“La solidarietà che arriva dalla gente comune finisce sempre per commuovermi. Sono giovani, anziani, bambini, che non riescono a rimanere indifferenti a quanto sta accadendo in Palestina, la loro umanità e dignità non smette mai di sorprendermi. E’ la dimostrazione che i grandi possono decidere quello che vogliono ma saranno i piccoli a costruire il mondo”. E’ un abbraccio carico di speranza quello che il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha voluto consegnare alla comunità avellinese, ospite questo pomeriggio della chiesa di Santa Maria Assunta di Valle. Ad accoglierlo don Marcello Cannavale, accompagnato dal vescovo Arturo Aiello e i tanti fedeli della parrocchia. Li ringrazia per la forte testimonianza di affetto, concretizzatasi in una raccolta fondi per la popolazione di Gaza “Sono venuto a conoscere questo parroco, testa calda come me, che è riuscito a coinvolgere i suoi fedeli in questa bellissima mobilitazione. Ho risposto al suo invito di un caffè insieme, se mi fossi trovato da queste parti. Voglio dirvi innanzitutto grazie per la vostra vicinanza”. E promette “Porterò la vostra voce, le vostre lettere, i vostri disegni ai bimbi di Gaza”. Spiega come “Gaza è stata rasa al suolo, il processo di ricostruzione è molto difficile, tanti sono gli sfollati, anche riaprire le scuole è un’impresa. La violenza è stata terribile ma è fallita la demonizzazione dell’altro. Anche nei momenti più bui, l’umanità ha vinto. Ogni giorno toccavo con mano la generosità di tanti, c’era sempre qualcuno pronto a sacrificare la propria vita per aiutare gli altri, affamato di giustizia”. Ammette con amarezza come “Oggi Gaza è diventata il simbolo della tragedia che coinvolge la Terra Santa”. Non ha dubbi Pizzaballa “Dal punto di vista politico, la strada per la pace è ancora lontana, il processo di pacificazione non è mai cominciato ed è difficile immaginare nuove prospettive politiche senza nuovi volti. Faccio fatica a credere che personaggi come Netanyahu possano garantirci un futuro diverso”. Ribadisce una posizione più volte espressa “Non si può decidere per i Palestinesi senza i Palestinesi. E’ sorprendente quanta umanità e dignità provenga dalla persone che la grande finanza scarta e considera semplicemente merce da usare. E’ la dimostrazione che i grandi possono decidere quello che vogliono ma saranno i piccoli a costruire il mondo. Non dimenticheremo mai che la vostra parrocchia ci è stata vicina”. Sulle polemiche legate a Francesca Albanese, sottolinea, incalzato dai giornalisti che gli ricordano come la relatrice Onu sia originaria di Ariano, come “Si tratta di una figura controversa, certamente coraggiosa, capace di accendere l’attenzione sul dramma di Gaza, suscitando polemiche ora in maniera opportuna, qualche volta in maniera inopportuna. Mi auguro, solo, che queste polemiche non facciano dimenticare il dramma dei palestinesi”. E sull’improvviso perdita di interesse da parte dell’opinione pubblica nei confronti del dramma di Gaza “Siamo una generazione in cui tutto viene consumato velocemente, il dramma di Gaza richiede tempi e valutazioni che la velocità dei giorni nostri non consente”. E spiega come “Non c’è più l’emergenza bombardamenti ma c’è bisogno di mantenere viva l’attenzione su quanto accade a Gaza. Si tratta di lavorare per ricostruire case e palazzi ma anche il tessuto civile e politico. C’è bisogno ancora di tutto”. Scherza sull’affetto dei tanti che avrebbero voluto vederlo Papa “Si sa che in Conclave chi entra Papa esce Cardinale”. Ed è carico di affetto il saluto dei giovani di Valle che sottolineano come, grazie a don Marcello “la parrocchia sia diventata uno spazio capace sempre di accogliere, di dialogare con l’altro. Crediamo nel sogno di una chiesa che abbraccia ogni volto”. Parole che si affiancano a quelle degli studenti della Perna Alighieri, accompagnati dalla dirigente Amalia Carbone che ricordano come “Vogliamo far sentire la nostra voce ai ragazzi di Gaza, far sapere loro che non li abbiamo dimenticati, che qui ci sono coetanei che pensano a loro”. Don Marcello è commosso, ringrazia il cardinale, definendolo “la sentinella di un’aurora che speriamo arrivi presto” e gli consegna il dono della comunità di Valle, la Cantata dei pastori, opera di Gennaro Vallifuoco. Poi, è come se venisse meno la distanza con i fedeli, il cardinale li saluta ad uno ad uno, stringe le mani, accetta i disegni dei piccoli, ha parole di conforto per tutti e promette di tornare presto.










