Sul referendum della Giustizia arriva la svolta della Corte di Cassazione. L’ Ufficio centrale ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. A proporlo erano stati i “volenterosi”, giuristi coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi. Significa che anche la data del voto, fissata dal governo per il 22 e il 23 marzo, rischia di slittare: non è chiaro se l’esecutivo possa limitarsi a modificare il quesito, o se debba riconvocare le urne. Nel secondo caso, la data del voto potrebbe slittare ad aprile: serve infatti un anticipo tra i 50 e i 70 giorni.
Si legge nell’ordinanza, da poco depositata che “dato atto che si intende venuto meno il quesito enunciato” nella precedente ordinanza dello scorso 18 novembre, si “formula ora il nuovo quesito” e si “dispone che, a cura della cancelleria della Corte di cassazione, la presente ordinanza sia immediatamente comunicata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale”.
Si dispone inoltre “che la presente ordinanza sia notificata ai presentatori della richiesta dei 546.343 elettori e ai tre delegati dei parlamentari richiedenti ognuna delle quattro richieste referendarie ammesse con l’ordinanza dello scorso 18 novembre 2025”. L’eventuale slittamento del voto sarà adesso discusso in base ai termini da riaprire per la campagna referendaria. Al momento, come suggerito dal Quirinale, non sono state stampate le schede elettorali e quindi non è esclusa la possibilità che la data rimanga fissata al 22 e 23 marzo 2026.



