“Apprendiamo sbigottiti della delibera di Giunta n. 22 dell’11 febbraio 2026, con cui l’amministrazione di centrosinistra di Montella affida all’Avvocato comunale il compito di perseguire legalmente chiunque offenda l’immagine dell’Ente. Questa delibera rappresenta un atto liberticida che offende la democrazia e la Costituzione”. E’ quanto si legge nella nota di Arturo Bonito Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Irpina “Il Sindaco di Montella e Presidente della Provincia di Avellino, sembra aver dimenticato che amministrare significa servire la comunità, non possederla. Con questo provvedimento, calpesta il diritto di critica, comportandosi alla stregua di Luigi XIV quando proclamava “L’état c’est moi” (“Lo Stato sono io”).
La logica è perversa ma chiara, criticare Buonopane e la sua Giunta significherebbe ledere l’immagine del Comune, come se l’istituzione coincidesse con la sua persona. Una concezione monarchica e antidemocratica che non può lasciarci in silenzio.
La logica è perversa ma chiara, criticare Buonopane e la sua Giunta significherebbe ledere l’immagine del Comune, come se l’istituzione coincidesse con la sua persona. Una concezione monarchica e antidemocratica che non può lasciarci in silenzio.
Come Partito della Rifondazione Comunista, siamo i primi a sostenere la necessità di presidi sanitari nelle aree interne, dove lo smantellamento della sanità pubblica ha lasciato intere comunità senza servizi essenziali. Un ospedale di comunità in Alta Irpinia è una battaglia sacrosanta. Ma una battaglia giusta non si combatte con metodi sbagliati.
Nel caso specifico dell’ospedale di comunità da realizzare nel complesso monumentale del Convento di San Francesco a Folloni, il metodo è quanto meno opinabile. Mentre l’Ordine dei Frati Minori e parte della comunità esprimono legittime perplessità, l’Amministrazione procede senza volontà di ascolto, e ora tenta addirittura di blindare il dibattito con la minaccia di azioni legali.
Nel caso specifico dell’ospedale di comunità da realizzare nel complesso monumentale del Convento di San Francesco a Folloni, il metodo è quanto meno opinabile. Mentre l’Ordine dei Frati Minori e parte della comunità esprimono legittime perplessità, l’Amministrazione procede senza volontà di ascolto, e ora tenta addirittura di blindare il dibattito con la minaccia di azioni legali.
Se il progetto dell’ospedale di comunità è solido, se le procedure sono state seguite, se la scelta della sede è quella giusta, allora il sindaco Buonopane non ha nulla da temere dalla critica. Se invece teme le domande e le critiche dei cittadini al punto da armare l’avvocato del Comune contro di loro, allora forse quelle domande meritano risposte, non querele.
Chiamano questa delibera “difesa e tutela degli interessi dell’Ente a salvaguardia della sua immagine”. Noi la chiamiamo con il suo nome: un bavaglio.
Un tentativo di silenziare ogni voce critica attraverso l’intimidazione giudiziaria a spese della collettività.
Questa delibera non tutela ” l’immagine del Comune “, tutela l’immagine del potere politico locale, che usa le risorse pubbliche — i soldi dei contribuenti montellesi — per pagare avvocati che minaccino chi critica l’amministrazione. È il classico meccanismo della classe dirigente che si blinda dietro le istituzioni per proteggere i propri interessi, scaricando sui cittadini il costo della propria intolleranza al dissenso.
Chiediamo il ritiro immediato di questo atto antidemocratico e auspichiamo che il dibattito sia trasparente e proficuo per la comunità.
La democrazia non è un concetto astratto, è il diritto concreto di ogni lavoratore, di ogni cittadino, di chiedere conto a chi governa. Chi trasforma questo diritto in un reato trasforma la Repubblica in qualcos’altro. E noi, come comunisti, sappiamo bene come si chiama quel “qualcos’altro”.
Un tentativo di silenziare ogni voce critica attraverso l’intimidazione giudiziaria a spese della collettività.
Questa delibera non tutela ” l’immagine del Comune “, tutela l’immagine del potere politico locale, che usa le risorse pubbliche — i soldi dei contribuenti montellesi — per pagare avvocati che minaccino chi critica l’amministrazione. È il classico meccanismo della classe dirigente che si blinda dietro le istituzioni per proteggere i propri interessi, scaricando sui cittadini il costo della propria intolleranza al dissenso.
Chiediamo il ritiro immediato di questo atto antidemocratico e auspichiamo che il dibattito sia trasparente e proficuo per la comunità.
La democrazia non è un concetto astratto, è il diritto concreto di ogni lavoratore, di ogni cittadino, di chiedere conto a chi governa. Chi trasforma questo diritto in un reato trasforma la Repubblica in qualcos’altro. E noi, come comunisti, sappiamo bene come si chiama quel “qualcos’altro”.



