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Cia: una rivoluzione culturale contro l’emergenza idrica

“E’il tempo di una rivoluzione culturale e di interventi di sistema”. Lo sottolinea Raffaele Amore, presidente Cia Campania. “Il tema della siccità è emergenza e va affrontato con gli opportuni interventi legislativi ed infrastrutturali, di natura regionale, nazionale ed europea.

Necessitano quelli per le emergenze e quelli di natura strutturale che pure, come Cia, abbiamo evidenziato. Detto questo – aggiunge – altre azioni di sistema si possono e devono sperimentare”.

“Da tempo – ricorda – proponiamo interventi sulla rete. Non è possibile perdere circa il 70% delle acque nelle tubazioni dei consorzi. Da tempo, ed apprezzando lo sforzo delle istituzioni regionali e nazionali, sollecitiamo la creazione di infrastrutture per portare acqua in zone oggi scoperte.

Rilanciamo, con buoni argomenti, la creazione di riserve e laghetti. Non è il tempo di crociate o di idee delle quali innamorarsi. Servono più azioni e nuovi approcci”. “Quanto si parla di esigenze idriche in agricoltura, correttamente – spiega Amore – si prende in considerazione il totale del consumo idrico riferito ad un anno di produzione.

Nel caso in cui bisogna pianificare la disponibilità della riserva per superare i periodi critici, generalmente questo ragionamento non aiuta; in tal caso bisogna sovrapporre le esigenze quotidiane con le disponibilità della riserva idrica durante l’anno o ciclo colturale” Amore invita alla riflessione.

“Con questo approccio ci accorgiamo che, alle nostre latitudini e con la ‘normale’ concentrazione delle piogge la quasi totalità dell’acqua cade nel periodo ottobre-maggio: fenomeno abbastanza evidente soprattutto nelle zone interne, quelle della dorsale appenninica campana.

Tra l’altro zone in cui si registra la più bassa piovosità della Regione Campania (circa 800 mm/anno). Nei periodi di maggiore criticità (luglio/settembre), frequentemente, e negli ultimi anni sempre più spesso, la pioggia caduta non supera i 90 mm, per cui queste zone a livello meteorologico vengono classificate ‘Aride’.

Insomma, si potrebbe programmare”. Per Amore è bene partire da “esempi di esigente reali” per spiegare l’idea. “Consideriamo – dice – un allevamento avicolo di circa 3000 m2; le tipologie maggiormente presenti sul nostro territorio (allevamenti da carne) per queste dimensioni consumano circa 2.800/3.000 m3/anno di acqua. Generalmente in quasi tutto il periodo dell’anno non hanno nessuna difficoltà di approvvigionamento, facendo affidamento a pozzi, sorgenti ecc.; nel periodo di maggiore criticità hanno bisogno di circa 400 m3 di acqua e possono andare in crisi; in questo caso ad esempio potrebbe essere sufficiente una cisterna di 200 m3 per risolvere il problema”.

“Per una coltivazione ortiva – aggiunge ancora Amore – con ciclo primaverile- estivo ad esempio pomodorino di collina o fagiolo, le esigenze idriche dell’intero ciclo colturale, sono di circa 2.500/3.000 m3/ettaro; tenendo conto però che generalmente vengono coltivate su suoli argillosi caratterizzati da elevata capacità di ritenzione idrica. In tal caso, al fine di ottimizzare la produzione e sufficiente disporre di riserve capaci di assicurare almeno tre/quattro irrigazioni di soccorso; per cui sarebbe utile disporre di circa 400/500 m3/ettaro”.

“Stesso discorso – prosegue – si può fare per la coltivazione dell’olivo e della vite, una disponibilità di circa 400 m3/ettaro in quasi tutti gli anni potrebbe migliorare sensibilmente se non salvare la produzione”.

“In questa direzione sarebbe utile prevedere nella dotazione finanziaria del CSR della Campania – conclude – una misura strutturale finalizzata alla realizzazione di interventi in aziende agricole ed allevamenti per gestire i periodi critici, ed allora vasche, riserve. laghetti, prevedendo un’aliquota agevolata sulla spesa ammessa di almeno per l’80%”.

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