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Rivoluzionari e ribelli tra vecchia e nuova Italia, nello studio di Iermano la letteratura e la conquista dell’Unità

E’ un’analisi attenta della varietà dell’orizzonte intellettuale e civile nazionale nelle diverse fasi dell’Ottocento a caratterizzare il volume “Rivoluzionari e ribelli”, curato dal professore Toni Iermano, in collaborazione con i docenti Michelangelo Fini e Giovanna Panzini. Lo studio esplora la dimensione politica che caratterizza la letteratura dell’Ottocento fra vecchia e nuova Italia, frutto degli atti del convegno tenuto all’Università di Cassino il 21 e 22 maggio 2024 sul tema “Rivoluzionari e ribelli tra vecchia e nuova Italia. Gli scrittori politici dell’Ottocento”. Tante le voci letterarie analizzate nel volume, ciascuna interprete delle dinamiche che attraversano il processo unitario, da Del Balzo a Settembrini, fino a Carlo Pisacane, “guerriero e cospiratore”,  con il suo pensiero socialista, l’entusiasmo e la militanza politica di uno scrittore attento al destino degli ultimi. A condizionare il dibattito letterario sarà a lungo la sua visione, che individuava nella borghesia, motore dello sviluppo capitalista, la forza trainante dei processi economici in atto, fino ad essere accusato di populismo. Già Ippolito Nievo nelle sue “Confessioni di un italiano” si poneva il problema dell’educazione dei contadini agli ideali patriottici e del ruolo degli intellettuali nella costruzione dell’Unità. Fino ai nodi, molti dei quali ancora irrisolti, che emergeranno con l’unificazione e la scoperta delle differenze esistenti tra le diverse regioni d’Italia Centrale in questo saggio – che riunisce i contributi di Toni Iermano, Rosa Giulio, Alberto Granese, Aldo Maria Morace, Massimiliano Malavasi, Luca Palermo, Laura Diafani, Costanza D’Elia, Michelangelo Fino, Mario Cimini, Benedetta Borrello, Maria Teresa Imbriani, Giammarco Rossi, Anna Di Bello, Apollonia Striano, Antonella Di Nallo – è la figura di De Sanctis, punto di riferimento per comprendere la formazione della nuova Italia “Le grandi battaglie culturali e la militanza politica di Francesco De Sanctis in questa direzione – spiega Iermano – rappresentano un aspetto significativo del tentativo di educare l’italiano ai nuovi valori morali e ideali della nazione contro ogni forma di municipalismo. De Sanctis era ben consapevole che la rivoluzione borghese, nei momenti di svolta, finiva per identificarsi con quella reazione che nelle intenzioni intendeva combattere”.

Apparirà presto chiaro, come ribadito da Cavour, che rivoluzione e governo costituzionale erano ormai inconciliabili, con patrioti che avevano dato un contributo decisivo al processo unitario, messi da parte, per lasciare spazio al ritorno all’ordine. Ad emergere la delusione di tanti rivoluzionari che avevano creduto nel sogno dell’Unità e si ritrovavano di fronte all’affermarsi di un modello borghese, dominato da una classe politica corrotta come sottolineava Luciano Biancardi. Saranno, invece, autori come Luigi Settembrini e Giuseppe Ricciardi a far sentire con forza la loro voce nel segno degli ideali che avevano caratterizzato la rivoluzione unitaria. La denuncia di una classe dirigente trasformista appare, invece, dalle opere di autori come Carlo Del Balzo e Giuseppe Mezzanotte “La sfida più difficile – conclude Iermano -è superare la contraddizione fra ideale e realtà, nel pragmatismo ma senza tradire i motivi di fondo della eroica stagione passata”.

Si farà strada, a poco, a poco, in molti scrittori italiani la necessità di toccare con mano le condizioni delle aree più marginalizzate del paese, dall’assenza di infrastrutture agli abusi della borghesia feudale, gettando luce sul divario tra Nord e Sud del paese, così da definire una strategia d’interventi. Di qui l’invito della Rassegna Settimanale a scrittori e intellettuali a raccontare realisticamente lo stato delle cose, attraverso reportage e inchieste. E’ lo stesso De Sanctis, del resto, a sottolineare la necessità di affrontare sul piano educativo e politico il problema del conflitto tra regioni, così da favorire la costruzione dell’idea di nazione, denunciando nel suo Viaggio elettorale il persistere di forme antiquate di organizzazione statale. “Nel Viaggio – scrive Iermano – le ragioni della critica al sistema politico si indirizzavano sia verso il ripensamento delle pratiche parlamentari che in direzione di un recupero della moralità dei partiti, ridotte a conventicole di affari che alterano la finalità delle associazioni politiche con comportamenti inadeguati o privi di strategie d’interesse nazionale”. I primi avversari, lo comprese presto De Sanctis, erano le classi dirigenti locali che volevano riprodurre le anomalie del vecchio sistema nelle istituzioni dell’Italia democratica. Di qui la necessità di contrastare fatalismo, campanilismi e partiti personali, andando al di là dei frutti del familismo amorale imperante. La sfida era quella di costruire una società fatta di cittadini onesti,  capace di ricomporre la misura dell’Ideale e di professare il principio del realismo. Una sfida ancora aperta.

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