penna, la cui rigorosa passione per gli studi classici negli anni vissuti nel nostro paese si è coniugata con la semplicità con la quale ha intessuto i rapporti umani con i Santangiolesi che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e frequentarlo”.

Un cordoglio che unisce l’Irpinia a Firenze dove La Penna aveva insegnato per tanti anni “Con La Penna – spiega la rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci – l’Italia perde uno dei suoi intellettuali più prestigiosi e raffinati, e la comunità internazionale degli studiosi del mondo antico uno dei suoi esponenti più illustri. La Penna è stato maestro di generazioni di studenti, che da lui hanno appreso non solo nozioni ma più in generale l’amore per la cultura e per il lavoro svolto con serietà e dedizione, e che in lui hanno visto un paradigma insigne di impegno civile”.

A sottolineare la statura del critico e latinista era stato Gerardo Bianco “Antonio La Penna – spiegava Bianco – è il De Sanctis dei nostri tempi. Lo è per il suo sguardo disincantato e insieme partecipe sul reale, per la passione civile che guida i suoi scritti, per la capacità di comprendere insieme l’universo antico e moderno. A differenza del De Sanctis ha sperimentato l’impegno politico senza poi portarlo avanti ma ha sempre unito la finezza filologica al giudizio critico di stampa desanctisiana, nel rispetto di uno dei maestri della critica letteraria come Auerbach. Mi ha sempre colpito la sua capacità di fondere la visione universale della cultura classica con l’attenzione all’Irpinia. La sua analisi degli scrittori latini va al di là dell’accademia tradizionale, la critica diventa elemento militante senza cadere nelle strumentalizzazioni, senza mai essere intaccata da orientamenti pregiudiziali. E’ consapevole di come la critica debba avere una sua oggettività di valutazione, nel segno di una forte valenza etica e morale. Ecco perchè non può che e essere un maestro per le coscienze del tempo presente. La sua analisi si sofferma anche su ciò che ha rappresentato la critica nella formazione dell’Occidente, così come acutissima si rivela la sua riflessione sul mondo della scuola. Non ci sono dubbi che sia uno dei più grandi latinisti, come testimoniano i suoi oltre 800 lavori che lo hanno consacrato come un protagonista internazionale del panorama culturale, un critico e insieme uno scrittore”.

Un magistero, quello di La Penna, capace sempre di parlare al nostro tempo, a partire dal valore della cultura classica “Semplificando ancora una volta, direi che l’antichità classica – scriveva La Penna – se non ci offre più modelli validi, se non è più il tempio dei valori eterni o degli archetipi, resta, però, nel nostro orizzonte immediato, che è quello europeo, nell’orizzonte in cui ci muoviamo quando dobbiamo affrontare alcuni problemi di fondo: non ci troviamo oracoli a cui chiedere risposte, ma ci rivela le nostre origini, non tanto vicine da essere sentite come le radici che ci nutrono, abbastanza vicine per chiarire fino in fondo la nostra situazione e per essere coinvolte nella soluzione di problemi importanti della nostra vita”.

I funerali del professore Antonio La Penna si svolgeranno in forma privata.

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