Aldo D’Andrea, medico di professione e politico per passione, civico e militante indipendente con un’irriducibile idealità di centrosinistra, alle scorse amministrative cittadine ha ottenuto 720 voti con la lista Unità Popolare per Avellino. Senza scendere a compromessi. Che fa ora? Alle prossime amministrative ci riprova?
Credo che il risultato delle scorse amministrative sia stato un riconoscimento di stima verso la mia persona e verso i miei candidati. Non trovo altra spiegazione, perché dietro di me non c’era alcun apparato. Sono grato agli avellinesi che mi hanno dato fiducia: ho ottenuto un consenso importante.
Sarà di nuovo in campo?
Sì, per provare a fare qualcosa di positivo per questa città. Voglio partecipare alla discussione e al confronto, senza alcuna pregiudiziale. Non mi candido per ottenere incarichi. L’importante è esserci, fare qualcosa per Avellino: è questo che mi muove.
Secondo lei, perché l’hanno votata?
Francamente non lo so neanche io. Ogni tanto qualcuno mi ferma e mi dice: “Ti ho votato”, e io ringrazio. Non ho un partito né un gruppo organizzato. Alle scorse amministrative ho ottenuto un consenso abbastanza omogeneo in tutti i seggi della città: due voti qui, cinque lì, sei altrove.
Tutto voto d’opinione?
Sì, direi proprio di sì. Forse perché i cittadini mi considerano una persona perbene, che vive del proprio lavoro e che fa politica con onestà e senso di responsabilità. Questo spero pensino di me.
Proposte concrete?
La cosa a cui tengo di più è fare di Avellino una città vivibile, nel senso più concreto possibile. Ad esempio, percorribile: i marciapiedi non devono essere un rischio per le caviglie, le strade non possono continuare a essere un colabrodo. Non è pensabile che una città come Avellino offra questa immagine di sé. Un altro tema fondamentale è l’attenzione alle fragilità, alle persone sole, a chi non ce la fa. Molti vivono lontano dal centro e dai servizi, isolati, con difficoltà a muoversi. Mi chiedo se la polizia municipale non possa fare una ricognizione di queste situazioni e segnalarle ai servizi sociali, così da intervenire prima che un disagio sociale diventi un’emergenza sanitaria. Spesso queste persone non sanno a chi rivolgersi. È un tema che mi sta molto a cuore. In questo senso, reputo che il Comitato Civile Pesiri stia svolgendo un lavoro importante.
Come si costruisce lo sviluppo di questa provincia?
Con le infrastrutture, a partire dalla ferrovia. Non solo l’Alta Velocità, che sposta passeggeri, ma soprattutto l’Alta Capacità per le merci: è questo che crea sviluppo e lavoro. Dobbiamo considerare che siamo vicini a poli logistici importanti come Nola e la Valle Ufita. E poi c’è Napoli, una destinazione turistica mondiale: Avellino, Benevento e le aree interne possono beneficiarne se sanno collegarsi al capoluogo e proporsi. Bisogna lavorare su progetti concreti, non su un’astratta identità irpina».
Lei si è molto occupato dell’Isochimica, che continua a uccidere: pochi giorni fa c’è stata un’altra vittima.
Colgo l’occasione per esprimere il mio cordoglio per la trentaseiesima vittima di mesotelioma: un mio amico, Minnucci di Borgo Ferrovia. Sulla tragedia dell’Isochimica ho scritto anche un libro. Ho partecipato al processo penale a Napoli e a febbraio sarò presente in un’altra causa civile. Ma non è finita. Non c’è solo l’Isochimica. Non è accettabile che nel 2025 esistano ancora rischi legati all’amianto. Penso ai prefabbricati costruiti dopo il terremoto: dovevano durare dieci anni e sono lì da quarant’anni.
Il centrosinistra cittadino riuscirà a trovare la quadra alle amministrative?
Premessa: sono un ex Pd. Non a caso oggi un battitore libero. Alle scorse elezioni mi sono presentato con una lista civica di centrosinistra. Il Pd, in quanto forza di maggioranza relativa, è chiamato ad assumersi la responsabilità di favorire una sintesi all’interno del centrosinistra. Non può affrontare da solo le amministrative.
Lei crede nel “campo largo”?
Spero solo che non diventi l’ennesimo “campo santo”, come spesso è accaduto alle comunali di Avellino. È assurdo che il primo partito dell’Irpinia perda sistematicamente le elezioni amministrative: significa che ci sono problemi interni mai risolti.
Il Pd, da primo partito, ha il diritto di esprimere il candidato sindaco?
Prima si decide il progetto, poi il candidato. Non il contrario. Come insegnava De Mita: prima il “che fare”, poi chi lo fa.
Primarie per la scelta del candidato sindaco?
Non lo so, dipende. Possono servire se ci sono regole certe, con un patto chiaro tra gli alleati. Una cosa è certa: se non si costruisce un vero campo progressista, il centrosinistra perderà ancora una volta. Il centrosinistra ce la fa solo se unito. Detto questo, ho sempre meno fiducia nei partiti, credo nei comitati civici e nelle associazioni spontanee. I partiti, ormai, sono ridotti a semplici comitati elettorali.



