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Zia Lidia Social Club, dopo Vainilla ancora uno sguardo sul femminile con l’Eco dei fiori sommersi di Maietta: nei documenti d’archivio storie di donne dimenticate

E’ nella capacità di fondere territorio, bellezza e comunità la forza dello Zia Lidia Social Club che porta avanti inarrestabile il proprio impegno attraverso proiezioni e spazi di confronto. Un ciclo di incontri capaci sempre di donare nuovi sguardi e visioni alla città. Il 12 novembre sarà la volta dell'”Eco dei fiori sommersi” di Rosa Maietta con la partecipazione della regista. Uno sguardo che si concentra sulla storia delle donne, conservata dalle carte dell’Archivio di Stato. Nelle stanze grigie del complesso monumentale dei SS. Severino e Sossio si conservano circa settanta chilometri lineari di documenti dall’XI secolo alla metà del XX. In questo universo a parte, lontano dai rumori e del chiasso cittadino, le archiviste consultano ed ordinano, secondo criteri ben precisi, i documenti che riguardano le sentenze dei processi, delle perizie e delle sentenze. Rosa Maietta, giovane documentarista beneventana, si concentra sui documenti riguardanti le donne, e scopre come le ingiustizie cui sono state sottoposte non sono mutate nel tempo. Dai resoconti emergono storie di vita reale, fatte di dolore, sconfitta, sofferenza. Le esistenze prendono vita grazie alle animazioni, all’incursione di elementi visivi e sonori che si sovrappongono e si alternano alla polvere dei faldoni. Con la produzione del regista e produttore Lorenzo Cioffi, la regista (qui al suo primo doc lungo, con altri due lavori in uscita) si avvale della collaborazione di Gaia Alari per l’animazione, Francesca Amitrano per la fotografia, Rosalia Cecere per le musiche. I firi sommersi del titolo sono le donne le cui storie sono, solo apparentemente, relegate al fondo della storia. “Quando entri in archivio, i rumori e la luce cambiano, tutto diventa ovattato, la città scompare, è come se non ci fosse più niente intorno. […] Per fare questo viaggio occorre prendersi un tempo, che è quello del film e del montaggio. Ho iniziato ad appassionarmi agli archivi da molto, è commovente la passione che le persone mettono nel lavoro di archivio, quando entri in questo mondo è complicato uscirne.” (Rosa Maietta, ilmanifesto.)
Storie di donne come quelle racconta in “Vainilla”, film d’esordio della regista Hermosillo,  presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2025, e proposto al Partenio Avellino nei giorni scorsi nell’ambito della rassegna “Venezia a Napoli”, sempre in collaborazione con lo Zia Lidia. Nel Messico degli anni Ottanta seguiamo la storia di Roberta che ha otto anni e vive in una casa abitata da donne: madri, figlie, sorelle, zie. Sette donne che condividono la stessa dimora, lo stesso respiro, la stessa voglia di restare unite nonostante tutto. Quando arriva la minaccia di sfratto, quel piccolo mondo traballa, ma non si spegne: tra risate, paure e profumo di vaniglia, Roberta scopre la forza silenziosa della solidarietà e la magia dell’immaginazione. Si interroga sui pregiudizi che accompagnano sua madre e le sue zie, sul perchè per tutti le donne della famiglia siano le infermiere, ne osserva le debolezze e le fragilità, le comprende, le rimprovera, prova a scuoterle mentre sogna di cantare come le grandi star, confortata dal calore delle piccole cose come una partita a carte, un’esibizione davanti allo specchio o un gelato alla vaniglia. E anche se lo sfratto incombe, ciò che conta è restare unite. Un film caricatosi di un significato speciale per la dedica a Paola Di Milia, insegnante e socia storica dello Zia Lidia.
“Con questo film d’esordio,  Hermosillo – ha sottolineato Mancusi -ci regala un racconto intimo e delicato, ispirato alla propria infanzia. Uno sguardo che abbraccia il quotidiano, fatto di gesti semplici e di emozioni sospese, dove la casa diventa rifugio, specchio e sogno. È una storia di donne che si sostengono, si proteggono e si reinventano. Una storia che parla sottovoce, ma arriva dritta al cuore. E’ per questo motivo, per questa delicatezza che abbiamo voluto dedicare la visione a Paola, amica cara, presenza luminosa e discreta. A lei, che ha saputo incarnare con gentilezza quella stessa sorellanza che attraversa il film: fatta di ascolto, di abbracci sinceri e di forza condivisa. La ricordiamo così — con un sorriso lieve e il profumo dolce della vaniglia nell’aria — come una di quelle presenze che restano, anche quando sembrano andarsene”

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