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Nel corso della settimana si arriverà al redde rationem e si conoscerà se ci sarà una crisi formale, se Conte porterà. Renzi in Parlamento per fargli assumere di fonte al Paese le sue responsabilità o se ci sarà un accomodamento fuori dalla sede istituzionale, una verifica che potrà portare ad un rimpasto Intanto Renzi fan sapere urbi et orbi che non si sente più parte di questa maggioranza e che Conte non lo rappresenta più. Un nuovo governo? Con quale maggioranza?  E con chi lo sostituirebbe? Con Di Maio? con Franceschini? Con Draghi, a sua insaputa, per un governo istituzionale con tutti dentro anche se la Meloni non ci sta? Anche se le vie del Signore sono infinite, c’è sempre un limite a tutto e, prima o poi, si dovrà ragionare con calma e convincersi che come stanno le cose Draghi, on tutti il carisma che gli si riconosce non potrà mettere insieme il giorno e la notte almeno che non gli si diano poteri eccezionali che la Costituzione non consente. Renzi dovrà convincersi che non è il “meglio fico del bigoncio” e rassegnarsi, con il suo poco più del 2%, che i suoi ultimatum in politica non sono ammessi e pagherà a caro prezzo elettorale le sue sciagurate iniziative in un momento di così grave difficoltà del Paese. Occorrerà, però, che il PD si dissoci pubblicamente e decisamente e lo condanni definitivamente.

Comunque sicuramente si arriverà ad una verifica dell’agenda di governo e del suo aggiornamento come vuole Zingaretti e, forse, anche di un piccolo rimpasto ma se Renzi non bara dovrà dirlo in Parlamento dove dovrà assumersi le proprie responsabilità che- con la pandemia in atto che continua a mietere vittime, saranno pesantissime e vergognose. Ha consegnato al governo un suo documento (CIAO), trenta pagine di critiche e tredici righe di proposte. Sul Recovery plan quasi nulla solo che è tutto da rifare e che deve comprendere il Ponte sullo stretto e si deve chiedere il MES sul quale il M5S ha messo il veto, Sulla bozza di piano che nei prossimo giorni sarà presentato in Parlamento neanche il PD avanza –almeno pubblicamente- proposte alternative. Eppure esiste già una bozza che Conte è disposto a rivedere con le osservazioni dei partiti, che ha elencato progetti e finanziamenti e tempi di realizzazione, sui quali dovrebbe aprirsi un confronto pubblico e trasparente e non, come si è fatto fino ad oggi, con la spartizione delle somme – una cosa a te e una a me. Lo stesso Presidente Mattarella, nel messaggio di capodanno ha ammonito: Guai a “sprecare energie e opportunità per inserire illusori vantaggi da parte”

L’Europa non ce lo permetterebbe, I finanziamenti per 209 miliardi dei quali 82 a fondo perduto e il resto a zero interessi, non ci e li daranno se vogliamo fare come in passato.  Ci ha imposto un piano da approvare e una cabina di regia perché non si fida della nostra burocrazia e della nostra capacità di progettazione e di realizzazione dei lavori. Conte ha già delineato la composizione della cabina di regia che sarebbe formata da sei esperti e 90 componenti tecnici sul territorio e sarebbe coordinata da lui stesso e dai ministri dello Sviluppo, Gualtieri e dei rapporti con l’Europa, Amendola. Un meccanismo che avrebbe il potere di superare più agevolmente – come è stato fatto per la costruzione del ponte Morandi di Genova- le pastoie e gli impedimenti delle migliaia di leggi esistenti e della nostra burocrazia.

L’ultima bozza del piano prevede investimenti per 120 miliardi e incentivi per 55, con 120 interventi in molti settori tra cui la banda larga, l’economia verde, l’occupazione femminile, l’istruzione e la ricerca e numerosi incentivi sull’edilizia, sugli asili nido e altro ancora. Su questi progetti concreti si dovrebbe aprire con la massima trasparenza una discussione pubblica. Il Paese non può perdere a questa sfida pena la sua emarginazione e, forse, la stessa uscita l’uscita dall’Unione soffocato dall’immenso debito pubblico e dal mancato sviluppo.

di Nino Lanzetta

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