Si apre uno spiraglio per la mediazione per un congresso unitario, ma a condizioni stringenti: la prima, chiarire cosa il Pd irpino voglia rappresentare in termini di proposte per il territorio, per lo sviluppo della città e delle aree interne. La seconda condizione riguarda un modello di gestione realmente democratico del partito.
Lo dice chiaramente Pellegrino Palmieri, candidato segretario con la lista Radici e Futuro, nel corso di una conferenza stampa nella sede dem di via Tagliamento: “Serve un Pd plurale e partecipato, non gestito da un ristretto ceto politico. Un partito fatto da professionisti, ma anche da operai, artigiani e agricoltori, gli intellettuali. L’obiettivo è costruire un partito di tutti, partecipato dall’intera società, che risponda non a interessi particolari ma abbia una visione reale della società.
Per Palmieri “il Pd è diventato uno spazio asfittico. Occorre aprire porte e finestre. Quando la vita interna del partito diventa troppo complessa, chiusa alle istanze dal basso, chi non ha interessi personali si allontana. Perché troppo spesso – aggiunge – un professionista trova nella politica un mondo di relazioni e di opportunità per il proprio lavoro. Non è questo il modo di stare in un partito né di fare politica.
Ecco perché negli ultimi dieci anni – sottolinea Palmieri – sono andate via dal partito tantissime persone. Perché è venuto meno il rapporto tra militanza e partito. Oggi c’è un Pd arroccato, che risponde a una piccola parte di iscritti, a una componente elettoralmente forte che non dà spazio agli altri. Noi vogliamo allargare la base e far tornare i cittadini a partecipare. Quando qualcuno sostiene che i numeri danno ragione, la mia risposta è che la qualità della vita delle persone è peggiorata. Un esempio è la sanità. Più in generale si assiste a una perdita costante della qualità dei diritti. Altro tema centrale è lo spopolamento: tantissimi giovani abbandonano l’Irpinia, che perde la sua linfa vitale. Sono tutti temi che un partito dovrebbe affrontare”. Questo è il partito che immagina Palmieri.
Intanto, ieri c’è stato un incontro tra le aree che confluiscono nella lista di Marco Santo Alaia, candidato alla segreteria alternativo a Palmieri (la conferenza stampa di Alaia convocata per questa mattina è stata rinviata), e il segretario regionale dem Piero De Luca, un tentativo di trovare una soluzione unitaria. Inizialmente il patto unitario non prevedeva una seconda lista, stabilendo una ripartizione dei posti in assemblea che accontentasse tutte le aree. De Luca ora ha suggerito di ritirate entrambe le liste per riscriverne una sola, fondere in una unica mozione i candidati all’assemblea e rimettere mano alla divisione.
Palmieri commenta di “restare basito di fronte a questa posizione, perché la politica è confronto. Che significa lista unica? Tutti insieme appassionatamente senza una discussione trasparente e chiara su un programma concreto? La dialettica interna è una ricchezza e non un problema. L’idea di una sola lista è controproducente: parliamo invece di mozioni e non di posti”.
Palmieri rivendica “l’orgoglio di aver portato un contributo al Pd”, altrimenti “non ci sarebbe stato un congresso. Oggi a questa conferenza stampa sono presenti tantissime persone, normalmente questa sede è vuota frequentata solo per discutere di incarichi e gestione degli enti. Della vita delle persone, invece, si parla pochissimo”.

Al fianco di Palmieri, Franco Iovino chiarisce che un congresso vero si costruisce sulle idee e questioni come acqua, sanità, lavoro e spopolamento.
Iovino non boccia del tutto l’ipotesi unitaria. Se ci fosse una reale volontà da parte di tutti e si ragionasse seriamente su cosa fare per il territorio, una sintesi potrebbe trovarsi.
Al di là delle buone intenzioni, il nodo è sempre lo stesso: la spartizione dei posti in assemblea. Il consigliere regionale Maurizio Petracca, ad esempio, difficilmente rinuncerà ad avere la maggioranza assoluta, tradurre il numero di tessere nel controllo degli organi di partito.



