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“Senza il ferragosto ricadute negative sul commercio, ma la crisi viene da lontano. Al prefetto chiediamo un confronto”. Parla La Stella, presidente Confcommercio

Di Paola Ricciarelli

Un incontro con il commissario prefettizio del Comune di Avellino, Giuliana Perrotta, è la richiesta che arriva dal presidente del distretto Avellino di Confcommercio Campania , Oreste La Stella.

La Stella, lei chiede che una delegazione venga ascoltata: che cosa direte al prefetto?

“Siamo in attesa che il commissario ci convochi: mi auguro ci riceva già dopo il ferragosto. Il nostro è da sempre uno spirito propositivo e di collaborazione. Non siamo abituati a piangerci addosso e non lo abbiamo mai fatto, ma le criticità sono sotto gli occhi di tutti e non si può rinviare nessuna possibilità di spiraglio”.
Chiaramente nessuna responsabilità da parte del commissario”.

Ci mancherebbe…

“Certo, il commissario applica le norme pedissequamente, giustamente, però se ci dovessero essere iniziative per limitare le ripercussioni negative per un settore così in difficoltà ben vengano. Vogliamo sottolineare le problematiche che il commercio sta vivendo, rappresentare il fatto che purtroppo anche altre attività commerciali rischiano di fermarsi fino a quando non sarà rieletta la nuova amministrazione comunale”.

Intanto niente ferragosto…

“La scelta obbligata di non organizzare il ferragosto non aiuterà il commercio ma va incassata visti i conti del Comune di Avellino. Il ferragosto richiama tanti irpini che ritornano nella loro terra. La presenza di tante persone ha sempre vivacizzato il settore del commercio”.

Un settore in difficoltà…

“Gia’ sono tante le saracinesche abbassate in città: lungo Via Nappi, lungo Corso Europa e Corso Vittorio Emanuele. C’erano anche Benetton, Sisley e Zara. E ancora: Pittarosso a Mercogliano e di Conbipel ad Atripalda”.

Una desolazione passeggiare lungo il Corso Vittorio Emanuele di Avellino?

“Purtroppo i commercianti avellinesi, che si sono tramandati da generazioni le attività di famiglia, vanno scomparendo e sono già ridotti al minimo. Si pagano ancora le scelte sbagliate che risalgono agli anni Novanta, quando i fitti dei locali lungo il Corso erano sproporzionati rispetto a questa realtà cittadina. Chiaramente solo chi aveva una situazione finanziaria florida poteva resistere altrimenti. Altri hanno chiuso: parlo degli storici commercianti avellinesi che hanno dovuto lasciare spazio a tanti commercianti che provengono dalla provincia di Napoli”.

Intanto Confcommercio è in fase di riorganizzazione…

“Oggi l’associazione accorpa le 5 province, quindi il sistema è molto più efficiente e capace di sostenere tutta la struttura del terziario in Campania. Fermo restando che ogni sede provinciale ha mantenuto la sua autonomia gestionale da un punto di vista politico, amministrativo, sindacale, ora siamo in grado di velocizzare i tempi nell’accogliere le istanze di tutti gli iscritti”.

Quanti iscritti in Irpinia?

“In Irpinia si contano duemila iscritti tra diretti ed indiretti e le responsabilità a cui simo chiamati sono molteplici. Anche sotto il profilo finanziario siamo una realtà solida però continua a mancare un tavolo di confronto e di concertazione regionale. Rispetto a qualsiasi tipo di programmazione di sviluppo della Regione Campania, l’Irpinia e il Sannio sono completamente tagliate fuori”.

Tutta colpa della Regione?

Non lo dico per fare polemica sterile ma, purtroppo, la nostra rappresentanza istituzionale, tutti amici e ne ho la massima stima, non è riuscita a tutelare l’Irpinia rispetto alla programmazione. E oggi sono, soprattutto, Avellino e Benevento ad avere i maggiori problemi. Da queste parti arrivano solo le briciole che sono contentini del tutto inutili. Noi chiediamo il confronto con le pubbliche amministrazioni superando i limiti della politica”.

A novembre prossimo la Confcommerio Campania spegnerà la prima candelina. Quali sono le priorità?

“Dobbiamo risollevare il commercio e riportare i turisti nelle nostre province. Ci sono risorse che la Regione deve impegnare a favore di tutta la Campania. Noi saremo attenti e propositivi attraverso un percorso che sarà tracciato a più voci anche riprendendo la logica dei distretti del commercio e immaginando di strutturare il territorio, di organizzare la via del vino, di fare in modo che le stesse strutture siano adeguate e di rendere ghiotta la provincia che vanta tante eccellenze. Proseguiremo il percorso che ci vede al fianco di commercianti ed artigiani“.

La Campania di cosa ha bisogno?

“Immagino una sorta di Piano Marshall per la Campania nei settori del commercio, del turismo ed in generale del terziario che sono quelli che stanno vivendo le difficoltà a tratti drammatiche e difficilissime. Senza volere apparire di parte, ribadisco che ci penalizza la Regione Campania che non ha mai avviato la fase operativa pur disponendo già di finanziamenti dedicati. Quei pochi strumenti che potevamo utilizzare, messi a disposizione a livello legislativo per limitare i danni, non hanno mai avuto copertura finanziaria dalla regione e non sono mai partiti. Mi riferisco soprattutto ai distretti del commercio, che non sono la panacea, ma sembra che non se ne parli più. Sono stati strutturati da almeno un paio di anni e, sostanzialmente, dovevano essere lanciati dai bandi regionali. Purtroppo tutto questo non è accaduto”.

 

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