E’ Gerardo Troncone a ricordare con commozione il ruolo cruciale svolto da Oscar Pesiri all’indomani del sisma dell’80 “Preferisco ricordarti così, come eri quando ebbi l’onore di essere al tuo fianco nel momento più buio della Città. Erano i giorni del grande Terremoto del 1980, e tu eri l’ing. capo del Comune di Avellino. Non esisteva praticamente nulla, né leggi specifiche, né protezione civile, né tecniche d’intervento appropriate e sperimentate. Nulla di nulla. Si lottava a mani nude contro il vento. Poi c’eri Tu. Rispondevi coi fatti e con l’esempio personali alle immani difficoltà, alle inaudite cattiverie, e scalavi col sorriso e col garbo montagne per altri invalicabili. La mattina di ogni giorno, per cento mille giorni iniziava camminando fra le macerie, nel tentativo nobile e non sempre apprezzato da tutti di riportare lì dov’erano e com’erano le antiche pietre della Città, in cui è sepolto il nostro cuore. Tutti, dico tutti, gli antichi edifici pubblici della città ripresero vita nuova grazie alla tua opera preziosa, quegli edifici che negli ultimi tuoi giorni soffrivi a vedere come oggi sono stati ridotti”
Troncone pone l’accento sull’umiltà “con cui ti avvalevi dei preziosi consigli di grandissimi maestri (ricordo fra i tanti Riccardo Morandi, Carlo Cestelli Guidi, Aurelio Giliberti, Vincenzo Caprioli, Achille D’Onofrio, Luigi Tommasone, Peppino Pisano), ti rapportavi con le grandi imprese irpine (fra i tanti Pippo Zagari, Arcangelo Iapicca, Enzo Matarazzo, Antonio Sibilia), ascoltavi i suggerimenti dei “custodi del tempo”, veri appassionati della storia della città (fra i tanti Adamo Candelmo, Camillo Marino, Andrea Massaro, Armando Montefusco). Tante cose sono cambiate in questo quasi mezzo secolo, e quasi tutte in peggio. Ma quando, passando per i luoghi ove un tempo c’erano macerie e morte, e oggi borghi e rioni ricostruiti, sentiremo il soffio gentile del vento, potremo essere certi che lì è la tua nobilissima anima che ancora ci protegge”.