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Quattro giornate di Napoli, così i carabinieri furono al fianco dei napoletani nella rivolta

Restituire ai Carabinieri il ruolo cruciale da loro svolto nella rivolta delle Quattro Giornate di Napoli del settembre 1943 E’ il senso dell’incontro promosso dall’associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia” dal titolo “Quei partigiani in divisa nera – I Carabinieri di Napoli nelle Quattro Giornate”, tenutosi ieri al Circolo della stampa. Un incontro reso possibile dalla collaborazione dell’UNUCI di Avellino, rappresentato da Antonio D’Argenio, del Gruppo Archeologico Irpino e di Quaderni di Cinema Sud. A introdurre l’incontro Pasquale Luca Nacca che ha posto l’accento sul contributo offerto dall’associazione alla salvaguardia della memoria del territorio. Quindi sono lo storico Gerardo Troncone e il giornalista Gianluca Amatucci a soffermarsi sul valore delle Quattro Giornate che impedirono ai tedeschi la deportazione di ebrei napoletani nei campi di concentramento. “Un episodio che testimonia il coraggio del popolo partenopeo – ha spiegato Troncone – Napoli fu la prima tra le grandi città europee a insorgere contro l’occupazione tedesca, per giunta con successo. Era il 12 settembre quando decine di militari furono uccisi per le strade della città, mentre circa 4 000 persone tra militari e civili furono condannate al “lavoro obbligatorio”. Il colonnello Walter Scholl, dichiarò lo stato d’assedio con l’ordine di rispondere con le armi a tutti coloro che si fossero resi responsabili di azioni ostili alle truppe tedesche, in ragione di cento napoletani per ogni tedesco eventualmente ucciso.  I Carabinieri sostennero i napoletani con ogni mezzo, distribuirono armi, istituirono postazioni di medicazione primo soccorso, cercarono di compensare alla mancanza di collegamenti telefonici”. Alto il prezzo pagato dai Carabinieri, lo testimonia il sacrificio dei 14 carabinieri della stazione di Napoli Porto che, vittime di una rappresaglia per ver impedito ai guastatori tedeschi il sabotaggio degli impianti presso il “palazzo dei Telefoni” e di aver poi resistito con le armi agli assalti di rappresaglia nella loro caserma in via Marchese Campodisola furono catturati e fucilati, tra loro anche soldati irpini.  Sette le caserme che continuarono a combattere contro i tedeschi, all’indomani dell’armistizio. Al fianco dei napoletani si schierarono uomini come il maresciallo Nicola D’Albis, comandante della stazione Napoli Stella, che attaccò i tedeschi intenti a minare un ponte o il marescialle Francesco di Matrorocco, comandante della stazione di Napoli Arenella, che consegnò armi agli insorti e difese a spada tratta la caserma. Al termine della rivolta la popolazione civile e militari riuscirono a liberare la città di Napoli dall’occupazione delle forze tedesche della Wehrmacht.

Il moto valse alla città il conferimento della medaglia d’oro al valor militare e consentì alle forze Alleate, al loro ingresso a Napoli il 1º ottobre 1943, di trovare la città già libera dai tedeschi, grazie al coraggio e all’eroismo dei suoi abitanti ormai esasperati e ridotti allo stremo per i lunghi anni di guerra. so.

Amatucci ha ricordato ricordato figure come quelle del carabiniere Pasquale Infelisi, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, creatore di una rete clandestina attiva nel territorio maceratese fra 1943 e 1944, fu arrestato e fucilato dai nazifascisti. “Uomini come lui sono stati dimenticati per oltre 50 anni”. A ringraziare Insieme per Avellino per l’omaggio anche una rappresentanza del Comando Provinciale di Avellino.

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