di Virgilio Iandiorio
Pochi anni, all’inizio dell’invasione dell’Ucraina, è stato pubblicato un libro di un autore russo, in esilio, Mikhail Shishkin, dal titolo significativo Guerra o Pace?
L’autore ricorda i suoi primi anni di scuola (è nato nel 1961): “Forse ci hanno insegnato male la chimica o l’inglese, ma ricevemmo un’educazione esemplare nella difficile arte della sopravvivenza: dire una cosa, pensarne un’altra e farne una terza”.
“La menzogna era onnipresente [in Russia]. I giornali mentivano, la televisione, gli insegnanti. Lo Stato ingannava i suoi cittadini, i cittadini ingannavano lo Stato. Queste erano le regole del gioco che tutti capivano. Ci siamo abituati fin dalla scuola materna. Tutti gli attori che rappresentano la Russia di oggi sono cresciuti in questo paesaggio di menzogne. I politici occidentali non hanno un’esperienza nel mentire che si possa paragonare a questa…
In Russia il rapporto tra la parola e la realtà funziona in modo diverso; se si vuole imparare a conoscere la Russia, bisogna scoprire la cospirazione delle parole. Si devono pronunziare parole chiare. Il silenzio significa sostenere l’aggressione, la guerra”.
Basti pensare che l’aggressione russa è stata dichiarata “operazione speciale”, non guerra. “L’obiettivo di questa operazione speciale è la distruzione di un’Ucraina democratica. Il risultato di questa operazione speciale sarà la distruzione della Russia di Putin. Ma cosa verrà dopo?”
Guai a farsi travolgere dalla giustificazione:” Putin ha condotto una guerra criminale contro l’Ucraina, ma noi, semplici russi, non ne sapevamo nulla, pensavamo che si trattasse di liberare gli ucraini dai fascisti, siamo vittime di Putin tanto quanto gli altri… La cosa più terribile sarà la mancanza di rinascita interiore nelle persone russe. Putin è un sintomo, non la malattia”.
“Crimini mostruosi sono stati commessi in nome del mio popolo, del mio Paese, nel mio nome. Ma c’è un’altra Russia. Questa Russia prova dolore e sofferenza. A nome della mia Russia, del mio popolo, vorrei chiedere perdono agli Ucraini. Sappiamo che tutto quello che è successo lì non può essere perdonato…
Gli intellettuali russi hanno ora la missione di mostrare al mondo questo: c’è un’altra Russia. In questa guerra non ci sono nazionalità: ci sono umani e disumani”.