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Scuola, Mancini e Amabile tra i primi a tornare tra i banchi. Divieto d’uso dei cellulari, docenti e dirigenti: le famiglie collaborino

E’ tempo di tornare al lavoro per i docenti delle scuole irpine che si sono ritrovati questa mattina per la presa di servizio e le prime attività collegiali, in attesa del fischio della campanella  fissato per lunedì 15 settembre. Saranno, poi, i singoli istituti a scegliere se anticipare l’apertura, recuperando i giorni persi nel corso dell’anno. Tra le prime scuole a tornare tra i banchi l’Ite Amabile di Avellino che ripartirà l’8 settembre “Una delle difficoltà che abbiamo  – spiega la dirigente scolastica Antonella Pappalardo –  e’ quella legata alla gestione della settimana corta con 32 ore spalmate su 5 giorni, di qui la necessità di partire l’8 settembre con una serie di attività che proseguiranno nel corso dell’anno così da consentire di recuperare 66 ore”. Si parte in anticipo anche al liceo scientifico Mancini dove l’anno si aprirà l’11 settembre, alle attività di accoglienza in sede per le classi prime si affiancherà una manifestazione dedicata ai ragazzi delle altre classi al Carcere Borbonico con la partecipazione della dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Avellino Fiorella Pagliuca. Proseguono, intanto, le operazioni di nomina dei docenti per garantire il ritorno tra i banchi con organici al completo. Sono circa 200 gli insegnanti di sostegno riconfermati grazie alla possibilità garantita dal Ministero di dare continuità didattica ai ragazzi con diversa abilità, dietro richiesta da parte delle famiglia. Mentre gli incaricati dovrebbero essere circa 600.

Tra le novità del nuovo anno scolastico il divieto, esteso alle scuole superiori, di usare gli smartphone in classe. A decretarlo una circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito che cita evidenze scientifiche su cali di attenzione, sonno compromesso e rendimento scolastico in diminuzione. Il divieto era già stato definito lo scorso anno per gli allievi di primaria e secondaria di primo grado.  Sarà possibile, invece, continuare a usare computer, tablet e lavagne digitali.

Il riferimento OCSE è al report 2024 “From decline to revival: Policies to unlock human capital and productivity”, che collega un uso intensivo di smartphone e social media al calo degli apprendimenti. L’OMS segnala l’aumento dell’“uso problematico” dei social media tra i giovani (dal 7% all’11% tra 2018 e 2022) e rischi di dipendenze comportamentali con impatto sul benessere mentale. L’uso del telefono cellulare, come riportato nella nota ministeriale del 16/06/2025, sarà, invece, ammesso nei casi in cui lo stesso sia previsto dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato come supporto rispettivamente agli alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento.

Un divieto accolto con favore da una parte dei dirigenti scolastici e docenti che lanciano, però, un appello alle famiglie a  sensibilizzare i propri figli ad un uso idoneo del telefono cellulare, così da rafforzare l’alleanza educativa. Perchè certamente non possono bastare i divieti ad educare le nuove generazioni e contrastare ogni forma di dipendenza dalle tecnologie.

E’ il dirigente scolastico del Convitto Colletta di Avellino Attilio Lieto a sottolineare come “per la nostra scuola non è una novità, il divieto d’uso del cellulare era già sancito dal regolamento d’istituto. I ragazzi sanno che non possono usare il cellulare in classe, durante lo svolgimento delle lezioni. L’unica eccezione era rappresentata dalle attività laboratoriali legate ai tempi lunghi del Convitto in cui il cellulare era usato con finalità didattica, su autorizzazione del docente. Attività laboratoriali che ora dovranno essere svolte con strumenti e metodologie differenti. Certamente, c’è bisogno della condivisione e collaborazione delle famiglie perchè i ragazzi rispettino appieno il divieto e imparino a usare il telefonino in maniera adeguata. Ci sarà naturalmente massima attenzione da parte dei docenti nel vigilare. Si tratta di una misura che condivido perchè finalizzata a favorire la capacità di concentrazione degli allievi, a restituire centralità all’attività del docente, eliminando quella che rappresenta la fonte di distrazione primaria per gli studenti. Certo, il fenomeno della dipendenza dalle nuove tecnologie è complesso e può essere combattuto solo attraverso l’unione delle forze tra famiglia e società”.

E’ la dirigente scolastica del liceo scientifico Mancini di Avellino Paola Gianfelice a sottolineare come “Già il regolamento scolastico del nostro istituto stabiliva delle limitazioni nell’uso dei cellulari durante le lezioni. Tuttavia, erano ancora frequenti i casi in cui si contravveniva al regolamento, prontamente sanzionate da note disciplinari. La circolare ministeriale, che giunge al termine di un lungo dibattito sul tema e di un percorso già avviato negli altri ordini di scuola, definisce con chiarezza questo divieto e chiama docenti e studenti a un impegno più rigoroso nel rispettarlo e nel garantirne il rispetto. Naturalmente, i cellulari potranno continuare ad essere usati nel caso di alunni con difficoltà di apprendimento per finalità strettamente didattiche”. Gianfelice parla di un provvedimento utile anche se “E’ chiaro che il divieto non può bastare ad educare i ragazzi ad un uso corretto delle tecnologie,  si tratta, piuttosto, di promuovere negli alunni una diversa consapevolezza del ruolo dei cellulari nelle nostre vite, perchè si sentano sempre più liberi e non schiavi di questo dispositivo. In questo modo diventa possibile porre le basi di una svolta culturale. Ma naturalmente perchè ciò si realizzi, perchè il divieto sia rispettato. chiediamo la massima collaborazione alle famiglie”.

