Uno strenuo difensore della libertà individuale. E’ il ritratto del giurista Alfredo De Marsico che consegna il professore Franco Coppi nel corso dell’omaggio a lui dedicato promosso dall’associazione Irpini per l’Irpinia e dall’Ordine degli avvocati al Carcere Borbonico di Avellino.
“De Marsico – prosegue Coppi – rappresenta un territorio sconfinato, di fronte al quale si corre il rischio di perdersi perchè bisogna fare i conti con l’avvocato, lo studioso e lo storico dell’oratoria. E’ uno di quei personaggi baciati dal destino o dal Padre Eterno, per chi ci crede, capaci di segnare un’epoca, dall’avvocatura alla politica. Basti pensare al fatto che con il suo voto fu decisivo nella Notte del Gran Consiglio per la caduta del fascismo. Era avvocato dalla cima dei capelli alla punta dei piedi e l’avvocato difende una causa. Di fronte a un’accusa, ha il dovere, nei confronti del cliente e di se stesso, di verificare se quell’accusa è fondata o meno”. E a chi gli chiede cosa direbbe De Marsico dell’attuale riforma della giustizia replica: “Una delle forme di manifestazione del proprio pensiero è il silenzio. Al tempo stesso, era una persona troppo intelligente per non sapersi adeguare ai tempi. Noi avvocati siamo chiamati a utilizzare il processo che ci viene dato dal legislatore. Poi c’è chi è capace di adattarsi e chi no”. Sottolinea come “De Marsico era convinto che un buon avvocato deve avere conoscenza dell’ambiente e del momento in cui si collocano i fatti del processo. All’efficacia delle sue arringhe si affiancava sempre la completezza della sua preparazione. Ci sono specialisti di diritto societario che è meglio non mettano piede in Corte d’Assise. Per lui non esistevano queste distinzioni, passava con facilità dalla discussione di un falso in atto pubblico a un processo per omicidio, sempre fedele all’insegnamento che impartiva innanzitutto a sè stesso: la massima preparazione che ti consente la massima improvvisazione. Quando ti alzi per pronunciare l’arringa, devi dare l’impressione di improvvisare. Era un sommo oratore, “colui che fa luce nelle tenebre”, pronunciava arringhe che potevano essere immediatamente trasmesse alla stampa perchè perfette”.
Coppi ricorda, inoltre, come “Era l’avvocato più motorio, ha patrocinato in tutti Tribunali e in tutte le Corti d’Italia. Ma soprattutto mi piace la definizione che ne ha dato uno storico dell’eloquenza, era ‘la monotonia del bello’. Era sempre bravo, non c’era un’arringa che potesse dirsi non riuscita. Aveva al tempo stesso un fisico che gli consentiva questi exploit”. Quindi si sofferma sulla sua idea di diritto “Si opponeva ad una concezione del diritto puramente sanzionatoria, ne riconosceva il valore propulsivo. Al tempo stesso osteggiava profondamente l’idea della pena di morte”. Per De Marsico “Là dove l’interpretazione dà adito a dubbi deve essere privilegiata quella che esalta il diritto alla libertà dell’individuo”, Ricorda lo studio dedicato a 27 anni alla rappresentanza nel diritto processuale e penale, “Era convinto che al Pubblico Ministero dovesse essere riconosciuta solo la qualità di parte che si batte contro la parte della difesa, nessuna vicinanza può esserci tra pubblico ministero e giudice. Una questione che, però, nulla ha a che vedere con la separazione delle carriere. Netta anche la sua posizione sul rappresentante della difesa, per lui il difeso e il difensore sono organi di un’unica parte”, E sul dolo “Convinto assertore della libertà dell’individuo, si scaglia contro il determinismo e introduce una variante nel concetto di dolo, non è solo volontà naturalistica dell’evento ma alla volontà deve affiancarsi consapevolezza del disvalore dell’evento. Concetti che ora appaiono scontati ma non lo erano allora”
