di Rosalia Spolverino
Sostenere che il dimensionamento scolastico non comporti la chiusura di plessi o scuole è come affermare che una città non viene smantellata perché restano in piedi gli edifici, anche se si svuotano le istituzioni, i servizi e le funzioni che la tengono viva.
Nei contesti più fragili gli effetti sono ancora più devastanti perché la scuola è una presenza simbolica e sociale, non soltanto luogo di istruzione, ma presidio culturale e civile di riferimento. Questo era la Alessandro Padiglione, scuola elementare storica di Petruro di Forino chiusa il 17 dicembre del 2019 perché dichiarata pericolosa e inagibile. Chi ha frequentato la scuola elementare negli Anni ‘80 e ‘90 sa benissimo che la Padiglione non era solo una scuola. È stata rifugio, accoglienza, centro di aggregazione, di inclusione, di manifestazioni come Il Ferragosto petrurese. Insomma, il cuore pulsante di un’intera comunità. Eppure, chi ha decretato la condanna a morte della scuola di Petruro non si è forse reso conto di aver firmato una seconda condanna a morte, quella di una comunità. Viene allora da chiedersi se esiste un progetto serio che possa sostituire e magari non far rimpiangere un posto dove intere generazioni di petruresi hanno imparato a leggere e a scrivere, a identificarsi in una comunità e sentirsi parte integrante di un paese.
Le amministrazioni che non si battono per evitare questo scempio è evidente che non hanno capito che la scuola non è soltanto un luogo di istruzione, ma uno dei principali presìdi pubblici rimasti a tenere insieme le comunità. Col dimensionamento di tutto l’istituto comprensivo di Forino, formalmente la scuola non ha chiuso, ma nella sostanza l’accorpamento ha significato allontanare il centro decisionale, complicare la gestione quotidiana, aumentare i disagi per le famiglie e il personale, in un territorio, quello di Forino, dove ogni giorno non si investe in cultura, in risorse umane, in turismo.
Situazioni analoghe si riscontrano in altre zone dell’Irpinia dove istituti comprensivi di piccoli comuni vengono accorpati a scuole di centri più grandi.
Ancora una volta bisogna riconoscere che dietro la retorica dell’efficienza e della razionalizzazione si cela una visione miope che parte dallo Stato e arriva ai singoli comuni che considerano la scuola un costo da ridurre e non un investimento umano per il futuro del Paese e dei propri cittadini. La scuola: un costo da ridurre a costo di tutto.



