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Pasquale Grasso, mitico giornalista irpino, dotato di una straordinaria verve polemica, grazie alla quale riusciva a catturare grandi ascolti televisivi, affermava, ogni volta che cadeva in errore, che per non ricevere critiche malevoli era sufficiente non fare nulla. Me ne sono ricordato seguendo la vicenda dell’ex Dogana di Avellino su cui si è abbattuta l’ennesima bufera. Un caso, che per come si sta consumando, ha tutti i connotati di un becero provincialismo. Della storica Dogana dei tempi che furono oggi rimane solo una facciata, priva delle statue di notevole pregio, cadente, sorretta da tubi innocenti, assediata all’interno da rovi ed erbacce. Essa, però, ha uno straordinario valore simbolico per la città. Ricerche storiche di autori stimati (Francesco Barra, Armando Montefusco, Gerardo Troncone, per citarne solo alcuni) hanno evidenziato il ruolo che tale edificio ha avuto nel passato per la crescita civile della comunità. Nel tempo relativamente recente, l’edifi – cio, gestito da una famiglia avellinese, aveva cambiato ruolo diventando cinema. Una notte, però, furono le fiamme a distruggere gran parte della struttura. Da allora si è dato vita ad un valzer di responsabilità che ancora oggi continua. Di Nunno, sindaco amato dalla città, aveva immaginato di destinare quel luogo al servizio delle attività giovanili, ma non solo. Galasso, a fine mandato, aveva recuperato circa quattrocentomila euro per la ristrutturazione dell’edificio. Anche Foti aveva mostrato notevole interesse. Nonostante le nostre continue sollecitazioni, non una sola pietra si è mossa. Fino a che il sindaco Festa, con un’idea geniale (non in linea con la sua stravaganza), dopo contatti riservati era riuscito a convincere uno dei professionisti più apprezzati nel pianeta, l’architetto Fuksas, a disegnare il progetto di restauro. Apriti cielo. Contestazioni, polemichette da bar, cavilli giuridici di competenza di altri organismi, hanno costretto Fuksas a mandare tutto all’aria. Che figura. Chi per decenni non ha mai fatto nulla per la città, ha fatto perdere una grande occasione alla nostra Avellino. Con un rischio enorme: di perdere i fondi previsti per la ricostruzione del simbolo di Avellino. Vergogna.

di Gianni Festa

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