E’ un capitolo che si chiude, con il pronunciamento del Consiglio di Stato. Stiamo parlando del Biodigestore di Chianche, e del Consiglio di Stato che dà ragione ai Comuni irpini. «Un risultato di verità e giustizia per il nostro territorio contro l’arroganza della politica», commenta il sindaco di Altavilla Irpina, Mario Vanni, in una giornata segnata dalle reazioni di quanti hanno partecipato attivamente a questo risultato, dai Comuni alle forze politiche di sinistra al comitato “Nessuno tocchi l’Irpinia”.
Il sindaco Vanni dice: «Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Regione Campania e confermato integralmente le ragioni del Comune di Altavilla Irpina, insieme ai Comuni di Tufo, Montefusco e Petruro Irpino.
I giudici hanno ribadito la correttezza delle osservazioni già sollevate dal TAR Campania: l’esclusione dell’impianto dalla procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) è stata ritenuta inadeguata e frutto di un’istruttoria carente, non in grado di escludere con certezza impatti significativi in un contesto di elevata rilevanza ambientale, paesaggistica e agricola — cuore della produzione del Greco di Tufo DOCG».
E poi indica i punti rilevati dal Consiglio di Stato: la genericità dello studio preliminare ambientale; la mancata valutazione della compatibilità con il Piano Territoriale Regionale e Provinciale; l’erronea qualificazione urbanistica dell’area (falsamente considerata zona PIP mai attuata); l’assenza di adeguata analisi su viabilità e sostenibilità dei flussi veicolari legati all’impianto. Di conseguenza decade l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata il 5 novembre 2024 con D.D. n. 65/2024.
«Come Amministrazione – conclude il sindaco di Altavilla Irpina – ribadiamo che, pur riconoscendo le criticità impiantistiche della provincia in tema di ciclo dei rifiuti, è inaccettabile perseverare su un progetto che ignora le peculiarità ambientali, paesaggistiche ed economiche del territorio, già tutelate da ben tre sentenze (TAR Campania 2021 e 2024, Consiglio di Stato 2025). Una vittoria della ragione, della legalità e della difesa del nostro patrimonio naturale e produttivo. È arrivato il momento di pensare ad un sito alternativo se si vuole realmente chiudere il ciclo dei rifiuti».



