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In ricordo di Rosaria e del suo amore per la vita

E’ stato un riconoscersi. Ciascuno sapeva il nome dell’altra anche se non ci eravamo mai presentate. Maria Rosaria raccontava di sè, della propria vita, della fitta rete di relazioni che aveva saputo costruire e mantenere vive, le colleghe amatissime del liceo Villari di Napoli, l’amico Vittorio che l’aiutava con la spesa, gli ex fidanzati, il fratello, la cognata e il nipotino, per il quale stravedeva, gli studenti prediletti. Poichè, a dispetto della fatica delle carte, la scuola le piaceva, le piaceva il contatto diretto con gli studenti che considerava quasi come figli e che sapeva guidare con la saggezza e la profondità che la contraddistinguevano, insieme ad un’ansia patologica che non ti lasciava scampo se eri a telefono con lei. Non smetteva mai di raccontare ma sapeva anche ascoltare, aveva una passione innata per le storie, la poesia e per la musica, a partire da Vecchioni e De Andrè. Quando le avevo parlato lo scorso anno del concerto di Vecchioni a Lioni si era illuminata e ci aveva fatto un pensierino. Ma Lioni era lontana. Ogni tanto arrivavano via messaggio pochi versi da lei composti e finivi per stupirti sempre di quanto fossero belli.

Poi, la passione per la chiromanzia e la convinzione che fosse possibile leggere il futuro, che era, poi, sempre desiderio di trovare una risposta ai suoi dubbi o anche solo una voce amica che ascoltasse le sue paure, fino a quei sogni che l’avevano turbata e la malattia con la quale aveva faticato a fare i conti. Le sue abitudini aveva cercato di mantenerle, perché le riempivano quell’esistenza che a volte le sembrava un po’ vuota, senza una famiglia tutta sua. La passeggiata a via Toledo, il caffè nello stesso bar, qualche chiacchiera con i conoscenti,  la spesa. Le sue telefonate mi arrivavano anche più volte al giorno, quasi sempre era uno  spasso, allegra, intuitiva, schietta come poche, capiva immediatamente chi aveva di fronte ed era spesso materna e prodiga di consigli per gli altri. A volte, però, la sua ansia di pianificare ogni cosa la immobilizzava, costringendola a chiedere all’infinito la stessa cosa e non era sempre facile darle ascolto. Poi, a poco, a poco, aveva dovuto rinunciare a tutto, anche a ciò che l’aiutava a guardare al futuro con un pizzico di speranza e si era chiusa in sè stessa. Eppure quella rete di relazioni che aveva creato sopravvive e racconta la sua carica di vitalità e il suo amore per la vita. Quell’amore per cui oggi ci siamo ritrovati tutti qui nella chiesa di San Matteo a Napoli per salutarla. Buon viaggio Rosaria. Quell’affetto che cercavi oggi lo abbiamo toccato con mano ed era tutto per te.

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Floriana Guerriero

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