Tanti anche i ricordi personali “Il titolare dello studio dove facevo pratica mi aveva raccontato di una volta, in cui entrambi avevano una causa in Calabria ma poi si sarebbero dovuti recare in Piemonte per un’altra udienza. Il mio maestro aveva proposto di prendere una vettura letto, così da riuscire a dormire durante il viaggio ma De Marsico si era opposto, sottolineando che avrebbero dovuto lavorare. Poi, con sua grande sorpresa, appena salito sulla vettura, De Marsico aveva preso la bisaccia a mo’ di cuscino e aveva riposato per due ore. Dopo due ore si era svegliato, aveva aperto la bisaccia e aveva cominciato a studiare, suscitando l’invidia di chi lo accompagnava”. Saluta il nipote Giovanni Dominedò “Fu lui a farmi incontrare De Marsico. Il nonno discuteva in Corte di Cassazione e nel pomeriggio avrebbe dovuto partecipare alla commemorazione di Enrico De Nicola. Andammo a prenderlo in Cassazione per portarlo a casa. Non avevo il coraggio di chiedergli niente, poi mi feci forza e gli chiesi come mai si potesse considerare De Nicola un giurista. De Marsico mi invitò a venire alla conferenza dicendomi che lì avrei capito. Io capii tante cose, innanzitutto che volevo fare l’avvocato. Ricordo che la commemorazione fu infinita perchè De Marsico non riusciva a parlare. Ogni periodo era stata sottolineato da un fragore di applausi”.
A fare gli onori di casa Egle Bianco, presidente Irpini per l’Irpinia, che introduce il confronto, moderato da Franco Genzale, sottolineando la necessità di partire dalle radici “Recuperare la memoria storica significa custodire le nostre radici e trasmettere alle future generazioni l’eredità di valori, esperienze e tradizioni che definiscono la nostra identità. Figure come Alfredo De Marsico rappresentano un legame profondo tra l’uomo e la sua terra: ricordarle oggi è un modo per rafforzare il senso di appartenenza e costruire, insieme, un futuro consapevole.” Quindi l’annuncio del prossimo appuntamento del ciclo “Volti e Memorie Irpine”, che si terrà a Roma, in Campidoglio, il 10 novembre, dedicata alla figura di Pasquale Penta. Mentre Fabio Benigni, presidente dell’Ordine degli avvocati, pone l’accento su come De Marsico continui ad essere un riferimento per i giuristi di oggi. Francesca Spena, presidente del Tribunale di Avellino, ricorda la forza della sua lezione, l’orgoglio dell’Irpinia per questo cittadino che ha dato lustro a questa terra e la grande responsabilità di chi opera nel campo del diritto mentre Francesco Santosuosso, sostituto procuratore Tribunale Avellino sottolinea l’attenzione rivolta da De Marsico alla funzione rieducativa della pena, nel segno della giustizia riparativa.
E’ il procuratore Antonio Guerriero a ricordare come “De Marsico trascorse la sua adolescenza in Irpinia. Arrivò ad Avellino al seguito del papà che era archivista in Prefettura e frequentò il liceo Colletta. A 17 anni fu tra i promotori di un monumento alla memoria di De Sanctis. Sposò l’irpina Erse Carulli ed era amico di gran parte degli avvocati di Avellino. Avevo 7 anni quando lo ascoltai per la prima volta, eravamo a Morra e parlò di Francesco De Sanctis. Compresi allora il valore della parola, un valore che abbiamo perduto, anche a causa delle tecnologie, perdendo anche un pezzo della nostra umanità”. E di fronte alle trasformazioni che hanno caratterizzato il processo “E’ stato tra i primi ad acquisire consapevolezza di come la prova scientifica avrebbe distrutto il valore della parola. Allo stesso modo riteneva che non dovessimo perdere il ruolo della mente umana di valutare anche la prova scientifica attraverso la nostra logica, altrimenti il processo viene deciso da un esame del Dna. Mentre siamo chiamati a una valutazione complessiva dei fatti”. E ricorda come “amava sia il diritto che la poesia. Fu il padre a convincerlo a iscriversi a legge”.
