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Renzi e Calenda e il Centro che non c’è

E subito ricompare la voglia di Centro politico. Per i moderati senza casa è un sogno antico. Nasce con la fine dei partiti storici, soprattutto della Dc che con il suo interclassismo garantiva la convivenza di valori diversi contro ogni forma di estremismo.

Dal dopo tangentopoli ad oggi il Centro è è stato da tutti invocato senza che mai avesse una forma compiuta. In tanti vi hanno messo il pensiero. Da Clemente Mastella a Pierferdinando Casini, da Bruno Tabacci a Gianfranco Rotondi (detentore del simbolo della Dc) ai Popolari di Mario Mauro e altri ancora. Tutti hanno tentato di occupare lo spazio che si pone tra conservatori e progressisti, anche se queste categorie sono anacronistiche nell’attuale sistema politico, ma nessuno fino ad ora vi è riuscito.

Al Centro fin dal 1974, anno in cui discese in campo per fare politica, ha guardato Silvio Berlusconi che con Forza Italia aveva fatto incetta di molti ex democristiani e socialisti nostalgici del passato. Ma il Cavaliere, con il suo ondeggiare tra destra e sinistra, si è messo in proprio e solo srumentalmente ha collocato il suo movimento al Centro.

Una domanda, a questo punto, è necessaria: perché il Centro resta ancora un miraggio? Le cause non sono poche. Anzitutto la crisi della politica che ha snaturato il ruolo dei partiti. Essi sono diventati club per pochi. Una seconda causa, tra le tante possibili, è rintracciabile nel modo di far politica. Esso si connota sempre più per decisioni prese al vertice, lontane quindi, dalla partecipazione popolare. Un partito senza popolo rischia di compromettere la stessa democrazia. C’è poi anche l’incapacità di fare sintesi tra partiti che si uniscono con un comune programma. In questo caso lo scontro riguarda la leadership per la gestione del potere.

Ora per la costruzione del Centro vi sono nuove opportunità. Le offre il dissolversi del patto tra Carlo Calenda e Matteo Renzi. Due partiti nati con l’ambizione di occupare un’area moderata. La sfida fra i due leaders ha raggiunto livelli a dir poco ridicoli. Insulti. battutaccie da bar, rinfacci di vecchie polemiche hanno offerto uno spettacolo indecente. Il Partito unico, obiettivo che i protagonisti si erano dato, è morto ancora prima di nascere. Il rompete le righe dei due gruppi diversi è ora in piena crisi di nervi.

Riecco allora i soliti pensiero-centrista farsi avanti per promuovere un partito dei moderati. Il Centro, appunto. Gli elettori in libertà non sono pochi. Ci sono quelli del Pd che non accettano lo spostamento a sinistra del partito; i renziani che attendono un chiarimento nel corso della prossima Leopolda da Matteo Renzi sulla futura linea politica; ci sono molti aderenti del Terzo Polo che vorrebbero riposizionarsi con Forza Italia, e non ultimi alcuni ,ma pochi, dissidenti di Fratelli d’Italia che mal digeriscono la scelte ultradestra di esponenti di rilievo del partito. Tutto questo potrebbe condurre al verificarsi di un nuovo sconvolgimento del sistema politico. Tra l’altro è in discussione anche il ruolo di Forza Italia, legato alle vicende di salute del suo presidente-fondatore, Silvio Berlusconi.

Chi guarda con ottimismo al futuro è la premier Giorgia Meloni. Il frantumarsi delle opposizioni e l’incertezza che vive Forza Italia le garantiscono non solo una tranquilla navigazione, ma una prospettiva di allargamento del suo partito con quanti storicamente amano saltare sul carro del vincitore.

E allora il Centro? Resta lo spazio del sentimento e l’impossibilità pratica di poterlo incarnare in un partito. Ma in politica vale il detto: mai dire mai.

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Gianni Festa

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