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ArcelorMittal, arrivano le lettere di licenziamento. Dramma per 70 lavoratori

Lettere di licenziamento all’ArcelorMittal, è dramma per 70 operai. Come previsto e annunciato, anche durante l’assemblea del sindacato di ieri mattina davanti ai cancelli della fabbrica, l’azienda ha ufficializzato la decisione di chiudere lo stabilimento di Luogosano, specializzato nella trasformazione di acciaio zincato in preverniciato per il mercato edile ed elettrodomestico. La scelta sarebbe legata alla difficile congiuntura che vive il mercato siderurgico, penalizzato da una generalizzata sovracapacità produttiva, dai significativi volumi importati in Europa e, tra gli altri, anche dall’elevato costo dell’energia, oltre che da una contrazione della domanda.

Lo stabilimento irpino pagherebbe anche la posizione geografica non favorevole, e quindi la notevole incidenza dei costi di trasporto e spedizione, oltre ad una produttività comunque inferiore alla media nazionale. Una situazione complessiva che i vertici della multinazionale ritengono evidentemente poca competitiva e che si trascinava ormai da diversi anni, da quelli immediatamente successivi alla pandemia e, in particolare, subito dopo la fine dei vari aiuti e sostegni statali. Una situazione di difficoltà che ha costretto l’azienda a ricorrere negli ultimi anni a diversi periodi di cassa integrazione e alla sottoscrizione di contratti di solidarietà per provare ad arginare la crisi.

L’azienda avrebbe anche provato a porre rimedio alla situazione con investimenti mirati e riorganizzando il ciclo di produzione per ridurre i costi. Una serie di misure che non hanno però cambiato il destino dello stabilimento dell’area industriale di San Mango sul Calore che chiuderà i battenti entro la fine di luglio. La crisi strutturale, con la conseguente scelta di ricorrere ai licenziamenti collettivi, non consentirebbe di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria o ad altre misure di sostegni. Ora si tratta, purtroppo, solo di gestire al meglio questo fase, attraverso esodi e incentivi, in modo da garantire ai lavoratori le migliori condizioni economiche possibili. Ben poca cosa, naturalmente, rispetto alla perdita del lavoro e alla chiusura di uno degli stabilimenti storici della nostra provincia.

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