A parlare di un autentico gigante è il professore Franco Scoca “E’ stato un protagonista del XX secolo, sempre fortemente partecipe degli eventi del tempo, dapprima con l’adesione al fascismo per poi favorirne la caduta, sempre nel segno dell’amor di patria. Se all’inizio immaginava che il fascismo potesse essere uno strumento per rilanciare il paese, dopo la sconfitta della prima guerra mondiale, nel ’43, dopo lo sbarco degli alleati, aveva acquisito consapevolezza di come Mussolini non potesse più contribuire alla crescita del paese . Di qui la scelta di abbandonare il regime. Ecco perchè possiamo affermare che De Marsico è sempre stato coerente. Era un grande conoscitore del risorgimento, che definiva capolavoro dei giuristi, un ammiratore di Pasquale Stanislao Mancini, ha consegnato con la sua vita una lezione di coerenza e di amor di patria”
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Andrea Covotta, direttore Rai Quirinale, sottolinea come “E’ stato un uomo delle istituzioni, di qui l’importanza di riscoprire il senso della sua lezione in un tempo in cui le istituzioni sono bistrattate. Ha sempre conservato una forte libertà d’espressione, malgrado l’adesione al fascismo. Era convinto che il diritto dovesse garantire ogni persona, indipendentemente dalle ideologie. La scelta di aver messo la persona al centro della Costituzione appare un chiaro riferimento alle sue idee. Non possiamo dimenticare che scelse di difendere una persona lontanissima dalla sua formazione come Pasolini”
Preziosa la testimonianza dei nipoti Giovanni e Maria Teresa Dominedò nati da Emilia, figlia di De Marsico “Avvertiamo tutto l’orgoglio di discendere da una persona che consideriamo un po’ fuori dalla norma. Anche in famiglia conservava una forte autorevolezza, pur essendo sempre affettuoso. Spesso veniva a Roma a trovare la mamma quando doveva dibattere un processo”. Giovanni ammette che “Quando eravamo ragazzi non ci rendevamo conto dell’importanza dell’uomo anche perchè restava una persona semplice, che viaggiava in treno con la sua valigetta e leggeva la sua carte. Proprio perchè viaggiava moltissimo per lavoro, aveva acquisito l’abitudine di studiare in treno. Sentiva poco e questo aveva favorito la sua capacità di concentrazione”. Tanti i ricordi legati ai processi a cui avevano assistito, da quello di Pupetta Maresca al Delitto del Circeo fino al processo Negrisoli, l’avvelenatore. Aveva studiato interi trattati sui veleni per questo processo, si preparava sempre, a seconda dell’ambito a cui era legato il processo. Poi, conosceva il tedesco e spesso arrivava a consultare autori tedeschi che erano all’avanguardia”.
Bellissima la mostra documentaria “Alfredo De Marsico. Il Maestro della Scienza giuridica” che riunisce i materiali dell’Emeroteca e delle donazioni e monografie degli Archivi della Biblioteca Provinciale di Avellino e ripercorre la vita e la carriera del maestro della scienza giuridica, dagli esordi all’apice della sua attività forense, mettendo in luce la sua straordinaria statura di giurista e il profondo legame con la città di Avellino dove esercitò a lungo la professione forense. Dal discorso dedicato a Francesco De Sanctis a 17 anni, quando era allievo del Colletta, pubblicato su La Martinella, al primo saggio dedicato a Francesco D’Assisi, dalle arringhe alle riviste penalistiche di cui è stato collaboratore fino alla tesi di laurea “La compravendita di cosa futura” pubblicata sulle pagine della rivista giuridica “Il Filangieri”, dall’omaggio a Umberto Nobile a quello dedicato a De Nicola. Fino agli scritti di letteratura che restituiscono un’immagine inedita dell’illustre giurista, un appassionato di letteratura ma anche, come si definì, un “malato di poesia”. Un percorso che arriva fino al 2000 con due articoli tratti da La Repubblica, il primo firmato da Vincenzo Siniscalchi “La parola civile di Alfredo De Marsico” al secondo firmato da Paolo De Luca “Alfredo De Marsico, emulo di Demostene”.







