E’ Pasquale Matarazzo, funzionario della Regione, attento osservatore delle dinamiche del capoluogo a rilanciare la sfida di far rinascere la stazione “Un tempo c’erano gli statisti non i politicanti e soprattutto i nostri rappresentanti in Regione presi solo al loro miglioramento economico e non diffuso, ovvero creare le condizioni per il benessere sociale di tutti i cittadini nei vari campi. C’era uno statista Fiorentino Sullo che lotto’ con tutte le sue forze affinché l’autostrada Napoli- Bari passasse per Avellino, di cui racconterò la storia. Aprire il casello di Avellino ovest, anzi due era da folli se si pensa che solo poche città e più blasonate con più abitanti li avevano, lui ci riusci’. Pensate solo cosa è oggi Torrette di Mercogliano un area economica del terziario che dà lavoro, per le varie attività, a più di 300 persone circa, attività commerciali e piccole attività industriali e di servizi. L’altro giorno recatomi in un negozio per un acquisto si parlava con un dipendente, per fortuna oggi c’è ancora voglia di parlare, che condivideva con me che grazie a quel casello quell’area è zona economica che riversa i benefici anche sul capoluogo e lui ha avuto opportunità, grazie a quel lavoro, di migliorare economicamente e pagarsi le spese universitarie e che molti che lavorano in vari negozi o si sono laureati e hanno trovato fortuna altrove o si sono comunque potuti costruire una famiglia senza andare via. Anche lui diceva che in altre città capoluogo non c’era un’area produttiva così all’uscita autostrada. A Fiorentino Sullo andrebbe fatta una statua come per de Sanctis che con la ferrovia e la Scuola Agraria, secoli fa’, gettò le basi per il futuro prospero di intere generazioni e dei nostri vini DOCG, oggi internazionali. Pensate, altro che statua, a Fiorentino Sullo non è stata dedicata, mi sembra, nemmeno una strada lui che ha fatto fare una autostrada. Una vergogna mai sanata. La storia di ciò che fece va raccontata. Era il 1969 quando fu costruita l’autostrada. Foggia era già collegata alla rete autostradale e, principalmente, tagliando a sud il percorso sarebbe stato più breve. Nei progetti successivi, invece, il Ministro del Lavori Pubblici Fiorentino Sullo impose ai progettisti che l’autostrada passasse per Avellino, per collegare finalmente l’Irpinia a Napoli con un collegamento veloce. Caserta, Benevento e Salerno avevano già il collegamento ferroviario con Napoli, da Avellino invece per raggiungere Napoli alla fine degli anni 1950 ci volevano ancora diverse ore in macchina e quasi mezza giornata in treno, per via delle coincidenze obbligatorie a Benevento o Codola, così il progetto fu completamente rivisto nel primo tratto. Si partì con l’allacciamento all’autostrada del Sole poche centinaia di metri prima del vecchio piazzale di Napoli Stazione, l’antico casello terminale dell’A1, nel territorio di Casoria. L’autostrada poi avrebbe dovuto proseguire ad est, verso Nola e poi da lì inerpicarsi fino ai 649 m s.l.m. del valico di Monteforte Irpino.
Il tratto da Baiano ad Avellino ovest fu una vera sfida per i progettisti. Si superarono le pendenze limite per le autostrade secondo le norme del tempo, ma l’Anas e il Ministero dei trasporti concessero prontamente una deroga. La principale opera fu un viadotto di circa 700 metri quasi totalmente in curva, per metà nel comune di Visciano e per metà nel comune di Monteforte Irpino. Se questo tratto fu difficile, quello immediatamente successivo, dal valico di Monteforte ad Avellino, fu anche peggio. Bisognava scendere un dislivello di 250 m in poco meno di 5 km. Il percorso è interamente costruito “a mezza costa” sulla parete della montagna. Ci sono numerosi, anche se corti, viadotti, e le numerose curve presenti sono di raggio stretto. La storia di questa autostrada ad Avellino non si limita allo spostamento del tracciato. Fu imposto ai progettisti di prevedere addirittura due caselli nella città. La richiesta sembrò quasi ridicola alla Società Autostrade, per una città di appena 40 000 abitanti (si tenga conto che all’epoca due caselli c’erano solo a Roma, a Bologna e a Firenze). Alla fine, oltre all’uscita a Ovest della città (comoda per raggiungere velocemente Napoli) fu deciso il secondo casello a Est, vicino al nucleo industriale, al raccordo autostradale per Salerno e alla statale Ofantina. Più avanti c’erano altre sfide per superare gli Appennini, i valichi intermedi della Serra e di Mirabella e quello finale presso Scampitella, da dove poi si scende sul Tavoliere, dove l’autostrada diventa pressoché rettilinea e pianeggiante fino tra Cerignola e Canosa di Puglia dove confluiva l’autostrada Adriatica. Infatti allora c’era la Bologna-Canosa e la Napoli-Bari, e questo è chiaro dalla conformazione dello svincolo, dove ancora oggi è lampante che i progettisti all’epoca davano priorità al traffico da Napoli a Bari e viceversa.
Detto questo oggi, in un momento non facile per le aree interne, si parla finalmente di una grande opportunità per la città di Avellino, ovvero collegarla a Napoli direttamente da Torrette, via Baiano- Nola- Pomigliano – Afragola attraversando capoluoghi che superano i 50 mila abitanti. Un progetto ambizioso che è molto più ampio e si collega alla nostra vecchia stazione oramai chiusa nell’oblio da più di 12 anni e tenuta in vita da tenaci pionieri e lavoratori dei binari che hanno costituito una associazione “Inlocomotivi” che ne ha preservato la storia con la tratta ferroviaria Avellino – Rocchetta che, ogni tanto, ci fa sentire il fischio del treno di cui avevamo perso memoria. Ebbene, mentre prima uno statista creava i presupposti per un benessere diffuso, oggi i politici locali i nostri riferimenti in Regione non dicono una parola in merito, troppo legati al carrozzone della gomma oramai anacronistica e che invece serve per gli Hub di interscambio, vedi quello a Napoli alla stazione cosa è diventato e cosa può diventare un Hub alla ferrovia che raccoglie pendolari provenienti dall’alta Irpinia, dalla zona est, per poi raggiungere in treno le Università a Salerno e Benevento, tra l’altro riducendo l’inquinamento da traffico veicolare in città. Ma non ci arrivano i nostri, non ci possono arrivare. Succede invece che di Avellino si preoccupa Napoli
perché a Napoli sanno bene quanto il capoluogo della Regione sia saturo e Avellino può rappresentare tanto per mantenere questo status di città più visitata al mondo soprattutto se ci sono collegamenti più veloci e opportunità di imprenditori ad investire sia nell’area Pip di Torrette che quella industriale di Avellino. Inoltre siamo ai piedi del Monte Partenio che ha sulla cima il Santuario di Montevergine e tutto ciò potrebbe portare un notevole impulso a tutta l’area che, nonostante la storia, sembra scollegata non solo dalla regione ma del mondo, non ci sono progetti che migliorino l’economia di un’area che ha prodotti di qualità e una storia millenaria. Sono sicuro che dai nostri rappresentanti non verrà alcun aiuto, la speranza è in Napoli e nella capacità di incidere dei nostri imprenditori che devono staccarsi dalla politica provinciale e guardare oltre. Non perdiamo questo treno.