“L’obiettivo, chiaramente dichiarato dal Ministero – spiega la professoressa Mara Lo Russo, docente al liceo Mancini – è conseguire una riduzione delle distrazioni in classe e incrementare la concentrazione degli studenti, contrastando una delle principali fonti di dispersione cognitiva. Vietare i cellulari a scuola è una regola già presente in molti istituti da anni, ma non sempre facile da far rispettare. Se ne consegna uno e se ne conserva un altro all’occorrenza da usare durante le verifiche, pratica a dir poco irritante e scorretta, o per “giocare” e “chattare”, continuando così a proseguire un modo di fare che connota il quotidiano nella sua totalità, non solo a scuola. Per questo servono dialogo, educazione e responsabilità con il coinvolgimento delle famiglie. Lo smartphone non è uno strumento “buono” o “cattivo” in sé, ma è necessario interrogarsi su come si usa, in quale contesto, con quale mediazione. Non a caso un esperto come Massimo Ammaniti dice: “serve educazione, non solo divieti. Coinvolgere docenti e famiglie per un uso consapevole. […] Gli smartphone stanno divorando il tempo degli adolescenti. Rischiamo di avere nuove generazioni senza fantasia”. Quindi il problema riguarda non solo il tempo-scuola e purtroppo non solo i più giovani. Assistiamo ormai ad una mutazione antropologica: siamo sempre più tutti ripiegati sui telefonini, espansioni di un nostro mondo, sempre più scollegato da tutto il resto, pur essendo perennemente connessi. Sono sicura, tuttavia, che riaccendendo passioni nei giovani, con lezioni interessanti e prestando attenzione ai loro bisogni, si spegneranno anche i cellulari, usati spesso anche come una fuga dalla noia, ma generatori di una nuova forma di alienazione e dipendenza. Non è facile, ma disintossicarsi, non solo a scuola, è fondamentale”.

La dirigente dell’Ite Amabile Antonella Pappalardo spiega come presso il proprio istituto “sarà attivata una vera task force per comprendere le cause e contrastare le dipendenze dei giovani dalle nuove tecnologie, che non può passare solo per il divieto dei cellullari in classe”.

Giulietta Fabbo, docente del liceo Colletta di Avellino spiega come “Attendevo da anni questa indicazione ministeriale che va finalmente a formalizzare e a istituzionalizzare quella che, nella didattica ordinaria di diversi docenti, era semplicemente considerata una buona pratica da mettere in atto regolarmente ad ogni inizio lezione, in ogni classe, per ogni disciplina. Sono sempre stata convinta della necessità che l’ora di lezione dovesse essere completamente sgombera da questo elemento di attrazione e di distrazione che il cellulare rappresenta. I ragazzi meritano di avere la possibilità di concentrarsi e noi adulti non possiamo lasciare che sia una libera scelta personale, un’assunzione di responsabilità ancora prematura per un adolescente. Giustissimo e assolutamente condiviso quindi, dal mio punto di vista, questo intervento del Ministero: mi auguro anzi che possa essere un primo passo verso una strada necessaria di disintossicazione digitale, che possa restituire ai giovani come agli adulti il tempo prezioso che spesso viene purtroppo, consciamente o inconsciamente, sprecato in attività digitali che si declinano con diverse sfumature dall’utile al banale. Ricominciare a recuperare la sensazione di libertà è il primo passo per avviare un processo di lento distacco da quella che sta diventando pericolosamente una appendice delle articolazioni umane”.

Più critico il professore Leonardo Festa, docente al liceo Colletta, che sottolinea come “Il dibattito sul divieto di usare i cellulari in classe rappresenta il punto a cui non dovevamo arrivare. È vero che la tecnologia arriva sempre prima delle regole che proviamo a darle, ma probabilmente se il tono del dibattito negli ultimi tempi è stato condizionato dalle posizioni di apocalittici e integrati, a sfuggire è stata proprio la prospettiva del buonsenso: occorre lavorare all’interno ad una media education e all’uso consapevole degli strumenti digitali. Aggiungere un divieto significa quindi ammettere implicitamente di aver fallito in uno degli aspetti fondanti dell’educazione civica. Inoltre occorre ripensare più in generale il modo in cui attraverso argo la scuola comunica alle famiglie in modo tempestivo e asettico, generando però forme di controllo e paure. Vivere con una telecamera puntata addosso non aiuta certo gli adolescenti ad esplorare il mondo della conoscenza con serenità e concedendo l’errore come tappa inevitabilmente e formativa del processo di apprendimento”.

 

 

 

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