di Stefano Carluccio
Negli ultimi anni l’Irpinia ha assistito a un fenomeno ormai consolidato: la fuga dei giovani under 30. Sempre più giovani della provincia di Avellino lasciano la propria terra in cerca di opportunità lavorative, condizioni di vita dignitose e un futuro che qui appare spesso incerto e privo di prospettive. Non sono solo i laureati a partire, ma anche diplomati, tecnici, operai specializzati e artigiani. Tra le mete preferite, oltre al Nord Italia, la Svizzera occupa un posto di rilievo, diventando una destinazione concreta e accessibile per queste nuove generazioni.
I dati mostrano come il fenomeno sia diffuso e in crescita. La Campania, regione di cui l’Irpinia fa parte, ha registrato un saldo migratorio negativo di circa 100.000 giovani under 30 negli ultimi dieci anni. Di questi, oltre 10.000 hanno scelto di trasferirsi all’estero, con la Svizzera tra i principali Paesi di destinazione. Nella sola provincia di Avellino, si stima che più di 20.000 giovani siano iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, con una percentuale significativa stabilitasi proprio in Svizzera.
Il legame tra l’Irpinia e la Svizzera è ben radicato, soprattutto nei piccoli comuni dove l’emigrazione ha portato a una vera e propria diaspora. In alcune località, il numero di emigrati supera il 30-40% della popolazione originaria. Ad esempio, in comuni come Morra De Sanctis e Sant’Angelo dei Lombardi, centinaia di persone risultano residenti in Svizzera, con una presenza che ha profonde ripercussioni sulla demografia locale.
La Svizzera si presenta come una meta ambita per molte ragioni. Prima fra tutte, la qualità del lavoro e la sicurezza economica. I salari medi elvetici sono tra i più alti d’Europa e questo permette ai giovani emigrati di conquistare una autonomia economica che in Irpinia spesso resta un sogno lontano. Inoltre, il sistema sociale svizzero offre tutele e servizi che migliorano nettamente la qualità della vita quotidiana, dai trasporti efficienti ai servizi sanitari di eccellenza, passando per scuole e opportunità culturali.
Anche i lavori meno qualificati sono ben remunerati rispetto agli standard italiani, il che rende possibile per molti giovani under 30 guadagnare uno stipendio che consente di vivere senza ansie economiche. Al contempo, chi possiede competenze più specializzate trova nel mercato svizzero opportunità di carriera e crescita professionale difficilmente raggiungibili in Irpinia.
Una caratteristica significativa del fenomeno è la “catena relazionale” che sostiene l’emigrazione verso la Svizzera. Molti giovani partono perché conoscono già persone, familiari o amici, che hanno aperto la strada in precedenza. Questo legame sociale aiuta a superare le difficoltà iniziali di inserimento e a creare una rete di supporto indispensabile in un paese straniero.
Il risultato di questa emigrazione di massa è un progressivo spopolamento dell’Irpinia, con ripercussioni pesanti sul tessuto sociale e produttivo. Le scuole si svuotano, le attività commerciali chiudono o riducono la propria offerta, mentre i paesi si spopolano e invecchiano rapidamente. Il capitale umano più giovane e dinamico, che dovrebbe essere il motore di sviluppo della provincia, viene a mancare, lasciando dietro di sé un territorio sempre più fragile e in difficoltà.
Nonostante ciò, molti giovani mantengono un legame forte con la loro terra di origine. Tornano per le festività, seguono da lontano le vicende locali, partecipano alle iniziative culturali e sociali anche da lontano. Alcuni, dopo anni trascorsi all’estero, decidono di tornare in Irpinia portando con sé competenze, esperienze e idee nuove, che potrebbero rappresentare un’importante risorsa per la rinascita del territorio.
Tuttavia, il ritorno è possibile solo se l’Irpinia riesce a offrire condizioni minime di vita e lavoro: infrastrutture moderne, servizi efficienti, opportunità occupazionali e una buona connettività digitale. Spesso, questi requisiti sono carenti, e ciò rende complicato per molti giovani scegliere di rientrare. La maggior parte delle partenze verso la Svizzera è quindi definitiva, accentuando il divario demografico e sociale tra chi resta e chi va.
Questa migrazione verso la Svizzera è molto più di una semplice scelta individuale. È un indicatore di una crisi profonda, che riguarda non solo l’economia ma anche la capacità del territorio di offrire una prospettiva reale e sostenibile ai suoi giovani. L’Irpinia rischia così di perdere non solo numeri e risorse umane, ma anche il proprio futuro.
Alcuni segnali di speranza arrivano però da chi ha scelto di tornare o di mantenere un rapporto attivo con la propria terra d’origine. Si stanno moltiplicando progetti di valorizzazione locale, iniziative culturali e imprenditoriali nate proprio da giovani che hanno vissuto esperienze all’estero e che ora desiderano investire nella propria comunità.
Il fenomeno migratorio verso la Svizzera non è dunque solo un problema, ma anche un’occasione per riflettere e agire. Servono politiche mirate per creare lavoro qualificato, migliorare i servizi e le infrastrutture, sostenere le imprese locali e valorizzare le risorse culturali e ambientali dell’Irpinia. Solo così si potrà sperare di invertire la tendenza e trasformare l’emigrazione in una forma di apertura, senza perdere l’essenza e la vitalità di questo territorio.
In conclusione, la Svizzera rappresenta per molti giovani irpini una terra di opportunità e speranza, ma anche un simbolo di ciò che manca all’Irpinia per trattenere i propri talenti. La sfida è impegnativa ma necessaria: costruire un futuro capace di restituire ai giovani una ragione per restare, lavorare e sognare nella propria terra.



